Published On: Mer, Lug 27th, 2016

Il Coro dialettale “I ragazzi dei Frati”, recita e canta ai bagni Liguria. Spettacolo imperdibile

Questa sera il  Coro dialettale “I  Ragazzi  dei  Frati” presenta  

Da Levante 
ovvero La Baia del Silenzio

canti, poesie e altro in dialetto e in italiano

Sestri Levante –   30 luglio 2016 BAGNI LIGURIA inizio spettacolo h. 21

 Sono davvero mille le storie e le canzoni che saranno raccontate e cantate. Di seguito alcuni testi e il programma:

 

titolo dei brani

 

recita

 

canta

 

coro

Saluto e informazioni di EGLE
 

La Baia delSilenzio di Marilda Nicolini

 

Giulio

 

00

 

Se vedemmo da-i Fratti      di Nino Nicolini

 

Nino e Ale

 

dirige Tommy

 

 

 

Presentazione  EGLE

 

Egle

 

A

 

La leggenda di Sestri Levante

 

Margherita

01 In scio-o mâ de Pòrtobelo    

di Bozzo e Dodero

Ale Coro
B Dio, Levante e Portobello

di Mario Antonietti

Perla
02 A mæ casa     

di Del Pino e Petrucci

Natalino Coro
C

 

Portobello

di Danila Olivieri

Pia
03 O mâ  

di Trenet e Lasry testo di Alessandro Riccomini

Ale Coro
D La baia del silenzio

di Giovanni Descalzo

Maria Giulia
04

 

Ninnamì       

di Marco Cambri

Pia Coro
E La baia di Levante

di Mario Antonietti

Roberto
05 Il volto nella sabbia  

di Giancarlo Crovetto e Nino Nicolini

Nino e Ale Coro
F Gente semplice

di Mario Antonietti

Angelo
06 Olè Via Cappuccini

di Marisa e Marilda Nicolini

 

Giulio Pia Natalino Roberto

Dino Ornella Angelo Grazia

Margherita e  Coro

G La sciabica

di Giovanni Descalzo

Maria Grazia
07 A Bazann-a       adattamento di Giancarlo Crovetto

da una canzone di Marcenaro – Dellepiane

Ornella Coro
H Conosce Sestri Levante

di Tino Nicolini

Dino
08 Saluta Sestri (Ciao salutime in pò Sestri)

di Antola  e Anselmi

Ale Coro
I Campanella dei cappuccini

di Giovanni Descalzo

Salvatore
09 Madonninn-a di pescòei

di Vigevani e Carbone

Pia e Ale Coro
L Sestri e i Sestresi

di Mario Antonietti

Marina
10 Sestreixi in Paradiso

testo di Mario Antonietti musica di Nino Nicolini

Ale Coro
M A chitolla inbarsamâ

di Luigi Gigi Disnella detto Placanica

Natalino
11 Il mio paese

di Mario Antonietti

Tommy Coro
12 Sestri al sole

di Mario Antonietti

Ale e Pia Coro

INDICE

EGLE – Saluto
– Come in tutti i nostri spettacoli anche stavolta vorremmo compiere un’opera benefica.
Durante l’intervallo, dopo un breve saluto del nostro Parroco don Luciano, passeremo a ritirare la busta, che avete trovato sulla sedia, con le vostre offerte a favore dei lavori di ristrutturazione della Parrocchia (per sestrini la Parrocchia è Santa Maria di Nazareth).

Insieme alla busta vi abbiamo distribuito anche un foglio con il   programma dello spettacolo e un foglio con un estratto del racconto di Marilda  “La Baia del Silenzio”

Giulio
Una Baia che sembrava disegnata con il compasso, la spiaggia, da una parte un gruppo di case affacciate sul mare, dall’altra una manciata di scogli. Il tutto sovrastato da una chiesetta in cima a una collina ricoperta di pitosfori, palme e agavi. Tutto il mondo era lì, non c’era bisogno d’altro.

Gli abitanti erano famiglie dignitose, composte da nonni, genitori e figli.

Certe albe, quando l’aria era particolarmente tersa, i genitori svegliavano i figli che assonnati erano trascinati alla finestra per vedere una macchia all’orizzonte.

Era la Corsica e i bambini sognavano di terre lontane, abitate da pirati.

Le parole che avete appena ascoltato, tratte dal racconto di Marilda Nicolini “La Baia del Silenzio” (che recentemente è stato oggetto di “Pascal”, la trasmissione di RAI Radio 2), dipingono un ritratto di Levante.

