Published On: mar, Ott 9th, 2018

Genova ha perso la pazienza: in piazza delusione e frustrazione

“Lavoro, case, sanità!”
“Aprici aprici aprici le strade, oh Bucci, aprici le strade!”
In due sintetici slogan le priorità degli sfollati in seguito al crollo del viadotto Morandi e delle persone che vivono in Valpolcevera, un territorio “messo in croce, perché diviso da sud a nord e da ovest a est” dice Don Valentino Porcile. La doppia ferita del Morandi.

“Oltre il Ponte” è una manifestazione apartitica organizzata da alcuni comitati di cittadini della Valpolcevera per sollecitare l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali e dell’opinione pubblica sui tanti problemi che stanno mettendo in ginocchio la zona dopo il crollo del viadotto Morandi.
Il corteo, formato secondo gli organizzatori da 5.000 persone alla partenza, parte da Piazza Caricamento alle 9.30 di questa mattina, dirigendosi verso Piazza de Ferrari. Qui si ferma per portare la protesta sotto il palazzo della Regione Liguria, in cui una delegazione di manifestanti entra per parlare con il sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione Marco Bucci (fischiato all’arrivo in piazza) e col presidente della regione Giovanni Toti. Ai due i delegati presentano un comunicato in cui si richiedono risposte concrete per risolvere le conseguenze del crollo. La Valpolcevera (la valle più a est del comune di Genova, spezzata a metà dal crollo del viadotto) è infatti isolata e i 70.000 abitanti hanno l’esigenza di sentirsi ancora parte della città.
Le richieste della piazza sono chiare: gli sfollati devono poter recuperare quanto prima i propri beni e documenti dalle case sotto a quel che resta del Morandi, per poter riprendere a vivere. Ma non ci sono solo gli sfollati dalle case, ci sono anche gli sfollati dei servizi e del lavoro. La valle è rimasta isolata da tutti i principali ospedali e i cittadini chiedono il potenziamento degli ospedali Celesia e Gallino, con almeno un pronto soccorso aperto 24 ore su 24. Poi c’è il problema commerciale, con le attività che rischiano di arrivare a dover scegliere fra chiudere i battenti o delocalizzare, andando ad impoverire ulteriormente il tessuto sociale della zona, in un circolo vizioso potenzialmente devastante. “Il decreto per Genova non prevede coperture per la cassa integrazione straordinaria e in deroga, o abbiamo sbagliato noi ad interpretare? Cosa è previsto per i piccoli negozi e gli artigiani della zona?” Chiede Andrea Brina, uno dei promotori della manifestazione.

La questione fondamentale per far ripartire l’economia è ovviamente la mobilità, ad oggi interrotta in più punti ed insostenibile per tempi e spazi. I cittadini auspicano la riapertura delle vie che costeggiano il fiume Polcevera in tempi stretti, non solo per loro. “Se la Valpolcevera muore il destino si ripeterà anche per Genova. Il timore è quello di assistere a un effetto domino che si propaghi come onda d’urto che a partire dalla valle investa tutte le delegazioni e il centro città. Non possiamo assistere alla morte del porto a causa dello spostamento dei traffici mercantili e turistici verso altre zone meglio servite a livello logistico”. Continua Brina, che chiude: “Chiediamo tempi ragionevolmente certi e presumibilmente rispettabili, altrimenti il rischio è di alimentare una completa e totale sfiducia nei confronti delle istituzioni. Oggi più che mai c’è necessità di una nuova alleanza tra istituzioni e cittadini che sappia fronteggiare a un tempo il disamore per le aggregazioni politiche e la tutela alla crescita del bene comune.”.
I delegati hanno portato con loro anche due regali: un fazzoletto annodato per Toti, a ricordare le promesse fatte in agosto, e una sveglia per Bucci.
Al microfono intanto si moltiplicano gli appelli all’unità dei manifestanti, ma nel corteo c’è chi rumoreggia. Molte persone sono esasperate. La città stessa appare divisa: gli abitanti dei quartieri non interessati dai disagi sembrano non aver compreso a pieno ciò che è successo nella loro città e accanto al corteo la vita genovese scorre normalmente.

Dopo mezz’ora di colloquio, fra i cori “Risposte! Risposte! Risposte!” Bucci e Toti escono dal palazzo della regione per comunicare alla stampa i risultati del colloquio.
“Le strade lungo il Polcevera verranno aperte il prima possibile”, assicura Toti, e poi: “Lavoreremo sulle modifiche al decreto Genova in fase di conversione: occorre un più generalizzato impegno di risorse su tutti i capitoli. In particolare le risorse al porto devono aumentare e non possono essere sottratte ad altri porti. Quando non riusciamo a dare tempi esatti è perché non li abbiamo noi stessi e non vogliamo creare false illusioni”. Più concreto Marco Bucci: “Abbiamo richiesto il dissequestro di una porzione di via 30 giugno. Stiamo lavorando su un bypass per via Fillak e operiamo anche su corso Perrone e via Perlasca. Non isolare la Valpolcevera è una priorità dell’amministrazione, non dimentichiamo tutto quello che dobbiamo fare per la valle: ricostruire una congiunzione con la città e rivedere gli sviluppi progettuali per il futuro, anche dal punto di vista della socialità, del modo in cui si vive”.

Intanto il corteo si sposta in via Roma fino alla prefettura, uno striscione su cui è disegnato un muro davanti e “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd come colonna sonora. Anche qui alcuni organizzatori salgono per portare le proprie richieste al prefetto Fiamma Spena, che assicura che le farà pervenire a Roma. Arrivano le prime reazioni all’incontro con Toti e Bucci:
“Non sono state date risposte certe su niente. Sul lavoro in particolare perché nel decreto mancano le coperture. Dicono che devono trattare degli emendamenti col governo, come se al governo ci fosse un colore politico diverso…”. Ironizza Carlo di Bernardo, uno dei promotori della manifestazione, che continua: “Parlano di una “casa della salute” da creare in Valpolcevera, ma non è chiaro cosa sia e cosa ci darà dentro. Secondo me Toti e Bucci si stanno impegnando, ma nelle nostre vite il loro impegno non è percepito. La nostra vita è un inferno, non siamo più disposti a sopportare in silenzio”.

Prende la parola Federico Romeo, presidente del municipio Valpolcevera, molti applausi per lui: “Domani alle 12.30 sarò a Roma, per portare alla commissione Trasporti e Ambiente tutte le richieste emerse oggi e nei giorni scorsi. Dal tema principale dei tempi certi sulla ricostruzione, alla tematica del lavoro e dell’occupazione. Nel decreto deve essere inserita la cassa integrazione in deroga anche per le piccole aziende. Parlerò di mobilità e chiederò che siano sbloccati in tempi certi i soldi per la realizzazione del prolungamento della metropolitana in Valpolcevera. Chiederò tempi certi anche per la produzione del nodo ferroviario genovese e parlerò di tutte le questioni ambientali e della sanità discusse insieme. Il problema non è solo nostro ma è del più grande porto italiano e quindi di tutto il paese”.

La manifestazione, ritornata in piazza de Ferrari, si chiude con le parole di Emilio Rizzo, un altro organizzatore, di ritorno dal colloquio col ministro Toninelli:
“Mi ha detto che ha parlato dei problemi della valle con Luigi di Maio (brusio dalla piazza). Gli ho ricordato che noi siamo 70.000 persone che votano. Se non verranno mantenute le promesse, torneremo e non sarà come oggi. La prossima volta saremo di più e saremo più arrabbiati”.

Foto: Matteo Torriglia