Published On: Lun, Set 30th, 2019

I lavori ANAS nelle gallerie di Sant’Anna sono utili, ma male organizzati

Corre l’obbligo di specificare che i lavori di messa in sicurezza delle gallerie di Sant’Anna (che non inizieranno oggi lunedì 30 settembre ma la settimana prossima) sono sacrosanti, ma purtroppo rivelano lo stato miserrimo dei lavori pubblici in Italia. Per fortuna si tratterà del blocco di una sola carreggiata e del passaggio di pedoni e ciclisti, con un senso unico alternato.

  1. Un gruppo di turisti svedesi, ospiti di un hotel della città, si sbellicato dalle risate quando ha saputo il numero di mesi necessario per completare i lavori. Hanno detto al personale dell’hotel: “Noi in questo stesso periodo di tempo abbiamo fatto un ponte lungo chilometri sul mar Baltico.” (non il ponte di Oresund, suppongo.)
  2. Si formeranno comunque code micidiali, soprattutto nelle ore di punta;
  3. Ciò produrrà inquinamento e sprechi, nel “Paese più ambientalista del mondo” (quello della spazzatura di Napoli inviata agli inceneritori di Vienna o Copenhagen via TIR o treno, una vergogna esecrabile per l’intelligenza e per i geni dei “rifiuti zero” a parole);
  4. Centinaia di auto in coda col motore acceso sono una glorificazione dell’idiozia, non un “sacrificio necessario”;
  5. In primo luogo, parliamo della durata dei lavori: eccessiva persino in Italia. Ricordiamo che in Cina hanno fatto 12.000 km. di ferrovie Alta Velocità in dieci anni: mille km. all’anno. Per restare in Cina, ricordiamo che costruiscono un grattacielo (fatto con moduli di cemento prefabbricato) in un mese, e antisismico etc. etc.
    Ricordiamo che in Egitto hanno realizzato il raddoppio del Canale di Suez in un anno, inclusa la ricerca di finanziamenti…;
  6. In secondo luogo parliamo di ciò che -in un Paese ad intelligenza anche al di sotto della media internazionale- dovrebbe comunque essere prassi e legge dello Stato: “I lavori stradali -salvo situazioni particolari- si eseguono nelle ore notturne“, cosa che in Germania forse si fa dai tempi di Federico Barbarossa…;
  7. Rivendichiamo la possibilità di non subire proni i soprusi del potere e della burocrazia, come se fossimo (in realtà, siamo) i protagonisti del saggio di Etienne de la Boétie (XVI secolo) sulla “Servitù volontaria“.
    Se i cittadini e i loro rappresentanti sono sempre “usi ad obbedir tacendo“, allora è chiaro che le code e l’inquinamento ce li meritiamo, come a Napoli e in tutta la nazione.