Published On: Sab, Mag 17th, 2014

Idrotigullio: depuratore di Lavagna, acque di balneazione, tariffe: intervista con l’AD Mangini

Idrotigullio è un’idrovora che tutto divora? E’ il centro di un “complotto” contro i cittadini, perché applica tariffe alte e illegali?
Per verificare tutto ciò e sapere lo stato dell’arte della depurazione delle acque nere, della fornitura d’acqua etc., abbiamo intervistato l’Amministratore Delegato di Idrotigullio, Enzo Mangini.

Partiamo dalla questione del progetto di depurazione del Tigullio orientale, posta nella famosa “colmata” o “colmatina” sul porto di Lavagna. I movimenti e partiti che si oppongono parlano di rischi idrogeologici seri per la foce dell’Entella. 
Si tratta per ora di un “pre-progetto”. Prima di iniziare con i costi di progettazione, sia gli Enti coinvolti sia la stessa Iren Ambiente che con Mediterranea delle Acque potrebbe essere il soggetto attuatore (Idrotigullio è “soltanto” la struttura che gestirebbe la manutenzione, dopo la realizzazione dell’infrastruttura), hanno voluto preventivamente essere certi di non andare incontro a bocciature e di non creare problemi ambientali.
Quella è la condizione di partenza. C’è stato uno studio idraulico preliminare in 2D, condotto dallo StudioELB (nel Tigullio è conosciuto l’ing. La Barbera, per i suoi interventi sul porto di Chiavari, sulla difesa degli arenili tra Lavagna e Sestri Levante etc.). Lo studio non ha evidenziato conseguenze e problematiche particolari in conseguenza della realizzazione dell’opera, ma comunque servono altre valutazioni. Tra queste, è in corso quella del Politecnico di Torino.

Con quali tempi?
Si parlava di un anno di lavoro, diviso in alcuni step. Forse a giugno, comunque entro l’estate, dovrebbe arrivare una parte consistente dello studio fatto a Torino. I risultati definitivi sono previsti per la fine dell’anno.

Si parla anche di tecnologie obsolete e di miasmi e cattivi odori, per esempio nel caso del depuratore di Quinto…
Il modello corretto non è quello di Quinto, che non è un nuovo impianto ma un innesto su una struttura pre-esistente. Il modello tecnologico da guardare è quello di Santa Margherita ligure, dove non ci sono odori.

Però anche a Santa Margherita, come altrove nel Tigullio vi sono stati casi recentissimi di divieto di balneazione…
E’ vero, ma i problemi non provengono dal depuratore, tanto meno da quello di Santa Margherita. Si tratta per lo più di acquazzoni che fanno di colpo sboccare in mare il tappo che si forma alla foce dei fiumi e dei torrenti. Parliamo di acque bianche che possono ancora “ospitare” degli scarichi abusivi; parliamo anche delle deiezioni della fauna avicola che si trova alle foci. Ci possono infine essere delle perdite nella rete delle acque nere, ma queste di norma vengono segnalate tempestivamente, e vengono riparate più in fretta di qualche anno fa, grazie all’uso di piccoli robot che riescono a risalire le tubazioni e a filmare il punto esatto del danno. Quando la pioggia scarica di colpo tutto ciò nel mare, per un paio di giorni i dati risultano alterati.

Quindi hanno ragione le Ascom a chiedere che i rilevamenti della Arpal non vengano fatti nelle 24 ore successive a un forte temporale?
Non spetta a me intervenire in queste questioni. Di sicuro, si deve valutare attentamente la situazione delle foci dei torrenti, dal Rupinaro al Gromolo a quelli di Rapallo e Santa.

Parliamo di bollette: tutti le giudicano troppo alte. A Sestri Levante si chiede che non vengano applicate le tariffe aggiuntive per la depurazione, visto che l’impianto esistente è -diciamo- alquanto insufficiente.
In questo caso, si deve ricordare alla popolazione (che ha ben diritto di lamentarsi per le tariffe) che Idrotigullio sottosta a un sistema di regole estremamente preciso. Le regole generali vengono stabilite dalla Authority governativa a Roma [con alcuni seri limiti e problematiche, leggere questa inchiesta, Ndr]. Nella Provincia di Genova vi è poi l’Ente di Ambito Territoriale Ottimale (ATO), che ha tra le altre attività la determinazione delle tariffe, in base alle regole emanate dall’Authority romana, applicando le variabili locali, visto che non tutti i Comuni hanno le stesse tipologie e problematiche. Pertanto Idrotigullio non può applicare da sé le tariffe che troviamo nelle bollette.

Su Tigullio News abbiamo descritto in alcuni articoli la trasformazione degli scarti agricoli e delle deiezioni degli allevamenti animali in energia. Non si può fare lo stesso anche in Liguria?
In un certo senso ciò si fa già, anche se in parte. Per esempio i fanghi dei depuratori sono utilizzati nell’agricoltura, per la preparazione del concime granulato. I residui del depuratore di Santa Margherita sono perfetti per un utilizzo come feritilizzante o per l’energia. Del resto Iren ha inceneritori a Piacenza e a Parma. Produrre energia dai depuratori sarebbe un bel passo in avanti e ridurre le bollette.

