Published On: Ven, Ago 31st, 2018

Genova: una Zona Economica Speciale detassata per il rilancio della città

Da decenni ci battiamo in favore dell’istituzione di Aree speciali a bassa o a zero tassazione. Invano.
Evidentemente tra Roma e Bruxelles, vi erano maggioranze a intelligenza disastrata e popoli incapaci di imporre sviluppo e (quindi) la propria sovranità (che -se autenticamente riferita alla possibilità data ai cittadini di fare impresa libera in libero Stato- non è una parolaccia, ma una parola d’ordine illuminista!).
Eppure le ZES (Zone Economiche Speciali) sono state applicate con successo sia in nazioni emergenti come il Marocco (zona franca industriale e portuale di Tangeri) sia nel mondo civilizzato.
Bisogna ormai dire così, perché mentre in Italia si annaspava per (non) salvare il Meridione dal crollo definitivo, nel resto del mondo le free zone crescevano, dal Marocco alla ricca Dubai, dall’Irlanda al Brasile, dal Baltico alla Cina. Insomma, in tutte le zone del mondo in cui l’economia funziona.
Nel 2013 Il Sole 24Ore descriveva così il mondo in rapida crescita delle Free zone. Invano: Italia dorme sarebbe l’unico slogan nazionale realistico…

Da un anno circa qualcosa però si è mosso persino in Italia, per il Sud, in aree portuali come quelle di Gioia Tauro per esempio.
Ma Genova, tra mancanza di infrastrutture, crolli del viadotto Morandi, deliri luddisti e da antropofagi contro la Gronda e il Terzo Valico ferroviario, è ormai una capitale del Sud Italia. (Peggio, se pensiamo al porto di Traiano, costruito quasi 2000 anni fa, vedi infra).
Servono interventi speciali: niente finanziamenti all’italiana, che producono miseria di massa (e qualche decina di arricchiti), ma la possibilità di favorire la nascita di imprese, meglio se a libero mercato e non a controllo partitico.
Ora si parla di Zona Economica Speciale per Genova.
Dopo il tragico crollo del Ponte Morandi (che ha colpevoli nella politica (paurosa di imporre la Gronda e così dare via senza proteste alla ricostruzione del Ponte) servono misure straordinarie per l’economia genovese e, in particolare, per il Porto.
Il PD ligure (Lunardon e Paita) oggi si è svegliato e approva con decisione la decisione di una ZES per Genova. Finalmente si mettono gli interessi generali davanti a quelli di partito, se davvero tutti i partiti si uniranno per l’obiettivo. 
Servono un rapido ripristino dei collegamenti ferroviari e il conseguente aumento dei treni a disposizione dello scalo, sollecitando Merci Italia in questo senso, alla realizzazione della Zona economica speciale (Zes). Lunardon e Paita ricordano che si tratta di una “norma istituita dal governo Gentiloni per garantire condizioni favorevoli in termini fiscali e amministrativi a zone del Paese collegate a un’area portuale e che si trovino in condizioni di forte criticità. Proprio per questo facciamo nostra anche la proposta di Assoporti che prevede l’azzeramento delle tasse di ancoraggio per le navi, sia commerciali sia passeggeri, per lo scalo genovese e la riduzione delle accise sui carburanti, per i mezzi operativi dei terminal per un immediato contributo agli operatori.
(…) Crediamo invece che la semplice istituzione di una Zona logistica semplificata, che prevede agevolazioni nelle procedure ma non incentivi fiscali, non sia per nulla sufficiente a raggiungere gli obiettivi di rilancio dell’economia genovese in questo momento di grande difficoltà. Non si cura una malattia grave con un’aspirina. Servono interventi eccezionali.

Porto di Traiano, Roma Fiumicino, II secolo d. C.