Published On: Mer, Ott 30th, 2013

Il Datagate e i media europei. Tutti spiano, da sempre

Non vedo la profondità dello scandalo “Datagate”: in Italia abbiamo già avuto lo scandalo delle intercettazioni Telecom, che ci frega delle intercettazioni USA? E’ più che chiaro (tranne che per la stampa europea) che tutti spiano tutti, tanto più dopo che il web, le telecom e l’elettronica hanno dato ancora più fiato alle trombe silenziose dello spiare pallido e assorto sopra un rovente muro d’orto. Notizia di oggi: anche la UE spia gli USA. Ma dov’è lo scandalo? E’ così da sempre, purtroppo, o per fortuna (non è un mistero che la Merkel, come altri governanti tedeschi, abbia rapporti privilegiati con la Russia…).
La novità è che oggi il controspionaggio è altrettanto forte dello spionaggio, e l’esplosione del Datagate è opera della Russia o di un pallido eroe solitario. C’è da pensare che sia valida la prima ipotesi, visto anche dove è rifugiato Snowden, il che è un palese indizio del bipolarismo europeo alla vigilia del Trattato di libero scambio USA-UE. Questo asinismo di Buridano dovrebbe preoccuparci molto, visto che non vorremmo essere davanti a un nuovo accordo von Ribbentrop-Molotov…
Comunque sia, la crisi è anche una conseguenza dell’innalzamento del livello tecnologico e mediatico. Per giunta i media europei tendono a parlare d’altro, invece che della crisi della UE, e il Datagate cade a fagiolo. L’unica verità politica del XXI secolo l’ha scritta Kaplan e consiste in due parole: MEDIA EVO*

 

*Nel 2006 la rivista Aspenia (diretta da Marta Dassù e Lucia Annunziata) ha ospitato un dibattito sui media, introdotto da un saggio di Robert B. Kaplan, titolato Media-Evo.

Secondo Kaplan, in una società dominata dall’informazione i politici sono più deboli, mentre i giornali diventano sempre più autoritari: “C’è un nuovo tipo di tirannia, quello dei media, che sta alzando la testa. E’ esercitata da una massa d’urto che fa paura: non elettiva, non controllabile, passa da un linciaggio all’altro… Non può mai essere nel torto perché si dichiara al servizio dei deboli e degli oppressi, ed è qui il suo potere di opprimere”.  Kaplan individua nel 1968 la time-line dopo la quale i mezzi di comunicazione hanno cominciato a rivestire il ruolo di santificatori. Citando Samuel Huntington, Kaplan scrive che dopo la rivoluzione pop “l’arroganza del potere venne sostituita dall’arroganza della morale [il giustizialismo, opposto dell’etica, ndr]”. I media cominciarono ad agire in competizione diretta con i politici, “la segretezza divenne sinonimo di male, e il concetto di denuncia venne elevato a principio”. I media “missionari” sostituiscono la fede e l’etica laica con una morale universalista che scimmiotta il papato del Medio Evo e sostituisce la filosofia politica con la cronaca machiavellica. La continua gogna mediatica è la risultante del nuovo totalitarismo.

datagate

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