Published On: gio, Set 13th, 2018

Il pericolo del decreto sul ponte di Genova: dimenticare il resto della città

Corretto e opportuno testo del senatore Maurizio Rossi (proprietario di Primocanale) sul Decreto Genova che dovrebbe essere pubblico oggi o domani: dimenticare gli enormi problemi di Genova, divenuta la quarta capitale del sud Italia, con Napoli, Palermo e Bari, anche se ha grandi potenzialità di rilancio (e non parlo di turismo, piuttosto di industria 4.0 e di un porto che va ripensato, perché i profitti non si generano solo coi container, anzi…).
Rossi dice di temere che -al più- si ritorni al PRIMA della caduta, con un ponte certo più solido, ma con gli stessi problemi di traffico, oltre a tutto il resto: una città senza circonvallazione autostradale è una barzelletta, un porto senza ferrovia merci AV è un’altra barzelletta, una città senza un piano industriale e logistico coordinato non ha futuro (serve almeno un’idea su cosa si deve fare per creare posti di lavoro: i quartieri sono ormai saturi di bar e hotel… Servono posti di lavoro reali e produttivi, legati al sistema scolastico. Serve una società più civile, dove non comandano i teppistelli genovesi di 15 anni, o i gruppi etnici che fanno liberamente (i permessi e la legalità sono per i fessi) la fiesta notturna di fine settimana in piazza Principe a base di musica salsa ad alto volume e cassette di birra. Serve una nuova civilizzazione, in una città troppo dura, con un livello di violenza contenuta e interstiziale davvero difficile da digerire.
Rossi ricorda gli altri collegamenti infrstrutturali insufficienti: treni, aeroporto degni della Bulgaria anni ’70, nonostante alcuni apprezzabili sforzi, ma isolati e senza direzione imprenditoriale (come mai l’aeroporto di Bergamo funziona molto più di quello genovese, nonostante la vicinanza con quelli di Milano?).