Published On: Mer, Nov 9th, 2016

I motivi della vittoria di Donald Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti

Polvere di stelle, un bel film con Monica Vitti e Alberto Sordi purtroppo sparito dalle programmazioni tv, sintetizzava bene il rapporto tra Italia ed Europa e gli Stati Uniti nel dopoguerra: “Oggi siamo molto felici di essere Stati Uniti!” proclamavano gli attori di una compagnia immiserita, dal palco di un teatro scalcinato dalle bombe, mentre recitavano la parte di freschi sposi.

Trump ha fatto polvere di Hollywood e delle pop star, tutte schierate in favore di Hillary. Ma è solo una delle implicazioni che derivano da questa vittoria.
N.B. Non si possono più battere i populismi e le rivolte di chi ha perso molta parte del suo potere di acquisto con la moral suasion. Per battere i  Trump servono soluzioni, non giudizi morali e sprezzanti. La Clinton è stata ritenuta parte dei problemi rimasti con Obama, nonostante l’uscita dalla fase acuta della crisi. Si tratta di capire se Trump potrà riportare -involontariamente e comunque vada la sua presidenza- la politica mondiale dalla parte dei risultati e non delle belle parole. Se lui fallirà berlusconicamente, toccherà ad altri più capaci.

Realtà e story telling nelle elezioni USA
Quando la realtà fa irruzione nella vita digitalizzata

Un dato è sconvolgente: 346 quotidiani apertamente schierati e militanti pro Hillary contro 9 quotidiani schierati dalla parte di Trump. Per non parlare del coro mondiale pro Hillary Clinton. La stampa non conta più nulla <-.

In America e –Udite! Udite!– anche in Italia, Europa, Australia e quasi ovunque il populismo nasce da fattori sociali e geopolitici, che possono dare reazioni pericolose oppure no, ma che hanno posto fine all’establishment -che più che essere conservatore o progressista- non ha fornito soluzioni e risposte reali, e pertanto si  è condannato a morte.
Trump certo rappresenta anche la cultura becera e vecchia di una parte dell’America (presente anche in Italia, n.b.): il suprematismo bianco. In un suo commento Massimo Teodori diceva correttamente che Trump non è “di destra” (come Hillary non è “di sinistra”), ma rappresenta la politica post secessionista del middle west e del sud degli States, detto anche nativismo. Quello che teme le “Invasioni barbariche” degli immigrati o dei neri.
Spazziamo però via la cultura italiota nemica a prescindere degli States, a causa di antiche radici fasciste o comuniste-staliniste.
C’è di più: prima del colossale affaire dell’immigrazione da Asia e Africa in Europa, in Italia abbiamo avuto la migrazione del dopoguerra dal Sud verso le grandi fabbriche del Nord. Chi ricorda cosa pensavano tra sé molti torinesi o milanesi dei “terroni“? Noi siamo molto bravi a dimenticare. Eppure solo 20 anni fa si parlava di secessione -economica, ma anche antimeridionale- della Padania. E si noti che non era questione di un partito, ma sociale, nata negli anni ’50. Trump in Italia è nato da secoli. La versione americana del pop populismo potrebbe essere un paradossale fattore positivo? Vediamo perché.

Con Trump ha vinto la Fallaci. E’ il segno che la Rabbia e l’Orgoglio comandano sul comandamento cattocomunista della carità, se questa è “a prescindere”. Lo stesso avviene negli USA con l’immigrazione da tutta l’America latina, Messico e Centramerica in testa.
Il problema non sta nella contrapposizione di papa Bergoglio, tra chi vuole aprire le porte a ogni costo e chi vuole chiuderle a ogni costo. Tra razzisti e antirazzisti. I politici italiani ed europei devono mettersi dalla parte del ragionamento analitico e delle soluzioni, se vogliono evitare la crescita del populismo e dei razzismi e contrastare con rigorose analisi geopolitiche chi teme un disastro sulle due sponde del Mediterraneo.
-> Trump riuscirà a non cadere nella contrapposizione porte aperte-porte chiuse?

Siamo di fronte a una nuova Rivoluzione Francese. Dov’è la nuova Versailles?
Parliamo di una alleanza tra borghesia e proletariato industriale e del corn belt,  tipica della Rivoluzione Francese. Ma chi sono i nuovi Maria Antonietta, il re, l’aristocrazia? Dov’è la nuova Versailles?

La risposta è relativamente facile, in un quadro complesso: l’aristocrazia è quella delle élites dei media. Tutte: i Berlusconi, i Vittorio Zucconi, i Beppe Grillo… Anche internet è parte dell’aristocrazia e del pensiero Unico. Si deve essere muniti di armi culturali, critiche e semiotiche, per accorgersi che anche il web veicola meglio le bugie delle verità. Sul web le idee anticonvenzionali e risolutive non godono di visibilità -per un meccanismo perverso del Pop (la cultura dominante) che premia il pensiero idiota e dualista, il pensiero complottista e da hillybilly. Il web è diventato una sagra ideale per il pop populismo: terra buona per predicatori, come nel MedioEvo, che vanno in giro nei villaggi globali a imbonire i villani e a convincerli di partire per le Crociate.
-> Il Pop è la cultura dominante, il nuovo re di Francia per nulla popolare.

