Published On: Ven, Mag 31st, 2013

Il sindaco democratico di Chicago che ha chiuso 54 scuole

Da qualche giorno su Linkiesta si discute di America e scuola. Prima con una notizia: gli insegnanti di uno Stato hanno chiesto l’aumento degli stipendi, che è stato accordato, si parlava di 4000-6000 dollari, non gli stipendi da fame (con didattica da fame) dei nostri insegnanti. Dopo qualche settimana però sono state chiuse alcune scuole, costo da eliminare perché viceversa non si trovavano i capitali necessari ai docenti. Si può non essere d’accordo, ma ciò che conviene mettere a fuoco è questo: serve molto coraggio nella politica: mantenere all’infinito lo status quo significa distruggere una nazione intera, come stiamo vedendo. Si può tagliare qualche ramo, se ciò serve a far ricrescere meglio una pianta. Soprattutto se si pensa che -a non fare niente- si rischia la morte dell’intera pianta.
Oggi Linkiesta parla di Emanuel Rahm, classe 1959, primo cittadino di Chicago, che ha chiuso 54 scuole.
“…Avete letto bene, cinquantaquattro, e le ha chiuse perché davano scarsi risultati educativi a fronte di costi valutati eccessivi dell’amministrazione comunale.
Rahm non è nuovo a decisioni forti e il suo carattere risoluto è ben conosciuto tra i democratici. Sì perché Rahm è un democrat, non un pericoloso membro dei tea parties, non chissà quale reazionario della destra stars&stripes nell’America profonda. Anzi, per dirla tutta, è molto vicino al presidente Barak Obama, dopo aver lavorato alla campagna di Bill Clinton.

Ma se pensassimo, anche noi, come il sindaco democratico di Chicago, di chiudere qualche scuola che non funziona?
Questa è la domanda dell’articolista: in un’Italia che chiede in forze il protezionismo e una difesa delle corporazioni, il sindaco di Clinton e Obama forse sarebbe impiccato all’ingresso di una scuola, col plauso di stampa, genitori e bambini. Anche perché nessuno avrebbe voluto spiegare ai cittadini che la scelta potrebbe avere dei vantaggi, per paura di finire impiccato anche lui.
D’altra parte, è difficile trovare soluzioni, perché la crisi impone la sua legge, e non si può chiudere la porta in faccia a nessuno: in Svezia si può, perché il licenziato trova lavoro dopo 10 minuti. Negli USA e nel Regno Unito si può con più difficoltà, perché per il nuovo lavoro possono passare settimane. Ma nell’Italia di oggi, chi trova lavoro?… Qui l’articolo.
obama

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