Published On: Ven, Giu 5th, 2020

Google vuole sconfiggere la morte e farci vivere 500 anni

Oggi “l’impresa più importante che attende la scienza moderna è la promessa di essere eternamente giovani… Il gerontologo Aubrey de Grey e l’inventore Ray Kurzweil sono esempi di questa tendenza. Nel 2012 Kurzweil è stato nominato direttore dell’ingegnerizzazione di Google. Un anno dopo Google ha lanciato una società controllata chiamata Calico (California Life Company) la cui missione è secondo il suo statuto “RISOLVERE il problema della morte”. Nel 2009 Google aveva nominato un altro sostenitore dell’immortalità, Bill Maris, a presiedere il fondo di investimento Google Ventures. In un’intervista rilasciata nel gennaio 2015, Maris ha detto: “Se lei mi chiede se è possibile vivere fino a 500 anni, la mia risposta è sì”.
Google Ventures sta investendo il 36% dei suoi due miliardi di portafoglio in start up dedicate alle scienze biologiche, inclusi i progetti per allungare l’aspettativa di vita
“. (citato da “Homo Deus”, di Yuval Noah Harari, Bompiani, 2017).

Il passaggio è epocale: la sfida dell’Illuminismo fu l’eguaglianza; quella del socialcomunismo fu la conquista del potere da parte delle classi povere; quella lanciata dal capitalismo fu l’arricchimento; quella della psicologia fu la sconfitta della nevrosi…
Paradossalmente oggi il mondo cibernetico e forse presto popolato di androidi e cyborg, lancia la sfida del corpo biologico contro la morte.
Scrive Harari: “L’uguaglianza non è invitante, l’immortalità sì“:
Secondo Kurzweil e de Grey nel 2050 “ogni dieci anni andremo in una clinica e riceveremo un trattamento ristrutturante che non solo curerà le malattie, ma rigenererà i tessuti rovinati dal tempo, inclusi mani, occhi e cervello.
In realtà, si potrà morire di guerre, incidenti etc. Non si sarà “immortali” ma a-mortali.
Ciò produrrà immani cambiamenti, che già stiamo vedendo: se prima un giovane era un eroe romantico che amava sfidare la morte come uno Steve McQueen clonato all’infinito, una società di Matusalemme si porrà il problema di non discendere negli Inferi per colpa di un tetto crollato.
Ovvero, il rischio è che si rischia di vivere accerchiati da App iperprotettive, in una quarantena senza fine. Chiaramente ciò includerebbe cambiamenti mostruosi: da una società basata sulla famiglia -2.0 e “laicizzata”- si passerà all’iperindividualità: come si fa a restare sposati per 400 anni? E i figli?
E la politica? Si pensi a uno Stalin ancora giovanissimo coi suoi 142 anni, che oggi potrebbe essere sempre al potere nel suo trono al Cremlino, con centinaia di milioni di schiavi e prigionieri nei post Gulag euroasiatici, destinati alla soppressione oppure a lavori forzati di 400 anni -forse basati sullo zapping di internet più che sullo zappare terre ghiacciate-.

Diciamo allora che l’obiettivo dell’allungamento della vita (più probabile fino ai 150 anni che ai 500) andrà accompagnato dal diritto alla felicità inscritto nella Costituzione americana (in Italia, dove invece vige il dirittto al lavoro, non c’è molto lavoro, e la felicità è privata).
Aggiungiamo che Paolo di Tarso e i Vangeli fanno notare anche un altro particolare, quello etico: la Ricerca del Bene, ovvero la fede cristiana. Il consiglio neotestamentario in sintesi è: – Che ti vale vivere fino a 500 anni se poi perdi l’eternità perché in vita non hai pensato al “dopo”, che comunque ha probabilità di consistere, se la materia all’interno del nucleo atomico è fatta di energia? Se la materia è “immateriale”, oltre che temporanea e “oscura” in tutti i sensi, vale, piuttosto che prolungare il tempo, darsi l’obiettivo di superarne i limiti?
(Vedi anche il nostro articolo “Il Messia cyborg“.)