Published On: Gio, Feb 9th, 2017

Il sindaco di Genova Doria: “Non mi ricandido, non mi dimetto”. Lapalissiano

Per certi versi la dichiarazione del sindaco di Genova è incomprensibile: dopo la bocciatura del tentativo di salvare AMIU (società partecipata comunale dei rifiuti), “affibbiandola” a Iren (altra società partecipata, meno indebitata), Doria ha confermato di non volersi ricandidare ma non si è dimesso.
Forse era meglio dimettersi, oppure ricandidarsi, con un’alternativa secca.
La dichiarazione ricorda quella che ha dato vita -in seguito a una morte- alla parola “lapalissiano”. Il maresciallo La Palice, signore di Lapalisse, infatti trovò una morte atroce nel corso della battaglia di Pavia, nel 1525. Un suo necrologio venne travisato e il risultato fu questo:

Un quart d’heure avant sa mort il était encore en vie” (“Un quarto d’ora prima della sua morte egli era ancora in vita”).

Marco Doria non ha certo subito una sconfitta pari a quella di Pavia, che fu il centro della fine dell’Italia (da allora fu solo una lunghissima decadenza politica), tuttavia il risultato resta ambiguo: non presenterà la propria candidatura alle prossime amministrative di maggio né intende dimettersi. Il PD non troverà positivo questo esito, quasi suicidatario. “Ho svolto il mio ruolo di sindaco per spirito di servizio – ha detto Doria -. Non intendo ricandidarmi ma con immutata passione non intendo sottrarmi all’impegno per costruire per Genova un credibile schieramento di centrosinistra aperto alla società civile”.
Il dualismo prosegue quindi: fare il sindaco solo per “spirito di servizio” non basta affatto. Si deve farlo per dare una prospettiva alla città.
La spiegazione sul “non mi dimetto né mi ricandido” più seria è stata: “La città non ha bisogno di un commissario”.