Pubblicato il: mer, Lug 12th, 2017

“Incontri a Santa”, ieri l’economista Bisin su Trump, banche e immigrazione

Inaugurata ieri sera la rassegna “Incontri a Santa”, coordinata dal giornalista Fabrizio de Longis, con un intervento dell’economista Alberto Bisin.

Di fronte ad un pubblico attento e numeroso, in piazza Caprera a Santa Margherita Ligure, ieri sera Alberto Bisin, professore alla New York University, ha parlato dei problemi e delle sfide dell’economia contemporanea. Dialogando con Luigi Ceffalo dell’istituto Bruno Leoni e con il giornalista Matteo Muzio, Bisin ha toccato i punti principali del dibattito odierno.

Si è partiti da Donald Trump e dalla sua politica economica che per Bisin è «praticamente assente». Il presidente americano, bloccato da scandali e veti, sembra essere oggi immobile, avendo fatto più annunci che azioni: «la politica economica di Trump è sostanzialmente inesistente perché non ha ancora fatto nulla. Per il poco che è stato fatto, posso osservare che è indubbiamente radicale negli annunci, per poi essere decisamente più moderato nei fatti».

Rispetto al contesto italiano la situazione non sembra migliorare (vedere grafici in basso). «Il principale problema italiano è che non sta avvenendo la crescita della produttività. Molto di questo è dovuto ad un sistema finanziario che è totalmente inefficiente. Di base in un’economia c’è chi produce beni, chi investe e chi consuma beni. La norma vorrebbe che il sistema finanziario prendesse i soldi da chi è disposto a investire, per darli a chi ha idee e capacità per produrre, mentre in Italia si danno i soldi a chi li butta. In questo modo non può funzionare; continuiamo a cacciare via miliardi, si vedano i recenti venti elargiti per le banche, per mantenere poi un sistema senza concorrenza ed inefficiente».

Bocciata da Bisin anche la ricetta proposta negli ultimi anni che vorrebbe un corposo aumento della spesa pubblica per stimolare la crescita. «Di fatto non è che la crescita non ci sia perché non si spende abbastanza dal lato pubblico. Non c’è nessuna relazione che dimostri che se uno Stato spende molto, si stimoli la crescita. Il fatto è che nel mondo sta avvenendo un radicale processo di ridistribuzione della ricchezza, con paesi come Cina e India che con miliardi di persone, stanno vedendo migliorare le loro condizioni di vita. Alla fine quando la ricchezza si ridistribuisce, non può che creare scompensi e impoverire almeno una parte della popolazione dei paesi più ricchi. Dal lato italiano si sta rispondendo senza politiche adeguate che stimolino la concorrenza e che attraggano investimenti».

E su questo punto, con un mondo in forte mutamento, arriva la questione africana e la migrazione. «Sono convinto che l’Africa sia sulla strada giusta. Procede meno velocemente di quello che abbiamo visto fare ad India e Cina, ma personalmente sono molto più preoccupato per il Sudamerica. Per quanto riguarda la immigrazione, misurandola economicamente, è un fatto positivo. Di sicuro se c’è un’immigrazione in entrata, avviene un riassetto del mercato del lavoro, ma questo sta avvenendo con più forza per via dell’introduzione delle macchine nel processo produttivo al posto degli uomini, che con la migrazione. Com’è giusto dire anche che alla fine i contributi sociali versati dai migranti, in media, servono per finanziare il welfare a loro sostegno, quindi è un gioco a somma zero. Il fatto è che oggi i più grandi problemi della migrazione non sono economici ma culturali».

Fonte: List, M. Sechi