Il Comune di Sestri “salva” ATP all’unanimità, una scelta sbagliata come il “Salva Roma”

AGGIORNAMENTO.
L’azienda di Trasporti pubblici ATP va verso un fallimento concordato. Da ottobre ai 497 dipendenti tagliati gli stipendi del 20%. A ciò si aggiunge l’incremento del contributo dei 62 Comuni della Provincia di Genova (capoluogo compreso) e sul costo di abbonamenti e biglietti. Sestri Levante chiede che paghino anche gli altri comuni del comprensorio che non pagano. 
In ogni caso il voto per l’aumento approvato a Chiavari e Sestri è in realtà legato al fallimento concordato. Se prevarrà il fallimento, allora si potrà fare una società più sana e forte. Se prevarrà il mantenimento, il pasticcio continuerà…

Trasporti pubblici ammalati salvati ancora, anche nel Tigullio. Ma restano forti dubbi su quella che secondo noi è una politica pubblica sbagliata e antisociale, anche se approvata all’unanimità sia da destra come da sinistra e dai nuovi movimenti e partitini. Segno che l’Italia è irriformabile, illiberale, antimercato, oppure l’unica scelta possibile?  Davvero non c’era nulla di meglio da fare che alzare il prezzo da far pagare ai cittadini per gli errori commessi?

Tutta la politica, vecchia e nuova, civica o grillina, non riesce a uscire dalla sua presenza nefasta nel mercato, anche dopo risultati negativi dell’economia controllata statalista da Mussolini fino a oggi, escluso il periodo segnato dalle linee liberali del presidente Luigi Einaudi, periodo che fu non a caso l’unico con una crescita impetuosa.

E ora l’unica certezza sembra essere quella che altri denari dei contribuenti verranno versati in un’azienda che è strutturalmente fatta per restare sull’orlo del fallimento.

Secondo quanto dichiarano fonti vicine ai dipendenti:
– 1. Ogni giorno solo il 20% degli utenti paga il biglietto;
– 2. La sola risposta al problema da parte di dirigenti che non hanno responsabilità (nelle economie a mercato controllato un dirigente riceve lo stipendio comunque, anche se l’azienda è in passivo e dovrebbe essere chiusa) è la peggiore possibile: aumentare il biglietto. Ciò va contro le più elementari leggi del mercato: i prezzi andrebbero abbassati per attirare gli utenti in calo o che non pagano il biglietto.

Si ripete quindi nel Tigullio il profondo errore del vecchio decreto Salva Roma (fortunatamente cestinato da Matteo Renzi), quello che ripeteva la cannibalesca e tragica pratica dei finanziamenti a babbo morto a strutture e organizzazioni che in un mercato libero sarebbero già state defenestrate.
Parliamo della Roma dove le 43 farmacie comunali sono tutte in passivo (le farmacie private, dicono, sono tutte in attivo). Per non parlare dell’ATAC -l’azienda pubblici trasporti di Roma-, dove ogni giorno 970 autisti su 6500 restano a casa per malattia o altro. Vedere questo articolo su Il Messaggero. In Italia le aziende partecipate da Enti pubblici non vanno da nessuna parte (Milano esclusa).

Nel Tigullio il problema è diverso: i dipendenti non sono fannulloni o assenteisti ma è la struttura aziendale a essere costosa e inefficiente. A ciò sembrano aggiungersi scelte pessime compiute dalle dirigenze degli ultimi decenni: prezzi alti, taglio delle corse, controlli degni di un passato che potrebbe risalire all’Egitto dei faraoni o alle Grotte dei Balzi Rossi. Nel Tigullio si può anche pensare di fare il servizio di trasporti migliore del mondo, pubblico come a Bogotà. Ma si deve fare con coraggio, senza continuare a perseverare negli errori!

In sintesi, SE davvero vogliamo salvare i dipendenti della ATP Tigullio, e il necessario servizio di trasporti, si deve rinnovare completamente la struttura. La si chiuda e la si riapra in compartecipazione privata o pubblica ma su basi di efficienza anglosassone: è il solo modo per evitare che i cittadini vedano buttare al vento il prelievo forzoso delle tasse per finanziare un’azienda che sarebbe stato opportuno chiudere già da molti anni. E’ il solo modo per garantire un futuro certo e sicuro (con uno stipendio più degno di quello attuale) ai dipendenti di ATP.
Si scioperi non per mantenere aperta una struttura che divora i propri figli, ma per chiuderla, mantenendo il personale ma dandola in mani di manager capaci di ottenere utili e risultati sociali.

A Londra, dove c’è la migliore metropolitana del mondo (un miliardo di biglietti all’anno, 402 km. di lunghezza), nel 2018 sarà inaugurata la nuova linea di super metro, lunga 118 km. e dal costo di 18 miliardi, con una stazione sotterranea grande quanto 3 campi da calcio. Tutti i cittadini premono perché la Crossrail (così si chiama la nuova linea che servirà 200 milioni di passeggeri all’anno) passi sotto casa loro: l’esatto contrario di ciò che avviene in Italia, dove per fare un’opera ci vogliono secoli (la Gronda di Ponente a Genova, la Salerno-Reggio Calabria) con millenni di ricorsi al TAR e processi vari.

Dissentiamo pertanto dalla mozione votata all’unanimità, che impegna il Comune di Sestri Levante a un aumento del 25% della sua quota di contributi, con un ex voto che richiede  un nuovo “piano industriale” per la ATP.
Ma quale piano industriale: bus vecchi, dipendenti sottopagati, linee in calo! Non si deve cambiare il nome del dirigente: si deve chiudere e rifare tutta l’azienda da capo, con un’unico imperativo: essere efficienti per il bene di cittadini e dipendenti.
Il modello per il Tigullio non può essere Il Cairo, ma Honolulu (97% di copertura del territorio con tempi medi di attesa per i bus di 9 minuti), la California o Tucson o  Helsinki.
P.S. Tutto ciò avviene mentre proprio nel Tigullio vi sono Comuni con passivi appena rilevati sui propri conti ordinari molto alti. Parliamo di milioni di euro che servirebbero a pagare bollette e dipendenti…

Sistema di controllo biglietti a Curitiba, Brasile

Sistema di controllo biglietti a Curitiba, Brasile

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  1. Paolo Zolezzi ha detto:

    Quando gli Enti pubblici si limiteranno al loro ruolo di arbitri e si asterranno dal voler agire come scadenti giocatori tutto andrà per il meglio! Dovrebbe essere vietata la gestione di una attività imprenditoriale ad un Comune od altro ente pubblico di controllo.

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