Published On: Ven, Feb 8th, 2013

Gestione dei parchi e delle aree protette: idee, una lettera dibattito

Da Wwf Italia; Fai; Italia Nostra, Lipu-Bird Life Italia, Mountain Wilderness, Pro Natura, e Touring Club Italiano, riceviamo e pubblichiamo. Secondo noi, però, la “Museificazione” dei parchi italiani non va bene: occorre renderli un centro vivo e dinamico, davvero in grado di contribuire al lavoro e alla ricchezza locale. Episodi cui ho assistito in recenti estati, coi turisti delle crociere, appena sbarcati a Portofino, chiedermi come si raggiungevano le Cinque Terre oppure come si raggiungeva una “shopping area” in una città vicina (quella di Chiavari è attrezzata. Le altre? Sono stati ammazzate da incuria, incapacità ignoranza, e sembrano la controfigura di un moderno centro commerciale per turisti…

L’idea paradossale -ma non troppo- sarebbe anzi abolire tutti i parchi, e viceversa vincolare tutti i Comuni a non costruire, ma a ricostruire sui vecchi palazzi senza più estendere le superfici impermeabilizzate. Il problema è la cementificazione speculativa (che per giunta è contro il turismo e antieconomica). Sono gli scenari urbani a dover essere interamente ridisegnati partendo dai modelli Rinascimentali, rivisti in chiave moderna. Serve un ambientalismo riformato e non più meramente conservatore. Così non ci sarebbero più “aree protette” e “aree scempiate” ma un’unica civiltà del territorio basata sull’autoconsapevolezza dei cittadini residenti e non su più poteri esterni a loro.

La  priorità deve essere la conservazione della biodiversità e del patrimonio paesaggistico ambientale, patrimonio comune del Paese, obiettivo da perseguire con maggiore efficacia ed efficienza utilizzando la migliore conoscenza scientifica disponibile, valorizzando le professionalità interne agli Enti parco e responsabilizzando gli attori sociali ed economici dei territori. La proposta di Legge approvata dal Senato nell’ultima Legislatura non può essere il riferimento per una seria riforma della 394, si valutino prima con attenzione i punti di forza e debolezza nella gestione delle nostre aree naturali protette.

Perché le aree naturali protette sono una risorsa insostituibile per il Paese? E perché gli Enti parco non possono essere considerati Enti inutili o facilmente sostituibili nelle loro funzioni? Provate a porre queste domande alla maggioranza dei candidati in queste elezioni politiche e collezionerete un elenco sorprendente di fantastiche e fantasiose risposte. I Parchi italiani devono così affrontare oggi una crisi non solo finanziaria e strutturale, ma piuttosto di ruolo e identità. Per le Associazioni ambientaliste FAI, LIPU, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano e WWF Italia la risposta a queste domande è invece scontata: non possiamo rinunciare ai Parchi nazionali, alle Aree Protette Marine, alle Riserve Naturali, perché la loro missione principale è la conservazione della biodiversità e con essa il mantenimento dei servizi che la Natura fornisce all’umanità. La nostra sopravvivenza come specie ed i complessi sistemi economici e finanziari che condizionano la nostra vita quotidiana dipendono inesorabilmente dalla capacità dei sistemi naturali di rimanere vitali e resistere alle pressioni e minacce dovute alla nostra impronta ecologica ormai insostenibile. I parchi e le altre aree naturali protette garantiscono quella “riserva di Natura” che consente all’intero Pianeta di sostenere oggi il peso di 7 miliardi di persone, destinate a superare i 9 miliardi nel 2050. Nel nostro Paese per circa un ventennio, il tempo che ci separa dall’approvazione della Legge quadro n.394 del 1991 sulle aree naturali protette, molti Amministratori pubblici e attori culturali e sociali di rilievo hanno interpretato il ruolo dei Parchi essenzialmente come agenzie di sviluppo dei territori o peggio come grandi Pro Loco o Enti supplenti nell’ordinaria amministrazione di Comuni ed altri Enti locali con le casse vuote, dimenticando che la specifica missione delle aree naturali protette è la conservazione in situ della biodiversità e la tutela del paesaggio e dei beni comuni in essi situati. La crisi di ruolo e identità che i Parchi italiani devono oggi affrontare e la conseguente minaccia di cancellazione (annunciata in qualche Proposta di Legge per l’eliminazione degli Enti pubblici inutili) o la trasformazione degli Enti autonomi in succursali del Ministero dell’Ambiente (soluzione più volte auspicata negli ultimi mesi del 2012 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) è la conseguenza di questa errata interpretazione della missione delle aree protette.

La via che i Parchi devono percorrere per uscire da questa crisi è rilanciare la loro missione prioritaria: la conservazione della biodiversità e la tutela del paesaggio e dei beni comuni in essi situati. Servono però maggiore efficacia nel perseguire obiettivi chiaramente esplicitati, coerenti e misurabili, e maggiore efficienza nell’utilizzo delle poche risorse finanziarie ed umane disponibili, con la capacità di utilizzare al meglio le risorse che l’Unione Europea assegnerà al nostro paese fino al 2020 con l’approvazione del bilancio comunitario nella prima settimana di febbraio. Lo ha compreso bene anche il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che prima della fine della sua esperienza di Governo ha voluto trasmettere ai 23 Enti di gestione la prima “Direttiva” nella storia dei nostri Parchi nazionali che indica con insolita chiarezza la conservazione della biodiversità quale priorità nell’utilizzo delle risorse assegnate per la realizzazione delle attività nel 2013. Il Ministro dell’Ambiente del prossimo Governo dovrà continuare su questa strada, sollecitando i Presidenti ed i Consigli direttivi degli Enti parco nazionali, ma anche le Regioni, ad operare con maggiore efficacia ed efficienza per recuperare ritardi imperdonabili nell’adozione di piani di gestione e regolamenti, ma soprattutto nella definizione degli obiettivi prioritari di conservazione della biodiversità e del patrimonio paesaggistico ambientale che li caratterizza. Resta poi senza giustificazione l’incapacità delle Regioni ed Enti del sud Italia ad utilizzare in modo coerente e sostenibile con la finalità della conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio naturale le risorse che erano previste nel periodo 2007 – 2013 per investimenti in grado di capitalizzare l’incredibile potenzialità dei Parchi per il turismo del mezzogiorno (60 milioni di Euro restituiti in parte all’Unione Europea e per il resto salvati solo dalla capacità gestionale del Ministro della coesione territoriale, Fabrizio Barca).

Per le Associazioni ambientaliste Fai, Lipu, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura, Touring Club Italiano e Wwf Italia, prima di mettere mano alla Legge quadro sulle aree protette, è indispensabile una seria verifica e valutazione sull’operato dei Parchi rispetto alla loro missione prevalente, la conservazione della biodiversità e del patrimonio paesaggistico ambientale, da realizzare preferibilmente nell’ambito della terza Conferenza Nazionale delle Aree Naturali Protette con un occhio più attento anche alla conservazione dei beni comuni in esse presenti. E’ auspicabile per questo che il prossimo Parlamento non replichi gli errori commessi dalla Commissione Ambiente del Senato nell’ultima Legislatura, avviando un percorso di riforma della Legge n.394/91 senza una preliminare valutazione della sua applicazione ed un ampio confronto con tutte le parti interessate.

Palmanova

Palmanova

Golfo del Tigullio

Santa Margherita ligure

Santa Margherita ligure

 

Displaying 1 Comments
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  1. Radice ha detto:

    Sante parole, I Parchi sono il Futuro…tutto il resto è noia, noia, noia…..

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