Published On: Mar, Feb 5th, 2013

Il titanio del Beigua risanerebbe l’economia italiana, ma c’è chi dice no, sbagliando

Il monte Beigua e le aree circostanti sono un Geoparco dell’Unesco da alcuni anni. Ciò è un bene o un male per il monte Beigua? Ah, saperlo. Le cementificazioni in realtà potrebbero essere controllate facilmente, se i Comuni facessero il loro lavoro. Il parco porta denaro?
La storia di questi ultimi giorni del Parco Beigua può farci capire quale è la portata del disastro prodotto da un certo (anti)ambientalismo per l’economia italiana.
Nel monte Beigua (a 600 m. di altezza, vicino a Piampaludo) c’è una miniera molto grande di titanio, un minerale pregiatissimo.
Si parla di 400 milioni di tonnellate di minerale, con un valore tra i 400 e i 600 miliardi di euro.
Ci sarebbe tanto denaro (potenziale: bisogna estrarlo, commercializzarlo etc., sia chiaro) da mettere  a posto i conti dell’Italia, portando il nostro debito nazionale da 2000 miliardi di euro a 1500 miliardi, con una percentuale sul Pil migliore di quasi tutte le altre nazioni europee.
Per non parlare delle casse esangui della Regione Liguria, regione condannata alla decadenza, dopo la fine della grande industria.
La Golder Associates, società torinese legata a grandi aziende internazionali, ha proposto alla Regione di versare 500 milioni di euro ogni anno per utilizzare le miniere del parco del Beigua.
Con 500 milioni ogni anno ci sarebbero 10.000 euro da versare a ben 50.000 aziende liguri: quanto basterebbe per rilanciare le piccole imprese e incentivare le assunzioni e ammazzare la disoccupazione. Il rilancio dell’economia produttiva non sussidiata creerebbe ricchezza tale da potere investire nella difesa REALE dell’ambiente e dei beni artistici liguri.
Invece di stendere tappeti rossi, sembra invece che i liguri si siano inginocchiati davanti ai predicatori di sciagura. La ipotesi viene osteggiata facendo aleggiare (con ragioni da verificare) la paura dell’amianto: “Noi abbiamo paura di spostare i sassi sul Beigua“, dicono i nemici del titanio. Ma se la situazione è davvero questa, allora chiudiamo il Beigua, mettiamolo sotto cellophane, non blocchiamo persino la proposta iniziale di miniere che sono scavate dentro la roccia, e secondo logica non produrrebbero nulla di pericoloso né sulle valli vicine né sulla città di Calcutta.
Vogliono fare delle infrastrutture per trasportare il titanio“, dicono.
Da quando in una nazione che è ormai in ritardo persino sul Bangladesh, le infrastrutture (fatte bene e non figlie di tangenti!) sono nemiche dell’ambiente? Chiunque può capire che un traffico scorrevole e delle ferrovie efficienti sono utili all’ambiente (in Italia non se ne costruiscono dai tempi di Napoleone e Vittorio Emanuele III, mentre in Francia si sta portando la linea della Riviera Nizza-Marsiglia a una velocità di 200 kmh), perché le code in strada e autostrada sono inquinanti. Come si viaggia ora dalla Liguria a Torino dopo l’apertura della nuova autostrada, meglio o peggio?
Mentre nel Regno Unito si sta completando un enorme parco eolico sul mare (che quindi non rovina la sacralità del panorama…) in grado di produrre elettricità per una città come Genova, in Italia anche le pale eoliche non si possono fare, in nome dell’ambiente. Si tengano allora il petrolio, e lo respirino a pieni polmoni.
Sembra che il mondo sia alla rovescia.
E in effetti conn le moderne tecnologie di scavo, il pericolo dell’amianto è scongiurato, tanto che in un incontaminato fiordo della Norvegia gli scavi e le miniere di titanio sono stati attivati. Forse i norvegesi sono antiambientalisti?

