Published On: Mar, Lug 23rd, 2019

Il masso di Cichero contiene invocazioni alla divinità celtica Avicantus. Fu rimosso dai benedettini di Bobbio?

       Sabato 20 luglio, in occasione dell’annuale trasferta a Bedonia per gli scambi culturali Tigullio-Val di Taro,   organizzati dalla Sezione Tigullia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, è stato dato un annuncio importante relativo all’ormai famoso “masso di Cichero” e al contesto religioso in cui si ritiene di poterlo collocare.

      Il prof. Giovanni Mennella e il dott. Paolo Fiore, entrambi “epigrafisti”, il primo per l’età classica e l’altro per l’età medievale, hanno sviluppato, nei loro interventi, uno all’altro complementare, un tema che ha consentito di inquadrare il grande masso ricoperto di incisioni nel periodo dell’evangelizzazione messa in atto a partire dal VII secolo nell’entroterra della Liguria di levante dai monaci del monastero di Bobbio che nella loro opera pastorale ricorrevano a metodi a dir poco singolari per convertire alla religione cristiana popolazioni ancora tenacemente legate a culti pagani. 

      Secondo il prof. Mennella “La lettura e l’interpretazione dei segni tenderebbero a confermare l’ipotesi iniziale di un luogo di culto dedicato a una divinità preromana, o meglio celtica, poi latinizzata con la romanizzazione dell’area. L’esame sistematico delle incisioni mostra infatti una persistente ripetitività di tre lettere (A – AV – AVI) probabilmente riferibili all’abbreviazione del nome della divinità, che si sarebbe chiamata Avi(—), un prefisso ricorrente nell’onomastica celtica. In questo caso potrebbe trattarsi di Avicantus, protettore delle fonti e delle acque sorgive, il cui aiuto veniva  invocato, in Val Cichero, incidendone il nome su questa sorta di altare e accompagnandolo con dei numerali che potrebbero riferirsi a offerte fatte o a sacrifici”. 

Avicantus (legato ai Celti di Nimes in Francia) risulta poco nella casistica italiana su web, il che è un indice della decadenza culturale che ci pervade… Per esempio la lista di divinità celtiche su Wikipedia italiana è decisamente più povera di quella spagnola, dove Avicantus compare. Per non parlare degli studi inglesi (qui, pagina 97…).
Avicantus sarebbe legato alla sorgente del Vistre nei pressi di Nimes, nell’attuale Provenza francese. Vedere questo testo, a pagina 27, con l’iscrizione qui sopra.
Dalla Provenza il culto sarebbe arrivato fino alla Liguria.

      La posizione in cui attualmente si trova il masso lascia pensare a uno scivolamento a valle per un evento naturale. “Non è tuttavia da scartare l’ipotesi – afferma il prof. Mennella – che sia stato deliberatamente rimosso dal luogo originario per impedirne l’ulteriore utilizzo“. In questo caso gli autori della rimozione potrebbero essere stati i monaci di Bobbio, seguaci dell’irlandese Colombano, che non esitavano a distruggere i simboli e i luoghi di culto pagani. Del resto, come ha poi spiegato il dott. Paolo Fiore nel suo intervento, nella chiesa di Santa Maria di Piazza, in territorio di Deiva Marina, è presente una lapide di marmo con sopra scolpita la cosiddetta “Lettera giunta dal Cielo“. Questa lapide è della fine del VII secolo-inizio dell’VIII e proprio per l’epoca e per il contenuto è stata attribuita ai monaci di Bobbio. Il testo riporta la raccomandazione di rispettare il riposo festivo accompagnata dalla minaccia, per chi non lo avesse rispettato, di epidemie e di eventi calamitosi. Il fatto che fosse “giunta dal cielo” e scritta personalmente da “N.S. Gesù Cristo” conferiva autorevolezza alle prescrizioni in essa contenute. In un mondo rurale ancora diffusamente pagano e restio a convertirsi  la “Lettera” rappresentava pertanto un efficace supporto all’opera evangelizzatrice dei monaci. Altrettanto deve esserlo stata la distruzione dei simboli ancora presenti e di cui sui monti di Cichero è rimasta una importante testimonianza. “Unica nel suo genere” ha detto il prof. Mennella.