Published On: Sab, Ott 31st, 2015

Incontro col medico e missionario padre Giorgio Abram, da 30 anni in Ghana, dove ha fondato decine di ospedali e ambulatori

Si svolgerà mercoledi 4 novembre alle ore 16:30 presso la Biblioteca civica A. Vago di via Cervetti Vignolo 25 a Santa Margherita ligure un importante incontro con un uomo nascosto che ha però fatto importanti azioni per gli altri, azioni che -come sempre- devono includere non solo la salute del corpo ma anche quella dello spirito, importante ovunque, non solo in nazioni dove rischia di esplodere l’insana follia dell’estremismo religioso.
Si tratta di padre Giorgio Abram.
Nel corso dell’incontro verrà presentato il libro scritto da padre Giorgio “Quattro gatti senza storia. Riflessioni semiserie di un missionario“.

È difficile trovare una definizione esauriente per un libro del tutto originale composto da foto straordinarie, da cinquantacinque brevi racconti (aneddoti, riflessioni, episodi…. Li si chiami come si vuole) quasi tutti ambientati nell’arco di trenta anni in Ghana, Paese dove e per il quale l’autore – padre Giorgio – ha vissuto, vive e spende fino all’ultima goccia la propria preparazione professionale (come medico), spirituale (come missionario) e manageriale. Ospedali e ambulatori li ha creati lui con un incredibile attivismo.

Pagine che fanno riflettere ma che sono scritte con quella che Italo Calvino chiamava “leggerezza”. Perché oltre a far riflettere, divertono. Divertono perché sono ironiche, autoironiche, leggère, spiritose, spesso sorprendenti per il pragmatismo che sprizzano e per una certa laicità che è sorella stretta del pragmatismo. La prosa è scorrevole e fresca. Le ambientazioni sono più suggerite che descritte, e Dio solo sa quanta ispirazione potrebbero comportare certi tramonti o autentici “monumenti” di fauna e flora che si trovano in Africa. Questa asciuttezza rende la lettura ancora più svelta. I personaggi che via via si incontrano sono quasi tutti attori “di strada” di una vita che padre Giorgio ci invita a conoscere senza, però, giudicarla.

Si diceva che è un libro originale. Lo è anche perché chi scrive queste poche righe è stato chiamato dall’autore a fare da “apripista” a beneficio del lettore nell’interpretazione di ciascun racconto con i relativi corsivi. E naturalmente sono interpretazioni che si possono condividere o meno. Dunque, il lettore ha un motivo in più per leggere, divertirsi e confrontarsi con questi commenti.

Giorgio Dal Bosco Giornalista, scrittore, collaboratore ed editorialista del quotidiano “Trentino”
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