Come tutte le estati di questi ultimi otto anni, ai Bagni Liguria, qui “Da Ponente”,ovvero “La Baia delle Favole”, arriviamo noi “I Ragazzi dei Frati”

 

 ... Partiamo dunque con una leggenda che ci descrive la nascita del golfo…

La leggenda di Sestri Levante

 C’era una volta un posto incantevole affacciato sul mar Ligure, un angolo dove il mare era più azzurro e dove il sole si specchiava più a lungo.

Le sirene,incantate da quel  magnifico scenario offerto dall’isola di Sestri Levante, la scelsero come loro dimora e si adagiarono sugli scogli,che come piccoli troni emergevano dall’acqua,
Dalla riva, Tigullio il più giovane e baldo dei Tritoni, vide un giorno Segesta, la più bella e affascinante delle Sirene, con gli occhi più azzurri del mare, i capelli più lucenti del sole e si s’innamorò perdutamente.
Una notte, mentre la luna rendeva d’argento gli scogli e le stelle palpitavano come il suo cuore, Tigullio tentò di rapire Segesta.
Nettuno, dio del mare non gradì che quel paradiso venisse privato della più fulgida delle sue gemme e punì Tigullio pietrificando il suo braccio proteso a ghermire la sirena.
Nacque così un meraviglioso istmo che congiunge l’isola alla terraferma.
Ai lati di quell” istmo poco a poco sorsero tante caratteristiche casette.

Si formarono così i due volti della città, le due arenose spiagge, i due piccoli e romantici golfi che presero il nome di  “Baia delle Favole” e “Baia del Silenzio”.

 Piero Bozzo e Agostino Dodero, due grandi della musica popolare genovese, hanno composto la canzone “In sciô mâ de Boccadâze”. I contenuti del testo ricordano molto l’ambiente che, chi ha avuto la fortuna di nascere a Sestri ed in particolare da Levante, ha vissuto nella giovinezza. Per questo i Ragazzi dei Frati l’hanno ribattezzata :

 In sciô mâ de Pòrtobelo

 di Piero Bozzo e Agostino Dodero (versione sestrina)

Mario Antonietti, un poeta nostro concittadino che noi ammiriamo, ha descritto con pochi versi la nascita di Levante e a noi piace credergli …

Dio, Levante e Portobello  di Mario Antonietti

Perla ci racconta come, secondo lui, è avvenuto  

Finito di dipingere ‘l Creato gli vanzò ‘na manciata di colori. Si disse: “or di questi che ne faccio?” aprì la mano e li buttò a casaccio. Fatto ‘l gesto, li volle un pò vedere e s’affacciò dal solito sportello.

Quello che vide, ve lo voglio dire: era nato LEVANTE e PORTOBELLO.

 Molti sestrini erano marinai e le loro case, da Levante, si assomigliavano molto alla casa della canzone di Del Pino e Petrucci vincitrice, nel 1963, del  festival della canzone ligure

 A mæ casa di Del Pino e Petrucci

 Danila Olivieri é nata a Sestri Levante e  vive nella frazione di Riva Trigoso.
Con i suoi versi ha ottenuto numerosi riconoscimenti in Premi dialettali regionali, nazionali ed internazionali.

Anche lei non ha resistito al fascino di Levante e lo manifesta con questa poesia che ci reciterà Pia

 Portobello di Danila Olivieri

Lùvego o mâ inta baia, stammattinn-a

co- e smorte tinte de cæ

comme fiori posæ

into giotondo a-a marinn-a-

a litanïa do vento -intensa tra i scheuggi-

lentìscima a sponcia in sciâ riva

l’urtima tremàxion de l’inverno.

O se mèsccia tutt’assemme

o robin arissòu de scciumme

de ballerinn-e  de onde

e a luxe a strassa l’orizzonte,

a sfiora e ciglie a-e parme da liggia,

a zinzann-a tramèzo a-e navate

de quëte da gèxa cappuçinn-a

e a s’assetta in scê curve

de collinn-e;  poi, scuggiando leggera

tra i ciccioëzi d’atteisa

de vèie che zà frèmman fughe

verso o mâ, in sciô mâ che o l’aspëta

a luxe in derrê a vègne cian.

O s’aççende o gianco barco lontan:

fantàxima de lunn-a che tra lamenti

de vento e de gabbiaen

o se deslengua derrê à l’Isöa

into mâ che o scciumma l’infinio.

Tetro il mare nella baia, stamane

con le smorte tinte delle case

come fiori posate

nel girotondo alla marina-

la litania del vento- intensa tra gli scogli-

lentissima spinge sulla riva

l’ultimo brivido dell’inverno.

