Published On: sab, Lug 14th, 2018

Già nel 1993 chiedemmo alla Cassazione un referendum contro i vitalizi dei parlamentari

In questi giorni si è approvato il taglio ai vitalizi dei parlamentari e dei loro congiunti (post mortem).
In realtà il taglio è già stato deliberato da alcuni anni. Oggi si discute del taglio ai vitalizi che erano in corso prima che la legge venne promulgata (2011) dal governo Monti. Il risparmio stimato è di circa 40 milioni di euro all’anno. Il nuovo sistema ricalcola retroattivamente tutti gli assegni con il sistema contributivo. Il “vitalizio minimo” sarà di 980 euro al mese e andrà a chi ha fatto una sola legislatura. Attualmente l’importo medio dei vitalizi degli ex parlamentari varia dai 2 ai 4 mila euro netti al mese.

Angelo Canessa, responsabile del Gruppo “Rapallo della Gente Comune”, in merito alle iniziative parlamentari sul “taglio dei vitalizi” ai politici, scrive:

Gli esponenti dei “Cinquestelle” esultano per il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari della Camera dei Deputati ma chi scrive desidera ricordare che questo provvedimento, anche se va a buon fine, è ancora poca cosa rispetto a quanto si aspetta il popolo sovrano. Già venticinque anni fa, un gruppo di cittadini di Rapallo, tra cui lo scrivente, indignati quanto basta dei lauti emolumenti parlamentari, di cui non meno della metà veniva versata al partito di appartenenza, dopo un mini-sondaggio tra gente di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta, non senza aver ricevuto derisioni, sberleffi e pure insulti dai benpensanti della politica dei grandi partiti, in numero di dieci, alla stregua dei “Carbonari”, nelle prime ore del 4 gennaio 1994 partirono da Rapallo per Roma, dove, alla Corte Suprema di Cassazione, presentarono (sicuramente   primi in Italia) la richiesta di un Referendum popolare per la riduzione delle indennità dei parlamentari, nei modi e nella forma che chiunque può vedere consultandone l’annuncio, pubblicato  a pag. 57 della Gazzetta  Ufficiale della Repubblica del 7/1/1994. L’iniziativa è stata però solo simbolica poiché era assolutamente impensabile, per un gruppo come il nostro, poter raccogliere le 500.000 firme occorrenti per il suo svolgimento.

Fa comunque piacere che idee e  “i semi” gettati non siano andati del tutto dispersi e che un Genovese di notorietà internazionale si sia preso a cuore il problema, facendolo diventare fulcro e motore del successo del movimento e delle fortune politiche di tanti suoi aderenti. E’ auspicabile solo che il provvedimento adottato per la Camera non rimanga isolato.