Published On: Lun, Nov 11th, 2019

Il basilico migliore in biosfere sottomarine, in Liguria. Puntare su itticoltura bio?

Il basilico e il pesto genovese, come si sa ormai in tutto il mondo sono prodotti liguri di eccellenza internazionale.
Adesso il basilico in Liguria si coltiva anche SOTTO il mare. E’ un super basilico assai più ricco di sostanze antiossidanti rispetto a quello che cresce in terraferma. Il basilico nasce sotto l’egida di un partenariato tra un team di ricercatori dell’Università di Pisa e il progetto sottomarine dell’Orto di Nemo, di cui UniPisa “è uno dei partner scientifici. L’Orto di Nemo risale al 2012 ed è promosso da Mestel Safety del gruppo Ocean Reef, società che si occupa di strumentazioni subacquee, con l’obiettivo di realizzare un sistema alternativo di agricoltura per aree in cui le condizioni economiche o ambientali rendono difficile la crescita di specie vegetali a livello del suolo. Il basilico studiato è stato coltivato in biosfere di metacrilato di alcuni metri di diametro immerse nel mare tra i sei e i dieci metri di profondità di fronte a Noli (Savona), al largo della costa ligure di ponente, dove vi sono alcune serre sottomarine, somiglianti a mongolfiere trasparenti dove possono crescere, su mensole posizionate all’interno, dalle 65 alle 95 piantine.

Riempite di aria, che essendo più leggera si posiziona nella parte superiore spingendo l’acqua sotto, sono strutture ecologiche autosostenibili. Si alimentano infatti con energia rinnovabile e per l’irrigazione utilizzano l’acqua marina che distilla dalle pareti e gocciola sulle piante. “Un ecosistema così diverso da quello terrestre per pressione, luce e umidità – sottolinea Luisa Pistelli, docente di Farmacia dell’università di Pisa – influenza la crescita delle piante, ma anche la loro composizione in termini di metaboliti primari e secondari: noi abbiamo valutato la risposta delle piante a queste nuove condizioni ambientali sotto il profilo fisiologico, chimico e morfologico e dall’analisi è emerso che il basilico cresciuto nelle biosfere è più ricco di sostanze antiossidanti e di pigmenti fotosintetici per catturare meglio la minor luce che riceve rispetto a quella terrestre.

È inoltre più ricco di metil eugenolo, l’aroma volatile caratteristico del basilico genovese, rispetto a quello tradizionale che cresce sulla terraferma”.
Il mare, con le sue ampie pianure, può diventare un volano di sviluppo sostenibile?
Nel frattempo, dovremmo anche immaginare dei progetti seri e ben finanziati per salvare le specie ittiche disastrate dalla pesca intensiva e ipertecnologica.
La soluzione migliore è quella dell’itticoltura biologica, anche se siamo ancora lontani dal capire come limitare i problemi prodotti dall’itticoltura tradizionale (alta produzione di feci e malattie: il più recente è un virus sviluppato in allevamenti in mare, che ha colpito la popolazione di cernie).