Published On: Gio, Set 14th, 2017

Il leudo in navigazione a vela latina. Foto di Alex Roggero

Pubblichiamo le fotografie del leudo Nuovo aiuto di Dio, scattate nel corso di un’escursione fatta con navigazione a vela latina (agosto 2017).
Le fotografie sono state scattate da Alex Roggero, scrittore, giornalista e fotografo che risiede a Sestri Levante (questo è il suo sito).
Nel corso di tutta l’estate 2017 è stato possibile navigare a bordo di un’imbarcazione storica ormai quasi unica (speriamo sempre di salvare il leudo di Lavagna… per il quale il comune di Mentone potrebbe investire) e celebrata comunque in tutto il mondo dalle riviste di settore. Il leudo di Sestri Levante (patria dei leudi “rivani”) è perfettamente conservato -e i rivanetti, versione mini di una nave che navigava fino a Ischia, i Sardegna e in Tunisia, sono ancora numerosi.
Peccato per alcuni tragici episodi, come la demolizione assurda di alcune imbarcazioni, avvenuta a Chiavari.
Cliccare sulle foto per ingrandirle.

STORIA E STORIE DEL LEUDO E DELLA TARTANA LAVAGNESE (del capitano Pier Luigi Caffese)

Premessa.
Il mar Ligure dove navigavano i leudi, e le tartane antecedenti il leudo rivano, girarono il mondo inquadrate nella Marina Genovese e poi in quella Francese che porto’ anche le tartane genovesi-lavagnesi in Cile, che i francesi cercarono invano di colonizzare nel ‘700.
Dedico questo libro ai miei parenti argentini, cileni, americani e lo dedico a Sestri Levante, il Tigullio ed il mio grande Nautico di Camogli.
Noi abbiamo conosciuto il leudo come trasportatore di vino ma la tartana ed il leudo sono stati i piu’ grandi trasportatori di ardesie nel Mediterraneo. La tartana che è stata costruita a Lavagna, dato che a Genova costruivano velieri più grandi, ha girato il mondo, entrando nel romanzo Il Conte di Montecristo di Dumas padre.
La tartane genoise  è una barca caratteristica a vela del Mediterraneo. Il nome sarebbe hanno origine nella parola araba taridah che significa “nave”.
Utilizzato a tutti gli effetti, ha navigato in tutto il mondo e più in generale nel bacino occidentale
.

Sul leudo ci sono ottime note in letteratura di Descalzo e ci sono le nostre cantate da marinai che si facevano in spiaggia a Lavagna (dove ora c’è il Porto turistico) ed a Sestri e Riva T. accendendo il fuoco di una ciappa dove noi squattrinati ma ingegnosi, si cuoceva pesce e muscoli pescati in compagnia di avvenenti bionde nordiche, bevendo vino non dal bicchiere ma tipico accessorio di vetro che lo faceva scendere sul labbro u pirun.
Per noi il leudo era mitico dal vino navigou (cioe’ aggiungevi acqua di mare alle botti che ti bevevi), al famoso filetto essicato di delfino (ora vietato) ma che ci faceva dire musciame meglio del caviale.
Molti non ricordano che quasi tutti i piu’ famosi piatti liguri derivano dal mangiare a bordo di tartane prima e leudo poi.
A faina’ pare venisse da ceci trasportati imbevuti di acqua di mare che per non buttarli via vennero messi a cuocere sulla ciappa (lastra di ardesia).
I liguri erano celti antichi, cuocevano anche sul granito e su pietre di mare messe in bugliolo o secchio.
I famosi testaieu che in Graveglia si fanno nei testi di coccio, io li facevo su scogli di granito facendo il fuoco a vulcano. Poi cotti mettevo la lardata o acciugata. Cioe’ nel mortaio o mortero spagnolo mettevo lardo con piante di mare tipo salicornia (da noi è l’asparago di mare) o l’oblone che sopravvive a Oristano nella merka che è musao o muggine bollito in acqua di mare, aggiungendo ancora piu’ sale che si faceva in bacinelle sul leudo e fasciando poi il muggine bollito con l’erba oblone che una volta era a Punta Manara. Vecchi pescatori sestresi mi raccontavano che si facevano anche imitazioni di stoccafisso e bacala’ con i famosi naselli dei poveri i potasseu. Il bagnun rivano di acciughe, o sarde sciu a ciappa con e signorine, tracine, cue russe è figlio di questa cultura. Ricordo che l’armatore di un leudo mi mandava a prendere castagnole vive con rudimentale gabbia. Poi le innescava vive e prendeva dentici o qualche leccia. Era il mio mito. Io vendevo rocci di vermello a questo armatore che mi pagava in gotti di aleatico d’Elba ormai introvabile…”
Il testo di P.L. Caffese SEGUE QUI
QUI notevoli foto di leudi
 (anche californiani) dell’agenzia Bozzo.