Published On: Ven, Set 11th, 2015

Immigrazione e profughi: l’Europa cerca manodopera a basso costo o c’è un’ondata di misticismo buonista di massa?

La mia cinica paura è che l’ondata di profughi-emigranti non sia dovuta soltanto a guerre e povertà. Si tratta dell’importazione –riverniciata di “buonismo”- di mano d’opera a basso costo, non sindacalizzata e disposta a ogni tipo di lavoro, nelle nazioni europee più manifatturiere.

Il semaforo verde tedesco (e italiano) all’accoglienza dimostra anche una revisione del processo di delocalizzazione in Cina e sud-est asiatico da parte dell’Europa, mentre d’altro lato si nota una spaccatura con l’est europeo, dove non c’è affatto bisogno di importare mano d’opera. Al contrario i romeni, ungheresi etc.  esportano mano d’opera e vorrebbero più industrie sul loro territorio, il che è bloccato dallo stallo economico della UE e da un processo di stop alla fuga delle industrie europee all’estero, cosa possibile solo con minori tasse e minori salari. Ecco le ragioni del “Muro d’Ungheria”: forse a Budapest non sono più “cattivi” degli occidentali come dipingono i media generalisti, ma hanno già lavoratori a basso costo e in eccesso.

La notevole ondata di melassa e misticismo che condisce l’operazione (fare il Bene è molto più facile che essere buoni) è troppo marcata per farci pensare che –per esempio- i tedeschi, gli italiani, i francesi e gli scandinavi siano diventati “più buoni” di ungheresi, inglesi e spagnoli (che –per motivi diversi- non sono potenze manifatturiere). In Spagna l’immigrazione è stata fermata dai diversi governi da quasi un decennio, a forza di mitragliate sulle barche dei boat people. L’Europa ha taciuto.

E’ chiaro che in tutto ciò le masse sono innocenti, e  giustamente pensano solo a fare del bene, come nel caso dei volontari austriaci saltati sulle loro auto per portare a Vienna chi arrivava a piedi dall’Ungheria. Ma la necessità di rilanciare la produzione industriale europea a basso costo, in concorrenza col modello delle delocalizzazioni, resta forse un motore occulto ma più potente della filantropia gesuitica universale.
Avvenne lo stesso con la Rivoluzione industriale, quando i contadini furono richiamati nelle città dalle campagne.
Accade ancora oggi col Sud Italia, dove tonnellate di chiacchiere sono state versate –spesso ipocritamente- mentre il vero “mistero” del sottosviluppo del Sud si chiama emigrazione. Come si può vitalizzare un’economia in cui i giovani fuggono dalle loro città da 150 anni per andare a Nord, in America, in Australia, in Europa? Con i vecchi pensionati rimasti a Caltanissetta è più difficile fare impresa che con i giovani emigrati di Cinisello Balsamo.

Allo stesso modo, temo che la “conversione europea al Bene” dimostrata da media, politici, religiosi e masse europee, rischi di bloccare per sempre lo sviluppo di democrazia e capitalismo in M.O e Africa.
Infine, com’è successo in altri casi, dopo una generazione o due i nuovi immigrati (profughi o no) si sindacalizzeranno e chiederanno gli stessi diritti delle popolazioni locali. Problemi nasceranno coi lavoratori locali e col mancato abbattimento delle tasse (preferibile all’abbassamento dei salari). A quel punto i nodi da risolvere saranno più complicati di quelli attuali o di quelli dei 3 milioni di boat people fuggiti dal Vietnam alla fine del conflitto coi vietcong.
Allora gli indocinesi, gli americani, i francesi non fecero suonare le trombe per dire quant’erano buoni: agirono e accolsero tre milioni di profughi. Il chiasso “evangelico” attuale forse non serve solo a sedare il cancro razzista e nazista, o ad accogliere chi fugge da bombe e fame (ma quando mai bombe e fame hanno abbandonato il M.O e l’Africa?).
immigrati boat people

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