Pubblicato il: gio, Apr 20th, 2017

Incontra chi la trovò 60 anni fa, quando si era persa a 3 anni in val Cichero

Si sono conosciuti e abbracciati dopo sessant’anni, il salvatore e la bimba da lui salvata la sera del 24 settembre del 1956 sui monti della val Cichero. Non si erano mai più visti, Aldo Monteverde e Bruna Dondero, e il loro fortuito incontro è avvenuto alla fine del funerale di Adelia Vaccaro vedova Dondero, la madre di Bruna, sul sagrato della chiesa di Certenoli. A presentarli l’uno all’altra è stato Rinaldo Fosco, che conosceva entrambi i protagonisti della storia che li accomuna e al quale era parso strano che non si fossero nemmeno salutati. Perchè sessant’anni fa era successa una cosa straordinaria, che aveva tenuto in apprensione per una intera giornata la bassa Fontanabuona. Bruna, che aveva tre anni ed era presso la nonna ad Aveggio, si era allontanata da casa dicendo al fratellino poco più grande di lei che sarebbe andata a raggiungere lo zio nel noccioleto poco lontano. Eravamo a metà mattinata. Lo zio torna a casa a mezzogiorno ma Bruna con lui non c’è, non l’ha nemmeno vista. Scatta l’allarme. Il paese si mobilita. Si va per sentieri in alto e in basso, ci si inoltra nei boschi, si cerca dappertutto, nei casoni, nei dirupi, si chiama a gran voce ma della piccola Bruna non c’è traccia. Intervengono i carabinieri, accorre gente anche da Calvari, dove la famiglia Dondero risiedeva. Intanto la sera si avvicina e si pensa persino a un rapimento, E’ quasi notte quando a Calvari arriva una telefonata da Mezzavalle di Celesia in Val Cichero. A quei tempi nei paesi principali esistevano solamente i telefoni pubblici, in questa zona le strade rotabili erano soltanto due, i mezzi di locomozione pochi. La voce al telefono comunica che sul monte, oltre il Passo di Romaggi sul versante di Cichero, è stata trovata una bimba. Non è della valle, non è di Romaggi (dove già si erano informati). chiedono se possa essere di Calvari o di una frazione “fontanina” di San Colombano Certenoli. Non poteva che essere Bruna, e allora si parte per Mezzavalle. L’unica vettura disponibile è quella di Felice Torre, un calvarese tornato dall’America al paese natale per un breve soggiorno. A bordo salgono il padre, Antonio Dondero, e Renato Lagomarsino, padrino di battesimo della bimba. La strada della val Cichero è dissestata, sembra di camminare nel letto di un torrente. A Mezzavalle, nell’osteria, dicono che la piccola è presso una famiglia di Calcinaia, dove finisce la strada. Qui c’è molta gente ad attendere. Bruna è in cucina e sta trastullandosi con una bimba. E’ piena di graffi e di lividi, i piedini gonfi, il vestitino tutto lacero sostituito con uno della sua coetanea. Il padre l’abbraccia, le chiede e desidera sapere, ma lei tace. Vuole soltanto continuare a giocare. Sembra non essersi resa conto della sua avventura. Forse l’ha già dimenticata, rimossa dalla sua mente in modo totale, tant’è vero che anche nei giorni e nei mesi successivi non ha mai saputo raccontare nulla di quanto le era accaduto. Eppure è stata una cosa straordinaria e incredibile. Da Aveggio, da dove si era allontanata, dev’essere risalita a Fronti, le ultime case sulla collina, e quindi deve avere proseguito, dapprima su sentieri e quindi in mezzo alla macchia di brughi, corbezzoli e arbusti spinosi, fino al crinale del Passo dell’Anguilla e da qui al Passo di Romaggi e poi alla Pozza del Lupo, da dove ha preso a scendere nel bosco di cerri verso l’abitato di Gnorecco, che forse avrà scorto tra le piante. Per sua fortuna in fondo al bosco c’erano due che stavano facendo legna: Giovanni Monteverde e suo figlio Aldo, che allora aveva 14 anni. In procinto di tornare a casa.sentono come un pianto provenire dalle pendici sovrastanti. Stanno in ascolto e gli sembra di sentire chiamare “mamma”. Giovanni dice al figlio: sali, e vai un pò a vedere. Aldo va e da lì a poco torna con una bimba tra le braccia, lacera nelle vesti, sanguinante, piena di escoriazioni. Non risponde alle domande, non dice da dove arriva, chi sono i suoi. La portano a casa, a Gnorecco, poi scendono e la portano a Calcinaia e qualcuno va a telefonare. Il mistero incomincia a chiarirsi. L’arrivo del padre è una festa. E quando si viene a sapere che la bimba si è allontanata nella mattinata da Aveggio, ci si rende conto che è stata protagonista di una avvenura incredibile, perchè ha comnpiuto ore e chilometri di cammino, passando anche in mezzo alla boscaglia, dove la vegetazione è fitta e certamente assai più alta di lei. La sua buona stella ha voluto che a un certo punto seguisse il crinale e che dalla Pozza del Lupo si avviasse verso il bosco di cerri da dove i due boscaioli stavano per tornare a casa. Se non avessero sentito i suoi pianti e la sua voce ben difficilmente sarebbe riuscita a superare la notte, perchè a fine settembre sui monti della val Cichero fa già freddo. L’incontro, sul sagrato della chiesa di Certenoli, tra Aldo Monteverde e Bruna Dondero è stato commovente. Lui ricorda tutto di quella sera, mentre lei conosce la sua avventura soltanto per sentito dire e per averla letta, divenuta adulta, sui giornali dell’epoca (Il Secolo XIX e il Corriere della Liguria) che ne avevano parlato ampiamente. Rivissuta a sessant’anni di distanza questa storia conserva ancora il suo aspetto incredibile: come abbia fatto, all’età di tre anni, a fare un percorso così lungo, passando per luoghi impervi e in mezzo ai rovi. camminando scalza, senza cibo e senz’acqua, per ore e ore, dalle dieci del mattino alle sette di sera. Un vero miracolo. E i miracoli non si chiariscono. Conservano il loro mistero.
(testo di Renato Lagomarsino)