Published On: Ven, Feb 10th, 2017

Genova verso elezioni nebbiose. Perché AMIU è in crisi? Chi dopo Doria?

La AMIU, società di natura privata ma con capitali comunali, è una società partecipata pubblica come IREN. La crisi dell’azienda e della gestione dei rifiuti urbani inizia alcuni decenni fa.
La “rumenta” a Genova è sempre stata un affare  vizio pubblico con disinteresse privato dei cittadini, e interesse privato da parte di “aziende” legate al sistema delle partecipate.
Così com’è, il sistema è fallimentare: “difendere” l’esistente come (di fatto) fa certa opposizione è da sciagurati.
Portare la spazzatura di Genova nel termovalorizzatore posto vicino a Torino ci costa 2,5 MILIONI ogni mese, con trasporti inquinanti e denari versati al Piemonte, che ci guadagna.
Mentre Elon Musk progettava viaggi su Marte, il sistema ligure si è fondato sulle discariche, inquinanti ma considerate “ecologiche” più degli inceneritori, che però nel frattempo si costruivano in tutta Europa, dove non a caso il sistema dei rifiuti urbani non è diventato uno scempio costosissimo e antiecologico, dal centro del Principato di Monaco a Copenhagen. Sono davvero così stupidi a Montecarlo o Salisburgo?
Nel frattempo noi avevamo Scarpino, anche perché il sindaco Pericu, un riformista che nel 2006 decise di realizzare un inceneritore (già allora si sapeva che Scarpino era al limite), sbagliò progetto scegliendone uno tecnologicamente vecchio e inquinante. Poi arriva la Vincenzi, che decide per un biodigestore e per un rigassificatore. Il tempo passa, nulla si fa. Nel frattempo la Vincenzi cade e a palazzo Tursi entra Doria, il quale vuole solo un biodigestore per l’umido. Ma la scelta della Regione è opposta: in Liguria non si farà nulla, solo un impianto di recupero a Scarpino (delirante: si immagini i giri che deve fare un pezzo di plastica, da via Pre’ a Scarpino, e da Scarpino alla Pianura Padana (tutto su inquinantissimi camion), dove la plastica viene fusa e riciclata, pronta per essere portata dalla fabbrica ai negozi di Genova e magari nella stessa casa di Pre’ (sempre su camion).
Intanto Scarpino è stata chiusa per inquinamento ambientale.
Amiu è affogata in questo Nulla. La strada -visto che in Italia TUTTI vogliono perpetuare lo scempio della gestione pubblica del mercato- è una soltanto: quella scelta da Doria: affidare i conti in rosso della AMIU a quelli in arancione di IREN.
Alcune malelingue del Tigullio dissero che la realizzazione del megadepuratore unico del Tigullio centro-orientale sarebbe servita a dare liquidità a IREN per meglio sopportare il matrimonio con AMIU…
Il che avrebbe spiegato l’insistenza genovese per il megaimpianto alla foce dell’Entella. Vabbe’… quelli sono mugugni, forse. Di sicuro ci sono i conti in rosso.

LA DORIODISSEA
Doria intanto rimarrà sindaco fino alla fine, per ritentare una seconda volta di realizzare il matrimonio IREN-AMIU.
Nel frattempo Renzi invia il responsabile Enti Locali Ricci a Genova, per capire come evitare che con Doria, da palazzo Tursi se ne vada anche il PD .
Ci vorrebbe un uomo o donna di grande coraggio, riformista, che aprisse ai cittadini, affidando a loro e non a partiti o a amici monopolisti le aziende pubbliche (a patto di non far pagare ai cittadini fallimenti possibili, come comunque si fa oggi con quelle “pubbliche”).
Ma i nomi sul tappeto sono pochi o improbabili: Luca Borzani, dirigente di Palazzo Ducale, finora ha declinato l’invito, ed è inviso a molti; Mario Margini, un vecchio e navigato esponente del partito. Roberta Pinotti, finora l’unica toto candidata credibile per una vittoria, resterà a Roma quasi certamente.
Allora non resterebbe che “buttarsi a sinistra” con Pastorino, Rete a sinistra etc., ma ciò significherebbe andare avanti con i passivi delle partecipate “pubbliche” e affondare del tutto la ripresa economica della città, che è invece urgentissima, insistendo con politiche pre capitalismo 4.0 e anche 2.0, tutte già fuori tempo massimo e fallite nella storia di questi anni. Si pensi ai 40 anni di parole sulla circonvallazione autostradale di Genova. Ritardi che nemmeno in Corea del Nord…
So what? E alua?