Il colmo si è toccato in Regione Liguria quando il consigliere della lista Biasotti (area centrodestra) Aldo Siri si è appeso un cartello al collo, con accuse contro Burlando e Buccinelli (Pd) che avevano dato delle meritevoli disponibilità all’ipotesi (alla sola ipotesi, n.b.!)  e la scritta NO TITANIO. Una scena da brividi, quanto a demagogia. Non è piuttosto il caso di riflettere serenamente e seriamente su un argomento che potenzialmente potrebbe salvare l’economia di tutti i liguri e persino dell’Italia? Si preferiscono invece teatrini di questa fatta, e si preferisce piuttosto la strategia perseguita da WWF e Italia Nostra, organizzazioni in cui viene da pensare ci siano troppi ricchi, visto che non tengono in considerazione gli aspetti di utilità economica e ambientale delle cose, ma pensano solo alla sacralità della Terra Madre, anche se così facendo -come ci sembra- poi non fanno il bene della “terra madre”. L’ambientalismo moderno dev’essere ben altra cosa. Dev’essere aperto e pragmatico, nel bilanciare costi e benefici. Su questo argomento non serve un atteggiamento da Pulcinella ma servono attente riflessioni, maturate con l’aiuto di ingegneri e tecnici, pragmaticamente e seriamente.

Se nemmeno le miniere si possono realizzare (a priori!), allora il rischio è di trovarci di fronte a un ambientalismo fatto di fondamentalismo e demagogia. Ripetiamo: con 500 miliardi di euro metteremmo a posto il PIL di tutta l’Italia, e con 500 milioni di cash all’anno, la Liguria rilancerebbe l’economia di gran parte delle  famiglie. Invece di tappeti d’oro di fronte a questa possibile fortuna, arriva il festival dei suicidi, supportati a volte da una stampa sempre più incapace di dare contenuti e stimolare alla riflessione imparziale e pragmatica, sempre più incapace di proporre il libero mercato e la scienza. L’Italia non può farcela, se persino le miniere vengono considerate  “contro l’ambiente”. Si tengano il parco Beigua come una Kaaba attorno cui ruotare, ma poi non vengano a dirci che servono altri fondi per “un ambiente” che loro stessi -certo involontariamente- contribuiscono a distruggere. Per fare servono tre cose: denaro, onestà e progressismo. Non pensieri da reazionari riciclati.

Dal Beigua

Dal Beigua

 

 

Displaying 24 Comments
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  1. Redazione ha detto:

    @ Radice. Esatto. Ora, secondo la magistratura (che presenta questioni inquietanti sotto elezioni e con la crisi: Ilva, Eni, Finmeccanica, MPS) si tratta di tangenti, ma allora servono prove e servono i nomi dei corrotti indiani. Il che manca. Ieri gli americani e i francesi hanno ironizzato sul suicidio giacobino dell’Italia, in cui l’unica cosa che funziona è la auto-ghigliottina. Ah, non si trattava di 50 MILIONI, ma di 500 milioni. Anzi l’India, già che c’era ha bloccato il pagamento di nostre merci per 750 milioni. Sul tema leggere questo articolo di Giacalone: http://www.davidegiacalone.it/giustizia/8-settembre-giudiziario/

  2. RADICE ha detto:

    Per Redazione, quelle non sono tangenti, si chiamano mediazioni, la tangente e quella che uno si pappa su di un atto dovuto e vine chiamata anche concussione.
    Mediazione invece è qualcuno che porta per te a termine l’affare e si piglia la percentuale nel caso degli elicotteri della finmeccanica è stata di cinquanta milioni quindi il dieci per cento della somma per l’affare ottenuto. Credo che non si possa fare nulla su questo tranne aver perso ora ulteriori posti di lavoro e avere in galera un Dirigente che per come la vedo io non ha fatto nulla. Evidentemente l’italia ha deciso di decapitarsi.
    Ora l’india ha deciso di rompere l’accordo ma naturalmente i cinquanta milioni sono persi.
    SALUTI AI MASOCHISTI.
    Chi difende il l’Italia?