Area servita da Idrotigullio

Area servita da Idrotigullio

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  1. Redazione ha detto:

    Giusto: del resto, ciò che serve è il dragaggio della foce, mentre il resto non servirebbe, oltre a essere potenzialmente dannoso.

  2. Non va confuso il dragaggio della foce, già in precedenza descritto, con l’eventuale dragaggio dell’alveo che, invece, deve essere attuato dalla Provincia in conformità alle Linee guida regionali approvate con deliberazione della Giunta n. 1716 del 28.12.2012. A tale ultimo proposito va tenuto presente che controindicazioni al dragaggio degli alvei, in linea di principio, possono derivare: 1)dalla presenza di piloni che potrebbero essere scalzati, 2)dalla presenza di condotte o altre strutture sepolte sotto il fondo che potrebbero essere esposte o danneggiate, 3)dal rischio di salinizzazione dei pozzi di approvigionamento dell’acqua potabile. Rischio quest’ultimo particolarmente rilevante nel caso dell’Entella se si considera che già ora la parte terminale dell’alveo si trova a 0,60 m. circa sotto il livello del mare. Inoltre va precisato che il controllo tecnico dell’abusivismo degli scarichi compete al Gestore del Servizio idrico integrato di acquedotto e fognatura (N.B. senza distinzione tra reti, bianche, nere e miste in quanto il servizio è appunto “integrato”)mentre la repressione, su segnalazione “tecnica” del Gestore, è di competenza del Comune, che l’esercita mediante il potere d’ordinanza, ovvero, nel caso di inadempimento, mediante l’esecuzione in danno e cioè a spese del soggetto interessato. Ciò in quanto le reti, generalmente correnti nel sottosuolo pubblico ovvero di uso pubblico, appartengono, rispettivamente,al demanio civico ovvero fruiscono della servitù di uso pubblico.

  3. Redazione ha detto:

    Prendiamo atto dei dati forniti. SUlla gestione della rete delle acque bianche, tuttavia, il controllo e monitoraggio dell’abusivismo dev’essere in primo luogo in carico al Comune. Per esempio, Sestri Levante ha “scoperto” un anno fa una serie di scarichi abusivi (neri) nel canale coperto della Chiusa. Si immagina che poi quando Idrotigullio ne scopre alcuni nel corso di lavori etc., li segnali ai Comuni. Sulla necessità di dragare l’Entella al più presto, concordiamo tutti, ma nessun si muove.

  4. Per quel che riguarda il fiume Entella “il tappo che si forma alla foce” non deve più essere tollerato da chi ne ha il dovere e la responsabilità ora che il Piano Regionale di Tutela dell’Ambiente Marino e Costiero del 2012 prevede qui l’obbligo del “dragaggio della spiaggia sommersa a profondità comprese tra 0 e 6 m. per un volume stimabile di almeno 300.000 m3” nonchè di “prelievi annuali della barra di foce, quando presente, per attività di manutenzione delle spiagge dei paraggi limitrofi” [cfr. Relazione al Paraggio Foce Entella – dal porto di Chiavari al porto di Lavagna, pag. 22].
    La citazione poi di “acque bianche che possono ancora ospitare scarichi abusivi” è una palese dichiarazione di inadeguatezza gestionale se non di violazione di obblighi contrattuali di Idrotigullio che indigna più che stupire, dovendo far riflettere chi ha la responsabilità del controllo sul rispetto delle clausole di affidamento del servizio e della Carta dei servizi da parte di tale Gestore. Gestore che ancor oggi risulta, tra l’altro, inadempiente all’esecuzione dei lavori di rifacimento della rete nera di via Dante e di Vico del Borgo, a Lavagna, programmati e finanziati con una previsione di spesa di 250.000 euro fin dal 2008.
    Un plauso invece per il salto tecnologico conseguente all’oramai consolidato uso di “piccoli robot che riescono a risalire le tubazioni e a filmare il punto esatto del danno”.
    Tecnologia già usata nel 2006 per attestare la fatiscenza – tuttora perdurante, come detto – del collettore civico di acque nere corrente nel sottosuolo di Vico del Borgo.
    Fatiscenza che, ulteriormente aggravandosi con il decorrere del tempo, continua a costituire una seria minaccia per la stabilità degli edifici di impianto medioevale limitrofi in quanto corrente a neppure un metro di profondità e a distanza inferiore a quella legale dalle fondamenta delle predette costruzioni.
    Con ciò esponendo il Gestore al concreto e attuale rischio di azioni giudiziarie non solo di condanna all’escuzione delle opere diagnosticate, programmate, finanziate e poi non eseguite, bensì anche risarcitorie di eventuali danni arrecati.

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