Si solleva all’improvviso

l’abito arricciato di schiume

delle ballerine delle onde

e la luce squarcia l’orizzonte,

disfiora i cigli alle palme della balza,

indugia tra le navate

di quiete della chiesa cappuccina

e s’accoccola sulle curve

delle colline; poi, scivolando lieve

tra i bisbigli d’attesa

delle vele che già fremono fughe

verso il mare, al mare che l’attende

la luce ritorna piano.

S’accende il bianco battello lontano:

fantasma lunare che tra lamenti

di vento e di gabbiani

dispare dietro l’Isola

nel mare che spuma l’infinito. 

Il mare di Sestri ha ispirato molti poeti e musicisti, tra i quali  anche chi ci ospita questa sera ai Bagni Liguria :Alessandro Riccomini che, sull’aria di una famosa canzone di Charles Trenet, racconta la sua versione di una storia d’amore finita.

O mâ musica di Charles Trenet  testo di Alessandro Riccomini

O mâ

de primaveia me porte o tò profùmmo

quande ti stâvi chi,

con mi

davanti a-o mæ mâ

in sciô mæ cheu

Staséia

veddo i teu euggi

riflessi inta lùnn-a

e me ricordo ancòn

câo mâ

e paròlle che mi

no tò dîto mai.

Vorriæ

strenzite a-o cheu

e dâte o mæ amô;

vorriæ

un’âtra vìtta

un’âtra òcaxón.

A-o mâ

gh’ò dîto che

no pòsso ciù restâ

no pòsso ciù aspêtâ

câo mâ

chi sénsa o mæ amô e a mæ vìtta.

 

Un altro poeta nostro concittadino, Giovanni Descalzo, ha intitolato una sua poesia “La Baia del Silenzio”.

Il poeta descrive così bene il golfo di Levante che,proprio da questa poesia, è nato il nome che oggi diamo tutti alla Baia.

Maria Giulia ci presenterà….

La Baia del Silenzio di Giovanni Descalzo

In alto, sul cheto piazzale

intorno alla chiesa e al convento,

si elevano l’ombre

di piante impassibili e gravi

cui giunge la ronda del vento.

 

I monaci vegliano forse

pregando con preci latine,

gettando ogni tanto

lo sguardo su fluido specchio

dai vani di celle piccine.

E il mondo che è tutto un affanno,

che è tutto una pena e un’angoscia,

per loro è la voce

dell’onda che or bacia lo scoglio

ed ora più rabida scroscia.

La bella chiesina fraterna,

da l’alto di breve scalea,

s’affaccia a guardare

con quella campanula sola

su tutta l’estesa marea.

 

E’ semplice come la grazia

che ignora gli stolti artifici:

non cela tesori,

ma solo è gelosa custode

dei propri più teneri uffici.

 

E pare un rifugio sicuro,

un piccolo porto d’oblio

in tutta quiete

ma dove è possibile assurgere

ancora all’altezza di Dio.

 

 Marisa e Marilda Nicolini, quando erano ragazzine, mettendo insieme con arguzia e simpatia melodie di canzoni famose, ne avevano composto una nuova che descriveva gli abitanti di una via del rione dei Frati, tutte persone semplici …

Natalino, nostro corista ed esperto sulla “vecchia Sestri”, ci fa adesso un ritratto di quei tempi, ci porta indietro e ci fa ricordare…

Olè Via Cappuccini di Marisa e Marilda Nicolini

Sull’aria di O cangaçeiro

Olé Via Cappuccini

nel cuor sempre sarai!

Olé Via Cappuccini

nel cuor sempre sarai!

 

Sull’aria di Buongiorno tristezza

In fondo alla via

c’è una casetta con Giuliano e Vaio

e poco più avanti

ci sta il bel Litto che fa lo stracciaio;

 

con lui c’è la Ione,

la moglie, insieme al figlio prediletto:

si chiama Giancarlo

ed è “pei rosso” come un diavoletto.

 

Al piano di sotto

c’è una tedesca che sa l’italiano

mentre a pian terreno

la bella “Boxelinn-a” troveremo.

 

Al numero sette

ci sta un biondino detto Natalino

e proprio lì a fianco

ci sta un ragazzo che si chiama Franco.

 

C’è poi una famiglia

che occupa di sotto tutto il piano:

si chiama Henriquet

ed il papà faceva il Capitano.

 

Sull’aria di Canzone da due soldi

Finalmente poi ci sono i Nicolini,

papà e mamma, nonna, gatto e tre bambini.

Hanno in casa sempre tanta tanta gente

perché quattro son le stanze da affittar.

 

Lì davanti sulla spiaggia c’è Tonitto,

con la barca porta gente in mezzo al mare

dove trova Salvatore che a pescare

va col gozzo, con le nasse e il bolentin.

