Published On: Lun, Dic 7th, 2015

Il Venezuela è libero dal fascismo chavista: una notizia meravigliosa

Il Venezuela ha chiuso la sua partita col fascismo peronista di Chavez e Maduro.
I “socialisti bolivariani” sono riusciti a ottenere un fantastico risultato, lo stesso dell’Unione Sovietica: égalité significava -per loro- uguaglianza nell’impoverimento generale.
Il tutto con una sequela di fantasmagorici errori delle sinistre radicali mondiali, che invece di leggere nel colonnello Chavez la sua essenza fascista, lo hanno abbracciato nel Parlamento italiano (Bertinotti e parte dei prodiani) e nei parlamenti di mezzo mondo, solo perché Chavez urlava contro il complotto demo-pluto-anglo-giudaico contro il quale urlava Mussolini.
E non sono favolette: Chavez, dopo essere uscito dal carcere dov’era finito per il golpe fallito del 1992, si recò in Argentina, dove entrò in contatto con personaggi della giunta militare, in particolare con Norberto Ceresole, che divenne il suo consigliere politico, ed era un ultrafascista ovviemente antisemita e filoiraniano: uno che -dopo essersi introdotto tra i maoisti Montoneros, era finito in Spagna per alcuni anni (ospite dei neofascisti spagnoli che ne piansero la morte, anni dopo), prima di ricomparire in Argentina, diventare assistente dell’ammiraglio Massera, uomo di Videla, Nel frattempo i Montoneros venivano quasi tutti arrestati e fatti sparire… Nell’Argentina di inizi anni ’90, Ceresole -rimasto privo della Giunta militare- diventò consigliere politico di Hugo Chavez, socialista.
L’ingenuità causata da una cultura politica e da mass media alquanto miseri e da inquisizione contro le idee liberali o comunque “aliene”, cioé provenienti da altre fonti, fece sì che Chavez diventasse un idolo mondiale, forse perché si scagliò a parole contro gli USA e nei fatti contro Israele (secondo i dettami di Ceresole, cioé alleandosi con l’Iran).
La sinistra riformista mondiale comprese la mostruosità politica di Chavez, ma in buona parte tacque per timore di “perdere voti a sinistra” (non tacque Omero Ciai su La Repubblica, che si prese degli insulti per ciò). Ma l’ultrasinistra idolatrò l’ultradestra chavista. Quella, appunto, di Chavez.Ora per il Venezuela scocca l’ora della LIBERTA’. Ma siccome non ci sono santi in questa terra, non ci illudiamo che dopo Chavez arrivi l’ennesimo Salvatore della Patria (roba da italietta). Siamo però quasi certi che le cose miglioreranno dal punto di vista economico, anche se temiamo che per anni ci sarà in Venezuela chi remerà contro solo per interessi di parte. Il problema quindi è che il nuovo nostromo dovrà:
a) agire bene e con democrazia per l’interesse generale;
b) riuscire a non farsi soffocare dalla (violenta?) azione dei chavisti rimasti senza poltrona.
Cosa possibile, visto che si trattava di una poltrona di massa, come nella Russia sovietica: una Casta di massa che ha divorato in 16 anni tutto il patrimonio del petrolio, e ben prima del calo del prezzo del greggio, quando già i Venezuelani erano in ginocchio, ma Chavez era invece sull’altare internazionale, indiato dalla sinistra e (in silenzio) dalla destra.

Notarella: perché fu annullato l’arrivo di una delegazione venezuelana al parlamento italiano

Nel 2009 (se ricordo bene), organizzai con un paio di altre persone un incontro nel Parlamento italiano tra una delegazione di imprenditori e professori universitari venezuelani e i nostri parlamentari. Era un evento privo di appoggi, tranne quello della sparuta (e spaurita) ala laico-liberale, indipendente da destra, sinistra e populismi vari.
Allo stesso modo la delegazione venezuelana non aveva particolari obiettivi politici, ma voleva solo spiegare e denunciare la dittatura chavista.
A un certo punto, quando eravamo già avanti sotto il profilo organizzativo, l’incontro saltò.
I venezuelani ci pregarono di non dire il motivo reale dell’annullamento della loro visita. Oggi lo si può dire: quando erano quasi pronti per partire, arrivarono loro dei messaggi, espliciti e impliciciti, secondo cui -se fossero partiti- rischiavano di non tornare più, rischiavano di non trovare i loro familiari al ritorno, o rischiavano di essere licenziati dall’università di Caracas, o rischiavano di vedere bruciata la loro azienda. Ci dovemmo scusare con i parlamentari italiani, e non potemmo denunciare a mezzo stampa quanto era accaduto, per timore che ciò creasse problemi ai membri -giustamente spauriti- della delegazione venezuelana.
Così, per sapere.
hezbollah venezuela

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