Published On: Sab, Ago 10th, 2013

Gli immigrati musulmani nel Tigullio, ospiti di don Antonio a Santa Vittoria

Interessante incontro, ieri sera nella parrocchia di Santa Vittoria a Sestri Levante, con l’imam Ahmed Abdou e alcuni membri della comunità musulmana del Tigullio, per la fine del mese del Ramadan, uno dei più importanti e complicati impegni dei praticanti islamici. Il Ramadan dura un mese e si svolge nel nono mese lunare dell’anno. Prevede il divieto di mangiare, bere e compiere atti sessuali nel corso del giorno. Di notte, i fedeli si radunano per la preghiera di gruppo del Tarawih, guidati dall’imam dalle 22:30 a mezzanotte circa. Il Tarawih è una preghiera propria del Ramadan, a differenza delle 5 preghiere che ogni appartenente alla Umma è tenuto a compiere ogni giorno, anche da solo. Le preghiere quotidiane sono:

  • Al mattino (a-fajr)
  • A mezzogiorno (al-duhr)
  • A metà pomeriggio (al-ʿasr)
  • Al tramonto (al-maghrib) Al Maghrib denota anche il Maghreb, ovvero l’Africa nord-occidentale (dove tramonta il sole)
  • Un’ora e mezza dopo il tramonto (al-ʿisha).

Il Ramadan è uno dei 5 Pilastri dell’Islam (Arkàn al-Islàm).

L’imam Ahmed Abdou è un giovane laureato di origine marocchina, che di mestiere fa il mediatore culturale e il formatore/educatore:

In tutto il Tigullio vi sono circa 1000 immigrati da Paesi di cultura musulmana. Tra questi, circa un centinaio di persone seguono la comunità religiosa presso la sede di Mezzanego o altrove“.

L’esperienza di Santa Vittoria nasce proprio dall’esigenza di avere un posto dove incontrarsi, alle 22:30 di ogni sera, per tutto il mese di Ramadan, senza andare fino a Mezzanego.

Grazie a Valentina Ghio, sindaca di Sestri Levante, e di Lucia Pinasco, assessora ai Servizi sociali, e infine grazie alla disponibilità di don Antonio, parroco di Santa Vittoria, la comunità del Tigullio ha potuto trovare un posto dove incontrarsi liberamente tutte le sere. Un aiuto all’Imam (parola che significa “guida”) è dato da Fatima Mourchid, volontaria della comunità, da un’altra donna -anche lei presente alla piccola festa di fine Ramadan, cui erano presenti anche alcuni bambini, da un lavoratore del Consorzio Tassano di Casarza, oltre a un manovale di Bargone. La comunità ha trovato una buona accoglienza nel Tigullio, nonostante la tradizionale diffidenza ligure, evidente soprattutto nella concessione di appartamenti in affitto.

I problemi logistici della comunità sono evidenti: molti emigrati abitano nelle vallate, ed è difficile spostarsi da una vallata all’altra. “Servirebbe un posto dove poterci incontrare. Non una moschea, ma una saletta lungo la costa tra Sestri Levante e Chiavari“.

In effetti, concedere uno spazio alla comunità islamica è  doveroso (In Marocco ci sono centinaia di chiese), ma dovrebbe tranquillizzare anche coloro che temono possibili infiltrazioni integraliste. L’Imam Abdou non appare  un salafita -e per esempio valorizza il compito e il ruolo delle donne-. Inoltre, un centro è un luogo di integrazione dove si può evitare la formazione di cellule integraliste, ma utile anche per evitare la formazione di pregiudizi integralisti da parte dei residenti. Nessuno dovrebbe quindi essere contrario alla concessione di una saletta.
Dice don Antonio: “Le parrocchie sono un luogo di incontro per definizione. Per me è stato importante scoprire e sentire ogni sera la loro preghiera, che testimoniava una fede e una conferma che il Mistero della vita ci riguarda e ci tocca tutti“.

Un Dio Unico, che ci deve unire, pur nella diversità di percorso di fede, concludono sia il prete cattolico sia l’imam musulmano.
L’Assessora Lucia Pinasco, che ha seguito la richiesta fatta al Comune di Sestri levante e tutto il percorso fatto in questo mese nella parrocchia di Santa Vittoria di Libiola, è soddisfatta e ringrazia in particolare Angela Cascioni, della Fondazione Solidarietà e lavoro. Integrazione sociale completa e rispetto reciproco: sono questi i pilastri di una società che nel Tigullio non è “multiculturale” nel senso del melting pot statunitense, visto che la percentuale di immigrati è molto bassa, ma può essere comunque un’occasione per una cultura più aperta e moderna, priva di ogni “scare tactics” (tattiche per creare paura), non integralista, non apocalittica, più scientifica e insieme più ricca di fede.

L'Imam del Tigullio Ahmed Abdou

L’Imam del Tigullio Ahmed Abdou

Lucia Pinasco, don Antonio, l'imam del Tigullio e fedeli

Lucia Pinasco, don Antonio, l’imam del Tigullio e alcuni fedeli

Displaying 4 Comments
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  1. JACK ha detto:

    La stretta di mano tra Don Antonio e l’Imam e’ un bellissimo gesto e questa foto dovrebbe fare il giro del mondo.

  2. Redazione ha detto:

    E’ possibile intraprendere una durissima strada, dopo che Al Qaida e le altre organizzazioni integraliste (Fratelli Musulmani inclusi) hanno mostrato presso gli stessi arabi di cultura musulmana che l’integralismo va contro gli stessi musulmani (stragi in Iraq, Tunisia, Algeria etc.). La strada difficile -che può produrre qualche effetto positivo, è quella di fare un passo di questo tipo, che ha comunque effetti di deterrenza contro le derive peggiori.

  3. Paolo Zolezzi ha detto:

    Interessante, proviamo però a cercare un atteggiamento di reciprocità in un paese islamico! Dove i cristiani sono in genere perseguitati! Sioamo dei pazzi autolesionisti!

  4. MARTINO ha detto:

    Ottimo Lucia, ottimo.

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