  3. Redazione ha detto:

    La questione del titanio del Beigua era solo un mezzo per parlare dei veti preventivi che certo ambientalismo produce sull’economia.
    A prescindere dal caso in sé, che è già stato smontato.
    Pale eoliche? Non le 4 di Varese ligure, ma le centinaia del Regno Unito. Il quale ha peraltro anche il petrolio, il nucleare etc. Così le loro generazioni hanno di che mangiare.
    Caso ancora più assurdo: l’inchiesta di Woodcock a Napoli contro Finmeccanica per aver pagato tangenti al governo indiano. Si trattava di un appalto di 500 milioni.
    Ora -bando ai campanellini, al Paese dei campanellini, alle Prime comunioni, ai lecca lecca-: esclusa l’Europa e l’Occidente (ma non ne sono affatto sicuro), SE si vuole vendere merce all’estero, e così DARE DA MANGIARE a migliaia di operai, EVITANDO che le loro fabbriche siano trasferite in India… SI DEVONO pagare tangenti. Viceversa arrivano i francesi, i tedeschi, gli inglesi etc., per i quali le cose sporche di questo genere sono istituzionalizzate- e ci tolgono l’appalto, il business, col risultato che le nostre fabbriche chiudono. Vale per gli elicotteri, come vale per i tubi Innocenti. La politica è una cosa sporca. La politica economica internazionale lo è molto di più. Si tratta solo di essere consapevoli oppure di vivere nel regno dei Campanelli. Se si sceglie il Paese dei Campanelli, non si venga poi a piangere.

  4. Gabriela ha detto:

    Ho letto e riletto il vs. articolo e poi i commenti sotto e le controrisposte della Redazione ….. Se questo è giornalismo meglio leggere “Topolino” !!! L’articolo è ancora peggio di quello che è apparso sul Secolo XIX – una brutta copia del primo e niente più. Ogni commento è lecito ed ognuno ha la libertà di esprimere il proprio pensiero e su queste diversità di opinione creare una discussione possibilmente costruttiva. Diverso è quando un parere unilaterale viene fatto passare per articolo d’informazione, come avete fatto voi qui. Il commento come “Redazione” che avete messo in risposta a Daniele conferma la mia opinione : praticamente accusate il Sig. Daniele di essere “un sostenitore del no ad oltranza”, ma voi stessi avete scritto (o meglio scopiazzato) un articolo che non solo riporta delle informazioni poco obiettive, ma col quale vi siete permessi di dare giudizi (anche voi a priori e secondo vs. valutazioni personali non suffragate da alcuna documentazione certa). In alcuni passaggi addirittura fornendo…. disinformazione!!! ( come piccolo esempio io ci abito sotto le pale eoliche e le vedo anche all’orizzonte e non vivo nel Regno Unito ….)Se dobbiamo farci venire dei dubbi bene, cominciate voi col dare l’esempio e prima di scrivere informatevi meglio ! Dobbiamo cambiare marcia ? Ma senza però metterci alla guida di un carrarmato senza controllo. Le decisioni non si possono prendere sempre sulla spinta dell’emergenza del momento. L’immobilismo degli amministratori pubblici della ns. regione è soprattutto mancanza di programmazione e di scelte economiche adatte al ns. territorio. (Industria ? Turismo? O che altro?)L’importante è fissare un obiettivo per il bene comune, per il vero bene comune e non l’ennesima illusione di “facili” guadagni, ottenuti sulla pelle di qualcuno (e non sarebbero pochi come credete..), che diventeranno, come fin’ora avvenuto,privilegio di pochi. Alla prossima emergenza che ci venderemo ??? Da una che non ha nè tessere di partito nè è ambientalista ad oltranza.

  5. Redazione ha detto:

    L’impressione è che l’alto livello della corruzione sia dovuto all’alto livello di feudalesimo. In Italia il cittadino non ha mai saputo -né voluto- responsabilizzarsi, salire in cattedra, porre un freno ai partiti etc. Certo si deve invertire QUELLA rotta, piuttosto che limitarsi a non fare nulla, cosa che produce disastri economici e non solo.

