Published On: Mer, Feb 8th, 2012

Il ricorso al T.A.R. pende ancora sulla testa del depuratore

L'area ex Viacava in cui dovrebbe sorgere il depuratore cittadino

Apprendiamo che la Regione Liguria è giunta a un accordo per la cessione della area Ronco ex Viacava e che verrà preso in esame il progetto preliminare del depuratore, progetto che non verrà assoggettato alle procedure di impatto ambientale (VIA). – esordisce così Marco Martini, leader del comitato No al depuratore Ronco ­ Viacava – Questo permetterà, eventualmente, di aggirare le criticità che risiedono nell’area, mettendo a rischio ambiente, pozzi d’acqua potabile, salute dei cittadini residenti nelle vicinanze.

Il comitato che riunisce gli abitanti del quartiere Milano, Via Torino e Via Mameli, ha presentato al T.A.R. un ricorso firmato da 140 cittadini di Rapallo che si vedono sottratta la possibilità e la promessa di un parco sostituita da un bel depuratore. A tal proposito, continua Martini: “Ricordiamo inoltre che il T.A.R. non si è ancora pronunciato sui ricorsi che pendono sul depuratore di Rapallo e che sarà nostra cura ricorrere, ulteriormente, in sede legale, perché venga applicata la procedura di valutazione impatto ambientale”.

“Riteniamo questa manovra altamente lesiva nei confronti dei cittadini tutti di Rapallo: agitando lo spauracchio delle multe dell’U.E. si aggirano regole e regolamenti che, normalmente, vengono applicati a tutti, per installazioni e impianti, con molto meno criticità di un depuratore”.

Sull’argomento non si fanno attendere neppure le dichiarazioni del Circolo della Pulce che sintetizza: “sulla vicenda depuratore l’attuale maggioranza che amministra Rapallo ha dato il peggio di sé”. Il presidente del circolo Giovanni Raggio fa esplicitamente riferimento a mesi e anni di silenzi in cui non sono mai state fornite spiegazioni ai cittadini. “Da un’Amministrazione “sobria e concreta” ci si sarebbe aspettato maggiore trasparenza, maggiore informazione ai cittadini, maggiore autorevolezza nel prendere una decisione, qualunque essa fosse stata” e riferendosi ai tentativi fatti dall’Amministrazione di inserirsi nel depuratore di Santa Margherita aggiunge: “in 5 anni questo tentativo non è mai stato rivelato al pubblico: ciò sarà certamente dovuto alla sobrietà e alla riservatezza del primo cittadino, ma francamente a noi puzza (permetteteci l’ironia) di frottola”.

Sul cambio di rotta dall’ipotesi Via Betti all’attuale area prescelta di Ronco non mancano pungenti frecciate contro il consigliere Tosi che “ha candidamente ammesso un bieco calcolo elettorale, dimostrando sostanziale menefreghismo per la sostanza della questione, dichiarando che se l’avessero fatto in via Betti non l’avrebbero votati nemmeno le loro stesse famiglie” mentre il consigliere Cianci avrebbe preferito “la tattica dello scaricabarile, affermando esplicitamente e inequivocabilmente, nell’ambito istituzionale del Consiglio Comunale, che avevano scelto via Betti perché ingannati dai tecnici di Iren”.

Esiste tuttavia almeno un punto di convergenza su cui tutti sembrano essere d’accordo, dall’attuale maggioranza cittadina alle varie forze di opposizione consigliare ed extraconsigliare. L’iter del depuratore, essendo una pratica che va avanti da almeno vent’anni, è stato percorso da numerose amministrazioni. Tuttavia per il Circolo della Pulcele voci degli esponenti dell’Amministrazione si sentirono solo per polemizzare con chi l’aveva preceduti accusando di aver approvato un Puc indicante un sito oggettivamente inidoneo, dimenticando che l’elaborazione del Puc iniziò ben prima ed è merito, o demerito, di diverse amministrazioni, e dimenticando, soprattutto, che al momento dell’approvazione dello strumento urbanistico nessuno (nemmeno gli stessi consiglieri in allora in minoranza) ebbero a muovere alcuna obiezione, perché l’indicazione inserita nel Puc non era certo avallata da studi specifici”.

E se ieri Andrea Carannante aveva manifestato l’intenzione di utilizzare la campagna elettorale per fare i nomi e cognomi dei responsabili e dei partiti coinvolti nell’operazione, anche il comitato no al depuratore annuncia che saprà ricordarsi “dei politici che hanno agevolato tale nefandezza, in questo caso il panorama è variegato, spazia lungo 20 anni di attesa tra Comune, Provincia, Regione e parla di un parco tolto prima di averlo oltre a tante promesse mai concretizzate”. Insomma, da tema propagandistico vincente, il depuratore pare essersi trasformato rapidamente in un potenziale scivolone.

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