Published On: Mar, Dic 2nd, 2014

Gino Garibaldi contro la museificazione dei siti protetti (SIC e ZPS): favoriscono l’abbandono dei terreni

Il consigliere regionale Gino Garibaldi (NCD) chiede una netta modifica della “disciplina” (=apparato burocratico) che stabilisce le regole su siti di interesse comunitario (SIC) e Zone di protezione speciale (ZPS), soprattutto nell’ entroterra.

Le misure UE vanno riviste e applicate sulla scala locale «Bisogna favorire la permanenza dell’uomo soprattutto nell’ entroterra, consentendo di esercitare le attività che non deturpano il territorio, ma al contrario contribuiscono a preservarlo dal dissesto idrogeologico, flagello della Liguria».

Lo spunto per affrontare la questione era stato fornito dalla mozione presentata da Antonino Oliveri (Pd) relativa all’ applicazione dei piani di gestione Sic e Zps e dei relativi possibili finanziamenti. «La mozione nel suo contenuto non mi trova d’accordo su alcuni punti, ma ha il merito di aver aperto il discorso sull’ argomento» puntualizza Garibaldi, ricordando che il Consiglio, in maniera bipartisan ha deciso di rinviare il documento in commissione, per ulteriori esami ed approfondimenti. «E’ importante che ci sia la volontà unanime, indipendentemente degli schieramenti» di rivedere questi vincoli e la loro applicazione sul territorio. E’ importante che il Consiglio non si  spacchi su temi di questa rilevanza, che incidono sul territorio  della nostra Liguria e sul suo futuro».

Spiega Garibaldi : «Oggi, purtroppo i vincoli, applicati in maniera esasperata, impediscono lo svolgimento di attività antropiche. In molte zone, infatti, non è possibile non solo rifare i muri a secco o fare i boscaioli [attività fondamentale per la pulizia dei boschi e il rinforzamento del patrimonio delle diverse specie di alberi attraverso il taglio degli alberi più vecchi, ndr].

“Una volta la raccolta delle canne lungo il fiume Entella consentiva di tenere pulite le sponde del fiume, contribuendo ad evitare i disastri che oggi sono sotto gli occhi di tutti». Continua il consigliere: «Il vero problema oggi è l’abbandono del territorio. Come pensiamo di impedire il dissesto se non c’è più chi si occupa quotidianamente di fare pulizia e manutenzione? E, soprattutto, come pensiamo di far restare la gente nell’ entroterra, se noi impediamo ogni tipo di attività?» Conclude il consigliere: «Credo che sia davvero arrivato il momento di mettere in atto un’azione incisiva, capace di invertire la rotta».

Villa Tigullio - si apre uno squarcio tra la fitta vegetazione

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