Published On: Ven, Gen 27th, 2012

Giorno della Memoria, una storia di ragazzi nel Tigullio

 

Nei giorni scorsi ho incontrato un anziano, amico di famiglia, il quale mi ha riferito di aver visto un documentario sul Giorno della Memoria in televisione, il che gli ha ricordato eventi da lui attraversati nei mesi della Shoah.

Mi ha raccontato ciò che successe a un suo compagno di scuola (frequentavano la seconda media, nel 1943) e alla famiglia di quel ragazzo, più altri tragici avvenimenti di quei tempi.

Nella nostra cittadina del Tigullio ci si conosce più o meno tutti. Soprattutto i ragazzi di allora, che vivevano insieme nei cortili, nei boschi, nelle spiagge, senza essere torturati dai grandi, dagli istruttori di calcio, dai corsi di tennis etc. ma sui quali pesava già -senza che lo sapessero- la vergogna delle leggi razziali.

La famiglia L. aveva cinque figli, quattro dei quali morirono nei lager. Il più piccolo era compagno di scuola del mio amico. Si erano nascosti in un sottotetto, come Anna Frank, e la gente del posto portava loro di nascosto da mangiare. Però i nazifascisti avevano posto una taglia sulle famiglie ebree, così alla fine uno sciagurato fece la spia e la famiglia L. fece una triste fine. Oggi di loro rimane il nome di una struttura sanitaria, chiamata Villa L. Nessuno sa perché. Gli eredi hanno infatti venduto molti anni fa le loro proprietà e si sono trasferiti a Milano.
Morirono anche altri due piccoli amici del signore che mi ha raccontato questi fatti. Appartenevano a un’altra famiglia. In tutto morirono sei ragazzi coi quali giocava.
Altre famiglie invece erano riuscite a fuggire in tempo, chi in Svizzera, chi in campagna.
In classe nessuno fiatava. Avevano tutti paura di porre la questione. Un professore disse che erano “andati via”, e la cosa finì lì.
Nella mia città oggi per fortuna non c’è più alcuna distinzione tra ebrei e “ariani”. Tuttavia, quasi tutte le vecchie famiglie di origine ebraica sono sparite nel gorgo della Shoah, o sono andate via

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