Ma ciò è sovrastruttura. Ciò che conta, diceva Marx, è l’economia. E in questo si capisce perché Trump ha vinto contro il radicamento delle élites monarchiche rappresentate da Hillary.
Parto da me: ho speso in un mese l’equivalente di mezzo stipendio medio in visite mediche, medicinali e analisi di routine. Centinaia di euro, nel Paese della Sanità più bella e gratuita del mondo. Ora, salti su chi è in grado di dirmi che la Sanità -se lui andrà al potere- sarà stillante latte, miele, gratuità e duecento anni di vita per tutti. Non ci crediamo più. Appunto.
A Hillary ha fatto male l’arrivo delle trattenute fiscali per la nuova Sanità universale di Obama, avvenuto di questi tempi. I ceti impoveriti si sono schierati con Trump, ricchissimo, e non con la rappresentazione pauperista fornita dai democratici (per i quali serve un bagno di realtà). In Italia ciò è già avvenuto quando Mirafiori votò in massa per Berlusconi. Da noi andò male. Quella di Trump è una elezione anomala oppure aveva ragione Jean Baudrillard, quando diceva che l’America è un prodotto dell’Italia, una scoperta di Colombo, che l’Italia è il laboratorio vivente dell’America?
Mi viene da ridere nel sentire oggi un commento che accusa Trump di essere contro i commerci internazionali. Ma non è lo stesso commentatore che contrastava a morte il Trattato di libero scambio tra America ed Europa, che forse ci avrebbe liberato dalla predominazione prussiana  tedesca? Non siamo forse noi gli artefici dei nostri insuccessi? Perché prendersela con l’America e con Trump? Certo, se si rafforzerà il protezionismo contro la globalizzazione dei commerci, Trump fallirà. Trovare un punto di equilibrio alternativo?
Le entrate per ogni famiglia non sono più quelle di una volta <-.

La Clinton rappresentava l’America del sogno, quella dei diritti civili, quella del riscatto delle donne. Intanto gli USA hanno il voto femminile da 96 anni. In Italia, per capirci, le donne lo hanno solo dal dopoguerra. In America le donne possono predicare nelle chiese cristiane protestanti. In Italia non ci sono donne prete. Evidentemente gli americani -e le americane!- non ritengono che il problema delle pari dignità sia il più importante. Idem per gli altri diritti civili. Gli hillybilly del Middle west temono di più la dittatura delle minoranze e delle regole. Bisogna farsene una ragione, e colmare almeno il gap femminile che abbiamo con gli anglosassoni.
->E’ un dato di fatto la fine del politicamente corretto.
La buona educazione è un must, ma il politicamente corretto è peggio della maleducazione, perché spesso la genera.

La Clinton ci avrebbe portati a una guerra globale con la Russia?

Bisogna ricorrere agli insegnamenti della Storia, se si vuole convivere col Grande Maleducato Donald Trump. Cercare un aspetto positivo nel crollo della politica classica mondiale (vedi Brexit, crisi della UE etc.). Una speranza proviene dalla politica internazionale e dalla geopolitica.

L’America di Obama e Clinton ha sbagliato molto, nel conflitto contro l’islam radicale. E molto, nel conflitto contro la Russia.
Ma prima, una premessa. In America i democratici hanno sempre iniziato tutte le guerre (incluso Kennedy per il Vietnam e Clinton in Yugoslavia, ed escluse le guerre in Iraq), e i repubblicani hanno sempre posto fine alle guerre (incluso Nixon per il Vietnam).
Con Trump possiamo quindi tirare un sospiro di sollievo? Non proprio, ma forse i falchi della Nato non avranno più carta bianca.

Non avremo nemmeno -si spera- un’America alleata con gli epigoni di Al Qaida in Siria (una scelta carica di vergogna per Obama e Clinton, dopo l’11 settembre, e per giunta non fruttuosa). Washington non seguirà più da imbecille gli errori di Sarkozy in Libia o i sogni neocon delle primavere arabe.
Non avremo più un’America incapace di prendere a schiaffi la Turchia di Erdogan (e l’Europa?). Si spera.
Ci sarà -forse- una micro Yalta con Putin, di tipo realista e non onirico.
Putin è un autocrate pericoloso, sia chiaro. Ma gli si può concedere la Crimea, terra russa sulla quale scrisse Tolstoj e sulla quale combatterono anche troppo gli europei. Gli si può concedere anche la parte russa dell’Ucraina.
Ciò a una condizione: che la Russia smetta di conquistare il mercato energetico dell’Europa, per il tramite della eurorussa Germania. La vera competizione con Putin passa da gas e petrolio.
Un accordo realista con Putin potrebbe infine servire a bloccare le velleità imperiali della Cina nei mari e nei mercati del sud Est asiatico, riducendo i rischi di guerra in quello scacchiere.

Gossip e battute elettorali

Dopo la vittoria di Trump, Renzi ha nominato Flavio Briatore come nuovo ambasciatore a Washington e Lory del Santo nuova direttrice del TG3 ( Buttafuoco a Mixer24 dell’ottimo Giovanni Minoli).

Madonna ha detto che lascerà gli Stati Uniti. Non ha ancora deciso se si recherà al Santuario di Loreto o si trasferirà definitivamente a Wall Street.

Anche Hillary sbaracka dalla Casa Bianca (M.S. Gelsomini).

L’orto biologico di Michelle sarà coltivato a OGM e olio di palma dalle amorevoli mani di Melania.
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