Published On: Gio, Mar 2nd, 2017

I Simulacri di Philip Dick: realtà virtuale, new media, digitale, Salmo 115

In un geniale romanzo del 1964, I Simulacri, Philip K. Dick descrive la figura di un musicista, Kongrosian, colpito da una malattia particolare. Come se fosse un’incarnazione di 1984 di Orwell, di Einstein (secondo il quale la Relatività si sarebbe dovuta chiamare “Teoria del Punto di vista“), o della filosofia di Berkeley, Kongrosian crede di non esistere se non è osservato da qualcuno, in particolare da Nicole, moglie del presidente e dominatrice incontrastata dei media, una sorta di Grande Sorella.
[Corollario: esiste una teoria secondo cui l’informatica sarebbe una scienza maschile, che esclude l’intuizionismo femminile. Dalle donne può venire una liberazione dalla prigionia delle macchine “celibi”, perché non dotate di desiderio?].
Oltre alla necessità di essere osservato/controllato sempre da qualcuno, soprattutto da Nicole [si pensi ai social come forma di controllo], Kongrosian è colpito da una deformazione collaterale, dovuta a una confusione identitaria. Si tratta di psicocinesi, facoltà che permetterebbe di spostare gli oggetti col pensiero. Spostare gli oggetti col pensiero significa porre questioni che alterano la fondamentale distinzione cartesiana tra RES COGITANS e RES EXTENSA. Vuol dire riunificare oggetto e soggetto. Mica roba da poco: si tratta del software, del mondo virtuale implementato oggi dai new media, descritti da Dick nel 1964.
Di più. La psicocinesi di Kongrosian dà luogo a una conseguenza, la capacità di introiettare nel proprio corpo oggetti del mondo esterno, che vengono scambiati con parti del suo stesso corpo, proiettate all’esterno:

“…Un vaso di rose si sollevò dal piano della scrivania e si mosse nell’aria verso di lui. Sotto il suo sguardo il vaso passò nel petto di Kongrosian e scomparve. -Adesso è dentro di me-, gemette il pianista, -L’ho assorbito. Adesso è me… E -indicò la scrivania- Io sono lì.
Nel punto in cui era stato il vaso, Nicole vide formarsi, in densità, massa e colore, un complicato groviglio di materia organica, di vasi sanguigni… una parte dell’anatomia interna di K. -…Mi sto rovesciando- piagnucolò il pianista…”

In realtà K. non sta per morire ma, con la facoltà descritta, sta per assorbire in sé la pistola del suo antagonista, salvando così la vita di Nicole.
Poco dopo si rivelerà il segreto su cui si fonda la società contemporanea a K.: i presidenti della confederazione tedesco-americana che domina il mondo non sono altro che perfezionatissimi androidi. Il potere reale -invece- è gestito attraverso i media da Nicole -moglie che sopravvive a tutti i presidenti- la quale controlla tutto e tutti per conto di monopolisti mondiali.
McLuhan -in The Atrocity Exibition (1966)- parla anche lui di uno scambio cartesiano tra corpo/mente e natura/società: “Ogni invenzione o tecnologia è un’estensione o autoamputazione del corpo, che impone nuovi equilibri tra gli altri organi… Ogni medium -in quanto estensione del corpo- influenza contemporaneamente l’intero campo dei sensi, come spiegava il Salmista nel Salmo 115.”
Nel Salmo 115 si troverà scritto:

“…I loro idoli sono argento e oro, opera dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno naso e non odorano,
hanno mani e non toccano,
hanno piedi e non camminano…”

Oggi le parole del Salmista sarebbero rovesciate (e il contenuto del Salmo non cambierebbe):

“Hanno NON bocca e parlano,
hanno NON occhi e vedono,
hanno NON orecchie e odorano…”.

Si parla -in Dick come in McLuhan- della sostituzione della Natura col media landscape, e della realtà con la Realtà virtuale o Realtà Aumentata.
Tutto quanto immaginavano i due autori negli anni ’60 è GIA’ avvenuto:

“Presto sentiremo un forte dolore per una carie virtuale al nostro dente artificiale.”

(Idee e parte del testo tratte da “Il cervello messo a nudo…” di Antonio Caronia, ne La scena immateriale, Costa & Nolan, Ge, 1992). Sinapsi di Paolo della Sala. Battuta finale di Paolo Fabbri.