Published On: Mar, Ago 4th, 2015

Genova: branco di giovinastri massacra sul bus un uomo ritenuto gay (non lo era). Individuati gli autori del pestaggio dei clochard a Quinto

Probabilmente cercavano solo la scusa per dare il “meglio” di sé, i giovani che sul bus di Caricamento hanno massacrato un 40enne, “colpevole” di essere salito a bordo con un altro uomo, e “accusato” di essere gay. Non lo era, e giustamente le associazioni gay comunque intervengono e si costituiranno parte civile quando saranno individuati i responsabili di un atto di violenza messicano, che ha causato un ematoma cerebrale, con ferite e colpi in tutto il corpo. L’uomo, che aveva raccontato l’atto sciagurato alla propria ragazza ma non aveva denunciato l’accaduto alla polizia né era ricorso a cure mediche, dopo qualche giorno si è sentito male ed è stato ricoverato in stato comatoso all’ospedale Galliera, dove è stato operato per la riduzione dell’ematoma cerebrale. Scene da Mucchio Selvaggio su un bus Amt (il cui autista è stato denunciato per mancato soccorso).

I due amici sul bus sono stati attaccati da sei teppisti, tra loro due donne. Utilizzate forse catene o tirapugni o altre armi. Si spera che le indagini portino a individuare il branco, come è successo per un altro misfatto violento, avvenuto sempre a Genova.

Sono infatti stati arrestati i violenti che hanno pestato due clochard la notte del 17 giugno nella stazione ferroviaria di Quinto. Si tratta di tre italiani, ora agli arresti domiciliari, che saranno imputati di tentato omicidio aggravato, in concorso. I due clochard furono massacrati con bastoni e catene, e ricoverati al San Martino. La prognosi è stata di 15 e 20 giorni.
La causa della spedizione punitiva fu probabilmente un litigio avvenuto nei giorni precedenti tra uno dei clochard e uno degli aggressori.
Genova resta violenta così come veniva dipinta dai film “poliziotteschi” italiani degli anni ’70. Quelli della “polizia s’incaz…a”. Solo che ormai c’è rassegnazione, la popolazione è anziana e stanca, e la città non riesce a sollevare il capo e a isolare culturalmente le sacche di ignoranza criminale che danno luogo a questi vomitevoli episodi.
Soluzioni?
Essere gentili, colti, intelligenti dovrebbe essere il primo obiettivo della scuola e delle amministrazioni, che pure fanno tante parole (a volte controproducenti: non è che dicendo “Non fare” si ottenga nulla, anzi”. Conta di più educare al rispetto alla tolleranza e all’amore per il bello e il sapere fin dalla scuola materna.

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