Published On: lun, Feb 6th, 2012

Il partenzista: l’esordio solista di Lorenzo Capello

Che la scena jazz italiana goda di ottima salute non è una novità. Anche la Liguria negli anni è stata in grado di ritagliarsi una nicchia all’interno del genere, con festival, piccoli club e ottimi artisti che portano avanti il vessillo di uno dei generi musicali più complessi ed affascinanti. Uno su tutti il batterista Lorenzo Capello, sestrino anzi rivano classe 1970, ora alle prese con l’uscita del suo primo lavoro solista Il partenzista, coprodotto insieme a Raffaele Abbate per l’etichetta chiavarese Orangehomerecords. Dieci tracce più una a sorpresa, una ghost track, scelta tutt’altro che consueta per questo genere, a voler ribadire l’assoluta volontà di dar vita a un qualcosa di concretamente diverso. “Il disco nasce dalla traccia che gli dà il nome, un demo registrato per un concorso con due batterie più voce recitante – spiega il batterista – poi ho messo insieme tanti altri miei pezzi nati in vari modi, tra cui esercizi di composizione e arrangiamento, senza voler creare un concept album anche se poi, inconsapevolmente, lo è diventato”. L’idea del partenzista, figura smaniosa, impaziente e curiosa, accomuna un po’ tutti i pezzi: “è il contrario dell’arrivista, nel senso che vorrebbe far qualcosa, avere la premura di arrivare da qualche parte, ma in realtà non è ancora partito”. Trasfigurato nell’autore, troviamo il partenzista anche in copertina: l’attesa, una valigia, un libro, tanti effetti personali scelti solo apparentemente a caso; sullo sfondo, il binario della stazione di Riva Trigoso. “Ho scelto il formato digipack con libretto all’interno, un artwork volutamente rock – prosegue Capello – che poi è il genere da cui provengo”. Rock e teatro dunque alle origini dell’artista: “adoro la dimensione teatrale, ne sono affascinato – spiega – cerco di metterne un po’ nella mia musica e anche nei concerti”.

Ogni pezzo nasce per conto suo, qualcuno da una suggestione, altri da un titolo. Tante le suggestioni, gli ambienti sonori, a partire dalla prima traccia, Martin Mystère Vs. Doctor Alzheimer, ritmica swing, tipicamente jazz, che ci porta all’atmosfera fumosa dei club americani, evocando immagini di tavoli da gioco, bicchieri di bourbon, sigari, spari e inseguimenti. Tante le citazioni nascoste nell’album: America di Leonard Bernestein dal musical West side story, “un omaggio ai tempi in cui frequentavo il master biennale alla Fondazione Siena jazz, ma anche un invito a non voler fare troppo gli americani, dando vita e apprezzando la nostra musica, senza guardare troppo altrove”; una cover di Tom Waits, Burma Shave, se possibile ancor più grottesca e militaresca rispetto all’originale; un dejavù da The dark side of the moon dei Pink Floyd. Un pizzico di psichedelia che non guasta, insegnano giganti del jazz come Art ensemble of Chicago e che giustifica la quinta traccia del disco, Everybody’s drug: “un pezzo strutturato come se si entrasse in tante stanze diverse, in ognuna delle quali vi è una persona alle prese con la sua dipendenza, d’altronde chi di noi non ne ha?”. E poi c’è Zucchero filato, in origine parte di una sceneggiatura più ampia, una lunga suite in più sezioni dedicata a un luna park: “c’erano il tiro a segno, in cui il direttore sparava sull’orchestra, il tunnel dell’amore che suonava come un pezzo da balera, i dischi volanti, anche questo un lavoro appartenente ai tempi del mio master alla Fondazione Siena jazz“. E’ arrivato il 26 del mese nasce come pezzo free jazz, basato sull’improvvisazione, e condensa in sè un po’ lo stile di Capello, in grado di sorprendere i suoi stessi musicisti inserendo negli spartiti persino immagini inusuali: “ho lasciato nello spartito delle caselle vuote, dando solo delle indicazioni con intervalli, fischi, risate, per andare a comporre un quadro stralunato – commenta l’artista – l’ho sperimentato anche dal vivo, sorprendendo i musicisti con l’inserimento di immagini inconsuete: nuvole, rotaie, una donna nuda, affinchè tutti traducessero in musica le loro suggestioni visive”.

Il partenzista è acquistabile su Itunes e su tutti i music store digitali: scelta – ahimè – consapevole quanto obbligata per i nostri tempi: “la vendita sul web rappresenta purtroppo un sistema molto freddo e anche un po’ triste di promozione – conclude Capello – si perde la bellezza dell’oggetto da tenere tra le mani, l’emozione di toccarlo, di sfogliare e leggere il libretto”.

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