  6. gian ha detto:

    Cara Redazione, quoto in pieno il commento di fabrizio delle ore 11.04.
    Qnd leggo questi articoli mi chiedo sempre se chi lo fa è semplicemente ingenuo o è talmente incarnato nel Sistema da non rendersi conto di quanto scrive.
    Se si avesse a che fare con dei “galantuomini”, forse avreste anche ragione.
    E forse l’Africa, ricca di materie prime, nn morirebbe di fame 😉
    Ma così non è…basta leggere i quotidiani e il livello di corruzione in Italia stimato in 60 miliardi (!) di € annui dalla Corte dei Conti.
    I veri “fondamentalisti” sono coloro che nn riconoscono il fallimento di questo Sistema politico-economico, basato sullo sfruttamento senza freni del territorio e – nn per ultimo – dei suoi simili.
    Solo “simili” per ns fortuna…e nn Uguali.

  7. RADICE ha detto:

    Invito tutti quelli che sono favorevoli a questo scempio a riflettere è di oggi la notizia e precasmente sul secolo XIX che il territorio Ligure ha un dissesto idrogeologico dell’ 82% dei Comuni Italiani. Tra le Regioni più esposte Calabria, Molise, Basilicata, Umbria Valle d’Aosta e provincia di Trento, il 100% dei Comuni è a rischio, nelle marche e in LIGURIA il 99%.
    Faccio presente che nel Parco del Beigua non c’è disoccupazione e si vive di turismo donato dalla bellezza del luogo essa è il vero TITANIO. Perchè distruggere un Paradiso Terrestre VERO POLMUNE DI SALUTE di cui tutti oggi dovremmo Custodire come il Nostro Cuore.
    I soldi non sostituiscono l’aria, gli animali, gli alberi e l’acqua, i soldi se mancano queste cose non ci alimentano puzzano soltanto e ci stanno portando alla morte.
    Abbiamo Tesori Naturali inestimabili che senza i Parchi oggi varrebbero nulla, senza i Parchi veri Polmoni dell’Umanità non può esistere NULLA.

  8. Redazione ha detto:

    Si è capito benissimo chi sia l’ingegnere in questione. Infatti l’articolo vuole solo (veda in commenti di sotto) uscire dalle guerre ideologiche e provare a farci capire che -in futuro e in altri casi- prima di fare guerre ideologiche dovremmo sempre ragionare sui fatti, pragmaticamente e senza preconcetti. Fosse vero, il giacimento (valore, sicurezza ambientale etc.), ci sarebbe sì da riflettere: si darebbe pane ai poveri e una casa a chi non ce l’ha, se la cosa fosse davvero fatta come si fa in Danimarca o nel Regno Unito. Persino in Italia si potrebbe fare qualcosa, invece di essere spaccati tra squali e chi non vuol fare nessuna infrastruttura, nessuna industria, nessuna azienda etc….

  9. Redazione ha detto:

    Sì, ma a forza di rimanere fermi e immobili per non fare errori, ci siamo ridotti con la spazzatura di Napoli spedita in Svezia, dove la trasformano in elettricità; con il gas (niente pale eoliche e niente rigassificatori) più caro del mondo; con la benzina più cara del mondo; col nucleare comprato a caro prezzo in Francia, cioé a pochi km. da casa (ripaghiamo una centrale nuova di pacca ogni anno ai francesi…). Gli esempi sono infiniti. L’articolo vuole solo creare dei punti di domanda, al di là del titanio (che ci sia o no). Poi capisco benissimo che chi ha la casa nel Parco…

  10. Giacomo Risso ha detto:

    Vediamo di capirci. Le società di cui si parla, e a cui fa riferimento l’ing. Andreis, non sono società minerarie. Sono in realtà alla ricerca di chi affidi loro, e gli paghi, la stesura di un piano industriale. Poi si dovrebbe cercare un acquirente di questo piano, se c’è. Quindi per ora è certo che la Regione, cioè noi, pagheremmo. In futuro … chissà.
    Se cercate su internet Andreis, lo troverete ad inaugurare trionfante la realizzazione di una … cantina!!!

