Published On: mer, Ago 8th, 2018

Gli sciti Bahà’i’: liberi ovunque, repressi in Iran

Tempi duri per l’Iran, dopo il rinnovo delle sanzioni USA, che non credono -a differenza della UE- alla sincerità della dittatura komeinista sullo stop al piano nucleare. Riproponiamo oggi un articolo pubblicato su Tigullio news nel 2014.
L’Iran è terra di antichissima civiltà, dotata di una ricchezza culturale e religiosa più ampia si quanto si crede comunemente. Oltre ad essere centro mondiale dello sciismo, l’antica Persia ospita curdi, ebrei, zoroastriani (una parte dei quali si è trasferita in India, come ricordava a inizio ‘900 Guido Gozzano nel suo bellissimo “Viaggio alla cuna del mondo”).

Meno nota è la storia del movimento religioso Bahá’í. A differenza del nuovo jihadismo e della sua istanza bellica, la religione Bahá’í è una religione di pace, che ha anticipato i modi e i toni di Gandhi.

La storia del movimento è stata ricostruita nel 2005 dal Centro studi sulle religioni Cesnur:

“Il movimento è nato “nel contesto dello shaykhismo di Ahmad al-Ahsa’i (1753-1826), una corrente sciita minoritaria caratterizzata da forti toni messianici. Mirza Alì Muhammad (1819-1850), un mercante del’Iran meridionale… dichiara di essere il Promesso Qa’im dell’Islam sciita e la “Porta” (tale è appunto il significato della parola araba bab) della conoscenza divina, nell’attesa di una successiva manifestazione divina, il misterioso Man Yuzhiruhu’lláh (“Colui che Dio manifesterà”)… Accusato di eresia e ripetutamente incarcerato, Alì Muhammad è giustiziato a Tabriz nel 1850, mentre, malgrado i loro tentativi di difesa, diverse migliaia di babi sono trucidati. (…) Nel 1863 Bahá’u’lláh, che aveva acquistato grande prestigio nella comunità, alla vigilia di un ulteriore esilio da Baghdad a Istanbul, si proclama di fronte ai familiari e ai più fidati discepoli il Man Yuzhiruhu’lláh, la “manifestazione divina” preannunciata dal Bab.

In seguito alla autoproclamazione, l’impero ottomano deporta ancora una volta il leader religioso, da Edirne verso Akka, l’antica Accra (vicina a Haifa in Israele). Nel suo esilio Bahá’u’lláh compone il libro Kitábu’l-Akdas e crea un vero e proprio culto, i cui fedeli si espandono in India, Egitto, Russia. Suo figlio Abdu’l-Bahá uscirà dall’isolamento imposto dallo Stato turco e nel 1909 riuscirà a far costruire il primo tempio della fede Bahá’í, ad Haifa. Da quel momento il movimento si è diffuso anche in Occidente, in Europa, negli Usa e in Canada.

Oggi i fedeli sono complessivamente almeno cinque milioni (3000 circa in Italia).

Paradossalmente, il culto Bahá’í è perseguitato proprio nella sua terra di origine. Come riferiva nel 2005 il sito italiano del movimento “Il Relatore Speciale della Commissione per i Diritti Umani sulla libertà di religione e credo delle Nazioni Unite, Asma Jahangir, ha fatto la seguente dichiarazione lo scorso 20 marzo: “Il Relatore Speciale è molto preoccupato dalle informazioni che ha ricevuto in merito al trattamento dei membri della comunità bahá’í in Iran. Il Relatore Speciale è venuto a conoscenza di una lettera confidenziale inviata il 29 ottobre 2005 dal Capo del Comando Generale delle Forze Armate in Iran ad una serie di agenzie governative. La lettera, indirizzata al Ministro dell’Informazione, alla Guardia Rivoluzionaria e alle Forze di Polizia, dichiara che il Leader supremo, Ayatollah Khamenei, ha dato ordine al Comando Generale di identificare le persone che aderiscono alla Fede Bahá’í e controllare le loro attività”. Il 2 gennaio 2018, in Yemen è stato condannato a morte Hamed bin Haydara, un membro della comunità Bahà’ì locale, imprigionato nel 2014 soltanto per il suo credo religioso. A condannarlo è stata la Corte criminale religiosa di Sana’a, dal 2015 controllata dai ribelli Houthi, anche detti Ansar Allah («partigiani di Allah»), che rappresentano la minoranza sciita del Paese.

In Iran il regime raccoglie i nomi e i dati dei membri della Fede Bahá’í. Cosa inammissibile, secondo il responsabile dell’ONU, il quale la considera un’inaccettabile lesione dei  diritti delle minoranze religiose, anche perché “le informazioni acquisite in conseguenza a un tale controllo saranno usate per incrementare le persecuzioni e discriminazioni nei confronti degli appartenenti alla fede Bahá’í, in violazione alle leggi internazionali”.

La comunità iraniana conta più di 300.000 membri. Tuttavia i fedeli non sono riconosciuti come una minoranza religiosa nel paese e non hanno il diritto di praticare la loro fede.

Il culto Bahá’í è monoteistico e mostra contiguità col pensiero indiano e cinese. Strettamente monoteistico, il movimento considera ugualmente valide le diverse “manifestazioni della divinità”, da Buddha a Cristo. La credenza in Bahá’u’lláh come profeta di Dio è il centro della fede Bahá’í. I fedeli considerano tutte le “religioni universali” frutto della rivelazione divina e parte di un “processo evolutivo che comporterà l’instaurazione della “Grande Pace”, un’epoca caratterizzata dalla fine di ogni conflitto e dall’unità del genere umano, dopo che questo avrà riaperto la porta alla spiritualità, in base ai princìpi predicati da Bahá’u’lláh. La vita sociale dei fedeli segue un ampio programma riformista, riassumibile in alcune regole: “unità dell’umanità, libera ricerca della verità, unità e progressività delle religioni, armonia fra scienza e religione, uguaglianza fra uomo e donna, eliminazione delle forme estreme di ricchezza e di povertà, abolizione di tutti i pregiudizi, educazione obbligatoria per tutti, soluzione spirituale dei problemi economici, adozione di una lingua “ausiliaria” internazionale, pace mondiale grazie a un governo mondiale, libertà spirituale dell’uomo, equilibrio fra la civiltà materiale e quella spirituale”.
La ricerca della pace e la credenza nell’unità di tutti gli uomini nel loro rapporto con Dio, senza la pretesa della predicazione intesa come conquista, rendono il movimento Bahá’í decisamente inviso al neoislam iraniano. Ma la repressione dei Bahá’í è l’ennesima contraddizione di chi si proclama interprete unico e indiscutibile della volontà celeste. Non dimentichiamo che il Premier iraniano è in “relazione diretta” con l’Imam nascosto, figura divina degli sciiti.

Tempio bahà’ì