Sull’aria di Lilì Marleen

Quando ritorna

nella sua casetta

trova lì sua moglie

chiamata Gaglionetta,

la “Barbatann-a” è lì vicino

poi c’è la Relia

nel magazzino:

che puzza sentirà

nessuno ci può andar.

 

Sull’aria di Buongiorno tristezza

C’è poi un palazzone

dove ci stanno ventitre persone

il buon Sperandio

con Anna che è adottata dallo zio.

 

C’è anche un Albergo

che tutti noi chiamiamo Filomena,

un carabiniere

che mette in riga Angelo e Michele.

 

Ci son le Tacchine

che insegnan l’alfabeto alle bambine

e dopo c’è Citto

per gli stranieri:spiaggia,alloggio e vitto.

 

 

Sull’aria di O cangaçeiro

Olé Via Cappuccini

tu non finisci qui.

Vai dai Frati Cappuccini

dove tutti noi bambini

tra preghiere, giochi e canti

grandi stiam per diventar!

 

Olé Via Cappuccini

nel cuor sempre sarai!

Olé Via Cappuccini

nel cuor sempre sarai!

Quante volte da Levante abbiamo visto tirare la rete dalla spiaggia… Giovanni Descalzo ce lo ricorda nella poesia che ci propone Maria Grazia 

La sciabica di Giovanni Descalzo

Hanno stesa l’immensa collana

sul golfo tranquillo,

e i vecchi la tirano, prima radi

quindi serrati in catena,

poggiando sulla bretella

il peso del corpo e lo sforzo.

 

Appaiono lenti i barili

e i sugheri allineati

mentre si fanno pronostici.

 

Quando la sacca é prossima

e gonfia giunge al frangente,

tutta una folla di estranei curiosi

si pigia e s’accalca

intorno ai pescatori.

Urta, spinge, vuol vedere

la nuova preda strappata al mare

non badando nemmeno a l’onda

che molle s’insinua tra i piedi,

pur di sorprendere l’attimo

in cui si svela un nuovo mistero.

 

Viluppi d’alghe e ammassi di meduse

restano a riva dove la gran rete

appare floscia, come affaticata

tra grovigli di funi.

 

I vecchi la sciacquano e stendono soli

mentre i curiosi si partono

ancora una volta delusi.

 

A Sestri vi erano molti pescatori, soprattutto da Ponente, e vi erano molte donne che si dedicavano alla vendita del pesce pescato dai mariti. Tra queste vi era la Sunta, detta

A Bazann-a

 adattamento da una canzone di Marcenaro – Dellepiane

Cô o seu carretto tutto pin de pesci

l’arrive  a Sunta,  dîta anche Bazann-a,
e a mesce i pesci drentô in te ‘na çesta

co-a bansa ch’a pä un pôrpô strappassôu.

Gh’e in pö de tûttô sôtta a quellô saccô

tûtt’insûppôu de ægôa  e de sä
A Sunta a passe e a  sbragge in mëzô a-e case
e tante donne chinn-an pë accattâ:

 

“Gh’ò i pesci vivi donne!

Sôn da bôggï e da frizze..

Da mette in scia grixella
e ascì pë fä ô ciuppin!!

 

Ma amiæ che roba donne…
gh’è chì l’argentô vivô

Anchêu vë daggô a prexo

di belli môscardin.

 

Bôghe, laxerti, anciôe

da impive l’arbanëlla;

l’è o  Gioan c’o l’à peschê

davanti a Portôfin”.

 

 

Gh’é a mezôgiôrnô e poèle in scì fôrnelli…

chi s’impe ô tian d’ancioè cô-e patatte

chi invece o bôgge mûscôli o naselli

e ûn bôn prôfummô o se diffônde a Sestri

Poi lì davanti a quellô ben de Diô

l’arrive i ommi, i vegno da lòuâ,

e i s’abbuffan collandô zù d’asbriô

poi benedisciàn ô pescòu e o mâ.

 

“Gh’ò i pesci vivi donne!

Sôn da bôggï e da frizze..

Da mette in scia grixella
e ascì pë fä ô ciuppin!!

 

Ma amiæ che roba donne…
gh’è chì l’argentô vivô

Anchêu vë daggô a prexo

di belli môscardin.

 

Bôghe, laxerti, anciôe

da impive l’arbanëlla;

l’è o  Gioan c’o l’à peschê

davanti a Portôfin”.

 

Bôghe, laxerti, anciôe

da impive l’arbanëlla;

l’è o  Gioan c’o l’à peschê

davanti a Portôfin”

Tramonto a Sestri

Tramonto a Sestri

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