  11. remo ha detto:

    Buonasera, vivo a milano ma vengo a piampaludo da 50 anni e il mio pensiero è … vero dire di no alla cava a priori è un errore bisognerebbe capire e approfondire, ma siamo in Italia il bel paese, il paese della corruzione,delle mazzette, della superficialità, del pressapochismo, dei controllori che non controllano..dovremmo fidarci di chi delle promesse che tutto sarebbe controllato e fatto ad opera d’arte? ma chi si fida con tutti quei soldi in ballo? che garanzie avremmo su i danni per la salute? io non mi fido e forse meglio rimanere fermi immobili e che tutto rimanga come è ora. GRAZIE

  12. fabrizio ha detto:

    mi pare che facciate del qualunquismo al contrario: anch’io sono favorevole e, per averli nel mio comune mi sono anche impegnato, a parchi eolici, parchi fotovoltaici o piccole centrali a biomasse. Qui si sta parlando di un cratere di 1500m x 500 m che inghiotte un monte e per di più con una percentuale del 10% di amianto volatile. Parliamo di una piccola Ruhr al posto del parco proprio dove scorre l’Orba .. Io abito a 50 metri dal monte e, se permettete, faccio qualche distinguo, a costo di sembrarVi il classico “nimby”.

  13. Redazione ha detto:

    Dubito che la crocidolite voli a grandi distanze. Il paragone da fare non era con gli indios brasiliani, ma con gli indios della Florida, Canada o della Norvegia, nazione in cui il titanio viene estratto dal 1902. E’ quindi possibile discutere serenamente e basandosi sui fatti, prima di fare guerre sul nulla? Altrove lo si fa, in Italia no. Altrove i termovalorizzatori sono nel centro delle capitali, in Italia non ce ne sono, e se ci sono, sono realizzati male, grazie a tangenti, mafie, cattiva politica e cattiva opposizione (che non stimola a far meglio ma agisce solo come freno a mano perennemente tirato. Di esempi ne abbiamo fatti. E’ possibile che quella del Beigua sia una bufala. La questione, però, rimane, perché in Italia si combattono persino i parchi eolici. Pertanto ci meritiamo non il petrolio, ma molto peggio.

  14. Fabrizio ha detto:

    Il vostro articolo, come già quello del Secolo XIX, è, come mimino, intempestivo. La multinazionale non ha nemmeno presentato un nuovo progetto di estrazione rispetto a quello – ritenuto irrealizzabile – del 1996; ha solo inviato un faccendiere a ingolosire gli amministratori liguri in crisi di bilancio con supposti introiti milionari. Che, tra l’altro, sarebbe un’elemosina rispetto al presunto valore del giacimento. Qualche precisazione: 1)i veri soldoni andrebbero alla multinazionale canadese e non sanerebbero per un bel niente il deficit italiano 2) non si tratta di miniera ma di una cava a cielo aperto (come a Engebofjellet in Norvegia): spianare un monte alto 900 metri a colpi di mina 3)la roccia è composta per il 10% di crocidolite (analisi dell’Università di Gennova 1996), l’amianto più killer che ci sia 4)In Norvegia la crocidolite non c’è ma, comunque, gli scavi non sono affatto iniziati.5) intorno al monte passano i due rami dell’Orba, che fornisce acqua a tutti i comuni del Basso Piemonte 5)Se Dio vuole, non siamo a livello delle tribù indigene a cui ci avete paragonato: siamo solo Liguri dell’entroterra, pochi ma tenaci, molto tenaci.
    P.s. La crocidolite ha filamenti con uno spessore di un decimo rispetto ad un capello: ne basta uno a provocare il mesotelioma pleurico o intestinale, incurabili. Attenzione perchè il vento in Liguria è forte e bizzarro, arriva ovunque ..

