Published On: Ven, Ott 23rd, 2015

Gramellini e Neganyahu. Cresce il razzismo politicamente corretto e pennuto

Gramellini è per me troppo spesso un autore di articoli irresistibili, nel senso che lo ritengo un politico-giornalista, bravo al contrario. Un giornalista che ha scritto un articolo su una dichiarazione del premier israeliano, facendoselo titolare (il che è una infamia per La Stampa) “Neganyahu“. Si dà del negazionista della Shoah a un premier degli ebrei. Una cosa abissale.
Chiariamo qualcosa contro il sempre rinascente fascismo della stampa mainstream, che eccelle nel mascherare, nascondere, ingigantire: Nethanyahu sa che la Shoah riguarda in primo luogo hitler e la Germania, e poi anche l’Italia, la Francia, l’Est e gran parte dell’Europa.
Voleva ricordare -con la sua dichiarazione sul Gran Muftì- che esiste anche un fascismo islamico storico (cioé indiscutibile!), che ha avuto un’influenza notevole su Mussolini e hitler, essendo inquadrato nello scacchiere del controllo del Medio Oriente tra nazifascismo e Regno Unito. Leggere qui sul Gran Muftì, per esempio. Voleva ricordare che l’Iran, Hamas, l’ISIS e molte nazioni islamiche considerano nei loro statuti pubblici o segreti la distruzione totale di Israele: oggi, non nel 1941.

E’ preoccupante e ricorda le oscenità mediatiche di Goebbels il fatto che sempre più numerosi nipoti degli autori delle infami leggi razziali insegnino ai nipoti degli inceneriti da Mengele e hitler chi sono gli autori e le cause della Shoah. Diffido dai Gramellini col dito puntato, dai Travaglio e Di Pietro sacerdoti purificatori del creato etc. Su Israele in particolare, questo sistema di deformazione dell’opinione pubblica è ampio. Tra l’altro isolare Israele non favorisce le sue politiche non violente. Israele non è come Angelina Jolie nella sua villa di Beverly hills, è come il protagonista del film 1997, fuga da New York: isolata in mezzo a nemici che usano coltelli, ammazzano famiglie in auto, fanno saltare in aria scuole e ristoranti. Difficile essere dei Gandhi in quelle situazioni, dopo i lager e dopo che ti hanno fatto infinite guerre e infiniti attentati contro (a proposito, attendiamo con ansia la declassificazione dei documenti segretati sui rapporti tra Stato italiano e terrorismo palestinese: il “Lodo Moro“, temendo una pubblicazione parziale).

Degli amici mi dicono “Sì, però Israele è uno stato che si dice democratico“.
Rispondo a questa loro osservazione (e non a Gramellini, assordato da se stesso).
Sì, ma anche Iran, Iraq, Pakistan, Turchia, Venezuela, Nord Corea etc. sono degli Stati “democratici” che massacrano i propri o altri cittadini (che dire del Tibet per la Cina, o dei Curdi per gli stati mediorientali?).
Contro le lapidazioni di adultere, condanne a morte di oppositori presunti con crocifissione -in Arabia, ciò che succede ogni minuto in Indonesia, Pakistan, India… degli altri “Stati democratici” c’è un quasi silenzio assordante. Contro Israele c’è una cagnara continua e vile, come tutte le cagnare prodotte da un branco a caccia di ossi e ossa. Temo che ci sia una persistenza di odio antisemitico in Europa (boicottare oggi le università israeliane è da hitler). Dovuta a secolari pregiudizi razziali per definizione (Dreyfus), o religiosi (l’idiozia cattolica di cavalcare l’antisemitismo con scuse religiose assurde fino alle infamie dell’Inquisizione), al fatto che l’antisemitismo del ‘900 è stato non solo nazifascista (in Urss fu molto dura la repressione stalinista). Altra concausa, le pressioni sui governi europei successive alla guerra del Kippur e sintetizzabili come “ricatto del petrolio“, unite a “finanziamenti dei petrolieri mediorientali” ad alcuni movimenti politici occidentali (purtroppo di nuovo ambidestri e a volte di governo).
Poi ti arriva Gramellini col suo Neganyahu, a 75 anni da Shoah e leggi razziali. Raccapricciante e non esattamente pacifista, tra l’altro.
Non dobbiamo mai abbassare la guardia, se la costruzione su giornali e TG del messaggio mediatico su quanto succede in Israele/Palestina è deformata e deformante, per non parlare della condanna dell’Unesco a Israele, nel mezzo della intifada dei coltelli, che è partita da hamas e Olp (cioé Iran, Arabia) e non dallo Stato israeliano. Chiedersi perché, e non amare acriticamente l’autore Gramellini quando alza il ditino. Gramellini sbaglia inconsapevolmente: è questo il dramma.
In fondo abbiamo un solo dovere, trattando di politica e informazione: non essere acritici e non attingere a un’unica fonte di informazione. Anche se ci troviamo in nazioni in cui il pluralismo è una fata Morgana, anche se si parla di argomenti come Israele.

nazismo islamismo

attentato n israele

Attentato in Israele (Reuter)

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