Published On: Ven, Feb 24th, 2017

Immigrazione: No di Forza Italia al piano SPRAR nel Tigullio e golfo Paradiso

Il piano Sprar sembrerebbe un passo avanti rispetto alla gestione “centralista” e “autoritaria”, con la distribuzione di profughi e immigrati “imposta” dalle prefertture. Lo Sprar infatti stabilisce che siano i singoli comuni di aree omogenee a gestire la distribuzione omogenea. Questa non è però l’idea di Forza Italia.

Il Coordinamento Provinciale di Forza Italia, riunitosi alla presenza del Coordinatore Roberto Bagnasco, del Consigliere Regionale Claudio Muzio e dei Sindaci del territorio che fanno riferimento al partito, esprime un giudizio negativo rispetto al Piano SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) per la gestione dell’accoglienza dei migranti nel Tigullio e nel Golfo Paradiso.

“Sono tre – dichiara Bagnasco – le ragioni di merito che sollevano in noi molti dubbi e perplessità in ordine a questo Piano, così come è stato prospettato ai Sindaci: innanzitutto il fatto che non vi sia sostanzialmente certezza sul numero di migranti che i Comuni dovrebbero ospitare. Al di là della volontà dei proponenti il Piano, in considerazione dei continui flussi che raggiungono le coste italiane questo numero è destinato a lievitare nel corso del tempo, con tutto ciò che ne deriva in termini di impatto e sostenibilità sociale ed economica.

Conseguentemente  il secondo motivo di criticità attiene al tema del welfare. L’accoglienza e la solidarietà sono cose nobili, rendono più umano l’uomo e sono parte fondamentale della cultura occidentale. In quest’ottica, accogliere una persona in maniera degna comporta il poterle offrire servizi sociali all’altezza di tal nome. E’ di tutta evidenza che i Comuni, nelle condizioni attuali, non sono in grado di rispondere a questa emergenza…

Per questi motivi in terzo luogo non condividiamo la linea per cui debbano essere i Comuni a sobbarcarsi la gestione di un fenomeno così vasto e complesso come quello dell’immigrazione, che travalica di gran lunga le possibilità d’azione, oltre che le competenze e i poteri, degli Enti locali più piccoli. ”.

“Su questo tema – conclude Bagnasco– serve un cambio di rotta: bisogna smettere di subire questo fenomeno e iniziare a governarlo, mettendo in campo, a livello nazionale ed europeo, misure efficaci e rigorose, che tengano insieme la doverosa disponibilità all’accoglienza con la necessità di parametrarla alle reali possibilità del Paese”.