  15. Redazione ha detto:

    Stefania, non si deve per forza essere così certi di ciò che si dice.Meglio essere dubitativi.
    Si dovrebbe discutere pacatamente, senza minacce di ricorrere alle spranghe. Per giunta preventivamente. Nessuno vuole l’Acna né la Tirreno power né altro. però in questo Paese si deve cominciare a ragionare pragmaticamente e senza badare al proprio cortile.
    Diamo esempi: gli inceneritori che ci sono nel centro di Copenhagen. Per restare al titanio: la società mineraria norvegese del titanio è nata nel 1902. Nel millenovecentodue. Capito? Noi, nel 2013, stiamo ancora a litigare (preventivamente!) nel 2013.
    In Brasile Lula ha fatto uscire dalla povertà 30 milioni di persone, ANCHE a costo di cose un poco scellerate (fare pozzi di petrolio al largo di Rio de Janeiro, e (per me) più scellerate ancora, come fare centrali idroelettriche in Amazzonia, costringendo a cambiare casa (capanna) a intere tribù indigene. Avrà sbagliato, però spero che abbia ridato casa (o baracche e altro, medicine per esempio) agli indigeni amazzonici e ai poveracci di Rio. Noi? Che facciamo per toglierci dai guai e dare speranza ai poveri e ai senza casa? Ci sono degli scellerati che fanno disastri sulla nostra pelle? Bene evitiamo che lo facciano, ma evitiamo di non fare nulla, di non creare imprese (anche quelle “scorrette”, quelle che creano energia elettrica etc.) Non è che non si può fare politica industriale in Italia, come sembra di leggere nelle Sue parole. Non si può rubare né salute né denaro sulle spalle della gente. Solo questo va bloccato, e per sempre. Continuando così invece resteremo quello che siamo. Sarà un caso, ma la Norvegia del titanio è anche quella descritta in Ballarò questa sera, che dà sostegno ai suoi giovani (tantissimi, lì si fanno figli e si impone allo Stato la sovranità dei cittadini), i quali studiano, lavorano e ciò che ottengono dallo Stato (soldi per l’università) poi li restituiscono, anche perché le riforme liberali lì sono state fatte, e il lavoro non manca. Idem nel Regno Unito, Brasile, Australia… O si cambia marcia o si chiude baracca. Questa è la questione di fondo, poi -se l’idea della cava del Beigua è una schifezza, che non la si faccia. Ma viviamo nel Paese che non vuole nemmeno le centrali eoliche. Poi ci tocca avere la Tirreno Power…

  16. Stefania ha detto:

    Umberto,dato che sono presuntuosa ,ignorante ed arrogante ti consiglio vivamente di prenderti un bell’appartamento accanto all’Ilva di Taranto..magari la leucemia ti schiarisce le idee.

  17. Stefania ha detto:

    Sono anni che se ne parla e grazie al cielo il tutto è sempre stato negato.Oggi il nostro paese affronta notevoli perdite a causa di un’incessante susseguirsi di governi ladri che,come negarlo,ci hanno tolto anche la dignità.La questione della cava non la si può nemmeno prendere in considerazione!E’ intollerabile e assolutamente sbagliato sfruttare quel poco di immacolato e meraviglioso che resta nel nostro povero stivale.Abbiamo visto come,da Taranto alla Val Susa e dall’Acna di Cengio alla Tirreno Power,ci stanno distruggendo la terra e la vita sotto gli occhi(guai ad opporsi perchè ti fanno anche manganellare).Oggi ci dicono che,per ripristinare le sorti della regione e del paese tutto (..e perchè no,mangiando ancora un pò di denaro..),è necessario stuprare uno degli ultimi angoli idilliaci rimasti in Italia.Andiamo oltre il pericolo amianto,andiamo oltre il pericolo dei minerali radioattivi presenti come la crocidolite,ma parliamo del fatto che si tratterebbe semplicemente di inquinare e distruggere un paradiso che va protetto e preservato senza se e senza ma.La sua biodiversità,la sua importanza per le rotte degli uccelli migratori,la reintroduzione dei lupi proprio in quel territorio e in primis il diritto di questa terra a rimanere tale, sono da tutelare senza condizioni.Se dovessero decidere di aprire la cava avranno una seconda Val di Susa (con tutto ciò che ne consegue).Il Parco del Beigua non si tocca!

