Published On: Gio, Ago 25th, 2016

Gli scultori Francesco Messina e Giambattista Carniglia Brea: due artisti e due vite intrecciate con Sestri Levante

Riproponiamo ai sestrin la storia di due artisti, uno noto in tutto il mondo, l’altro, nato a Sestri Levante, meno conosciuto ma altrettanto valente. Il confronto è anche un’occasione per parlare di una città d’arte e di mare.

loc messina ritratto Francesco Messina nasce a Linguaglossa in provincia di Catania nel 1900, vive e studia a Genova dove si afferma.

Su commissione del Comune di Genova realizza il Cristo benedicente (foto sotto) collocato nel 1923 nel Panteon del cimitero di Staglieno.
L’angelo in bronzo (sotto) che indica l’aldilà è ubicato sulla tomba della Fam. Cenni.
Il Cavallo morente, posto sotto gli uffici RAI di viale Mazzini a Roma, è certo un’opera molto nota.

Del 1935 è il Cristoforo Colombo realizzato per la città di Chiavari, il maestro nel 1932 si era trasferito a Milano e dal 1934 era titolare della cattedra di scultura all’accademia  Brera.

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Giambattista Carniglia Brea

Giambattista Carniglia Brea  nasce a Sestri Levante nel 1905 in una famiglia di pescatori. La pesca è la sua prima esperienza lavorativa, consuetudine che si è protratta per i mainolli  fino agli anni ’60 del secolo scorso, alla vigilia del boom economico.

E’ durante il servizio militare che scopre la sua attitudine per  l’arte, principalmente la scultura, non credo per caso ma dopo aver avuto il tempo di analizzare con adeguata razionalità i propri desideri e le attese; il tempo di verificare le proprie capacità creative, l’opportunità di esprimersi liberamente senza vincoli guidato dalla sola sua aspirazione.

Ritornato a casa dal servizio militare, gli stimoli ad esprimere i suoi stati d’animo per mezzo dell’arte sono incontenibili. Grazie all’amico Giovanni Descalzo -poeta sestrino- conosce F. Messina, ne frequenta il laboratorio dove lavorava nella cittadina, fa bagaglio dei consigli, affina il suo metodo espressivo.

Lascia definitivamente l’ambiente della pesca per un posto di lavoro fisso in tubifera, che gli permette nel tempo libero di dedicarsi all’arte. Prevale la scultura, si esprime con terrecotte, bronzi, gesso e cera, dipinge e non disdegna piccole poesie satiriche in dialetto in occasione di eventi locali quali partite di calcio tra Corsari e la vicina Entella di Chiavari , oppure “a cursa di pesci in bicicleta” . Anche in queste semplici rime, che agli occhi del profano possono apparire noiose, per chi ha conosciuto o meglio ancora è vissuto nell’ambiente da maina , appaiono una serie di piccole sculture animate dei personaggi, ben allineate, fino a formare un filmato rievocativo piacevole nella mente del lettore.

Due artisti: Messina è uno dei maggiori scultori del Novecento, con una produzione immensa di capolavori, e le sue opere hanno valore inestimabile; Carniglia le cui opere sono di modeste dimensioni, non ha utilizzato la sua arte per avere maggiori agi, ha vissuto con semplicità la sua vita di uomo ma intensamente, ha realizzato le sue attese come artista. Ha vissuto per brevi periodi a Milano e Torino,  ma ha sempre saputo apprezzare e godere le bellezze della sua Sestri.

Ricordo quando il Messina veniva a trovare l’amico, spesso assieme con altri artisti e conoscenti,  si soffermavano all’ombra dei leudi , il naturale salotto da maina , sembrava a suo agio fra amici, era infatti considerato alla pari di Brea che di questo salotto era assiduo frequentatore.

I vecchi pescatori vestivano indumenti di colore scuro, i pantaloni erano retti con una fascia di stoffa nera arrotolata in vita, in inverno e d’estate (!) era consuetudine indossare sulla pelle maglia e mutande lunghe di lana grezza filata a mano, realizzate in casa con aghi. Le maglie erano preferite alle camicie, forse per abitudine o convenienza, considerato che nei bottoni facilmente impigliavano le reti.
Spesso gli indumenti erano riparati con toppe vistose ma sempre puliti, solo chi chiedeva l’elemosina indossava abiti strappati e lisi  e sporchi.

I nostri artisti, ma non solo loro, si distinguevano per un diverso modo di vestire: pantaloni più o meno costosi con risvolto che coprivano le calze sfiorando le scarpe pulite, camicie, maglie, giacche, e cappotto in inverno; abbigliamento d’epoca i cui cambiamenti, dettati dalla moda a seconda dei periodi, erano limitati principalmente alla lunghezza del cappotto e alla larghezza delle gambe dei  pantaloni, con o senza risvolta terminale.

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Maternità, Brea

Si passava il tempo guardando una partita a bocce, discutendo di pesca, previsioni meteorologiche, spettacoli di operette o film al Nettuno, di politica e comizi sotto elezioni e, quando la discussione diventava noiosa e ripetitiva, gli artisti si appartavano per parlare di argomenti maggiormente a loro consoni, quali il raffronto di fra due volti di anziani pescatori o l’analisi nei minimi particolari dei lineamenti di un viso, per captarne l’espressione lo stato d’animo, settore in cui Brea si è dimostrato maestro ineguagliabile.

Il volume di produzione del Brea è contenuto, i soggetti femminili sono prevalenti, vede la donna come generatrice di vita, la ritrae evidenziando nell’espressione i sentimenti.

Critico rigoroso del suo operato, distruggeva per rifare da capo ciò che non rispondeva alle sue attese, l’opera era ultimata solo quando corrispondeva a quanto si era proposto.

Pietà, Brea

Pietà, Brea

Ricordo che da ragazzini, quando l’Azienda Autonoma di Soggiorno nel periodo estivo promuoveva gare sulla spiaggia per realizzare castelli di sabbia, Brea si cimentava con impegno, riproduceva quasi sempre con la sabbia bagnata a grandezza naturale una modella scelta fra i presenti. Fattore importante era esprimere con le sue capacità un sentimento o uno stato di fatto, poco importava se quanto realizzato dopo  un paio d’ore sarebbe stato inesorabilmente distrutto.

Brea era un artista completo, che nel massimo della sua capacità lavorativa e nel periodo del  boom economico non ha asservito la sua arte al denaro, ha venduto poco della sua produzione, non l’ha  commercializzata. Ha vissuto con parsimonia, conforme all’educazione ricevuta da fanciullo, ma, da artista, ha saputo godere oltre che della sua arte, della bellezza dei luoghi che lo hanno visto infante, il mare, che nel “1934 nella tragedia di punta rospo” gli aveva tolto un fratello, l’ambiente da “maina”  con i suoi personaggi con i quali ha sempre avuto dialogo e rispetto, ha coltivato amicizie fra artisti che lo stimavano per capacità e serietà. Un modo di vita non condizionato da effimere illusioni, un esempio da imitare.

loc messina 4Il  busto di Cataina , opera di F. Messina, è stato donato dall’autore  al Comune di Sestri Levante nel lontano 1955,  è ubicato nei giardini pubblici adiacenti alla zona  “Balin”.

Un gesto di riconoscenza verso il paese il quartiere da “maina” , una comunità con tenore di vita semplice,  valori ben radicati quali: il rispetto per  l’individuo e le sue idee, la spontaneità, il lavoro, l’onestà.

Un grazie per la stima ricevuta, favorito forse dal suo legame di amicizia con Brea.

 Testo: Professor Giovanni Bertorino (Circolo pescatori Balin)

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