  18. Paolo ha detto:

    In Liguria tutto deve restare com’é. L’unica cosa presa in considerazione é la costruzione di nuove case (da dare a chi?)C’é una mentalità più arretrata di quella dei nostri nonni. Si vede che i Liguri sono tutti ricchi, perché rifiutare anche solo di prendere in considerazione la proposta é una vera assurdità. Poi però bisogna continuare a lamentarsi.

  19. Redazione ha detto:

    Egr. Daniele, la sua domanda è provocatoria. Provo a rispondere, partendo dall’ovvieta’: non ci hanno pagato niente e nulla.
    Ci sono questioni ambientali che personalmente mi vedono a fianco degli “ambientalisti” (come la Colmata sul porto di Lavagna), perché non ne sono convinto, a oggi, e ho paura per la foce dell’Entella e tutto l’equilibrio della costa, già compromesso da quel porto. Sulla questione del rutilo del parco del Beigua, sono sorpreso per il fuoco di sbarramento preventivo sparato via. Magari gestire le terre di risulta delle miniere sarà impossibile, etc. etc., quindi la cosa non sarebbe fattibile. Benissimo. Ma prima voglio vedere e voglio sapere. Non dalle società estrattrici, ma nemmeno da quelle “ambientaliste”, portatrici di interessi anche queste. Voglio i pareri di tecnici super partes, e voglio che i costi (anche ambientali) e i benefici (potenzialmente troppo alti per essere ignorati) vengano bilanciati ed esaminati appieno. Pragmaticamente e senza integralismi. E’ chiedere troppo? Ciò significa, come scrive lei, “essere pagati”? Cerchi di pensare al bene comune e alle soluzioni migliori, QUALI ESSE SIANO. Questo è l’unico criterio da seguire. Altro che gli integralismi. Altro che l’aggressività e le scomuniche preventive.

  20. daniele ha detto:

    Invece a voi del giornale vorrei chiedevi….quanto vi hanno pagato???????

  21. Daniele ha detto:

    Cmq nel tigullio un bel buco c starebbe proprio benissimo vero Paolo e Umberto?????proprio sotto casa vostra che ne dite secondo me una bella cava di cavolate la troviamo

  22. Daniele ha detto:

    Buon giorno a tutti ,parlo da diretto interessato visto che sono proprietario di una bella villetta nel paese di Piampaluido proprio vicino al giacimento.posso dire una cosa solo vorrei invitare il giornalista o il presunto tale che ha scritto questo areticolo probabilmente pagato da chi vuole fare questo sciempio a casa mia a piampaludo e a fargli respirare l’aria di un posto incantato con una biodiversità enorme e una pace assoluta vorrei che a questa persona gli facessero proprio sotto casa sua un bel buco e sapere se è contento vorrei sapere se sarebbero tutti in accordo con lui visto che sono tutti d’accordo quando il posteriore è degli altri ma quanmdo tocca genoflettersi a loro be secondo me si rifiuterebbero.Con ciò m auguro proprio che nulla si faccia

  23. paolo della sala ha detto:

    Il consiglio è: cambiare Paese. O lottare, ma è durissima, in questo mondo rovesciato, dove non si capisce che il welfare per esempio non è “più spesa” ma rendere l’economia migliore. QUindi non “più spesa” ma “migliore spesa”, come hanno capito nel nord Europa da dieci anni, adeguando il loro welfare alla nuova società e alla nuova demografia…

  24. umberto ha detto:

    Non occorre commentare, i fatti si commentano da soli. Siamo in un paese dove dire “no” è politicamente corretto ed è sempre vincente. Siamo senza siti nucleari (ma usiamo corrente prodotta da altri con il nucleare), abbiamo chiuso Marghera e altro, stiamo chiudendo Taranto e mettiamo sotto processo tutta l’industria. Ci troviamo impotenti di fronte all’arroganza, all’ignoranza, alla presunzione degli ambientalisti, di “questi” ambientalisti. Vorrei essere capace di suggerire qualcosa di positivo, ma sono sopraffatto dal senso di impotenza. Qualcuno ha un consiglio?

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