Published On: Lun, Mar 19th, 2018

Informazione e impegno civile. Impastato e Ballerini: valori e memoria storica

Un invito a non smettere di credere nella possibilità di un mondo migliore, dove verità e giustizia prevalgano, e dove l’informazione venga diretta e rinforzata dall’impegno civile della popolazione, come ha detto Giovanni Impastato, fratello dell’attivista Peppino, ucciso quarant’anni fa dalla mafia (si ricordi anche il film “I cento passi”). Parlano di questi temi anche Alessandra Ballerini, legale impegnata da anni nella difesa dei diritti nel contesto internazionale (impegnata nel caso Regeni), e Loris De Filippi, Presidente Medici Senza Frontiere Italia. L’occasione è l’incontro “Informazione e impegno civile: le nuove frontiere dei diritti”, tenutosi venerdì scorso a Chiavari nella Sala Ghio Schiffini della Società Economica. Promotori i  tre maggiori Sindacati nazionali, l’Associazione “Verità per Giulio Regeni”, il Cineforum Parrocchie Valfontanabuona, Zucchero Amaro e Gruppo Tassano. L’intervento degli ospiti è sollecitato dalle domande del giornalista ligure Pietro Barabino.

L’impegno a preservare la memoria storica da parte della stampa ma soprattutto della popolazione è ciò che muove dal lontano 1978 (anno dell’omicidio) il fratello di Peppino Impastato, fondatore dell’omonima Casa Memoria. A fargli più paura è proprio la rassegnazione e la fine della ricerca della verità, che invece Giovanni ha condotto senza mai scoraggiarsi. E cita a tal proposito il sacrificio dei numerosi giornalisti (da De Mauro a Fava, da Spampinato a Rostagno) che sono stati uccisi proprio perchè volevano capire ed informare i cittadini su quello che al potere, mafioso e non solo, giova nascondere. Tuttavia “il ricordo non si deve trasformare in retorica ma alimentare la lotta per dare voce ai nuovi poveri, agli ultimi, sull’esempio di mio fratello che ha fatto della sua vita un impegno a fianco di contadini, disoccupati e vittime del sopruso”. Perchè il concetto di legalità  è pericoloso se non si accompagna al senso di giustizia ed al rispetto della dignità umana, sottolinea Giovanni Impastato, “benchè possano richiedere  ribellione e disobbedienza”.

Giustizia e dignità  ancora oggi  rischiano quotidianamente di essere sottomessi in nome di un interesse superiore e “violenza e distruzione diventano una male necessario affinchè sia garantito l’ordine sociale. Ma questo è inaccettabile”, dice Loris De Filippi, che spiega quanto sia drammatica la situazione. A distanza di sette dall’inizio del conflitto, in Siria, nella zona del Ghouta orientale, muoiono centinaia di civili coinvolti nei combattimenti contro i terroristi Isis (spesso usati come scudo da questi ultimi), senza possibilità di ricevere assistenza. O -sempre in Siria- come nella guerra mossa dalla Turchia (nel silenzio di stampa, Onu ed Europa, e contro ogni legge internazionale) contro la popolazione di etnia curda, che ha combattuto per liberare la Siria dall’Isis.

“Noi di MSF non ci schieriamo con nessuna parte, vogliamo soltanto che venga attivata un’azione umanitaria per salvare donne e bambini”. Una strage che continua, in Bangladesh, dove milioni di persone sono scappate da una persecuzione come in Uganda. “Parliamo di queste cifre mentre in Italia ci sono 200/300 mila profughi ed alcuni la descrivono come un’invasione”. Dopo la cessazione dell’attività di “Mare Nostrum”nel 2014 per volontà del Governo italiano, le organizzazioni non governative sono state le sole ad adoperarsi nelle operazioni di salvataggio “perchè i migranti continuano ad arrivare, nonostante gli accordi con la Libia per fermare il flusso, ed è doveroso soccorrerli anzichè lasciarli morire in mare”.

Non esiste un modo legale di entrare in Europa se si scappa da guerre o fame. L’unica via è l’ingresso irregolare. “E’ incredibile ma è così. Sembra che si preferisca alimentare la gestione illegale del traffico di esseri umani”, commenta Alessandra Ballerini. Ci chiediamo perchè lascino il loro paese e pensiamo siano contenti di venire da noi ma sanno perfettamente cosa li attende. “Quando vedono i siriani i poliziotti italiani notano la loro somiglianza con noi”, prosegue l’avvocato. I siriani provengono da famiglie benestanti e sono preparati professionalmente: Ballerini ci racconta la vicenda di tre dottori che hanno preso i figli nel terribile naufragio del 2013 e che adesso lavorano in Svezia, Germania e Svizzera. “Probabilmente se fossero rimasti in Italia sarebbero ancora in un centro di accoglienza”, commenta l’avvocato, che cita un decisione dello scorso dicembre con cui il Tribunale Permanente dei Popoli ha considerato alcuni paesi europei colpevoli di crimini contro l’umanità ed ha riconosciuto i diritti di chi è costretto ad emigrare.

Queste informazioni dovrebbero essere diffuse nelle scuole, tra le persone comuni, educando ai valori insiti nei documenti costituzionali.”E’ importante cercare di valicare le barriere che spesso poniamo tra noi e gli altri per permetterci di conoscere davvero chi è diverso da noi e comprenderlo”, dichiara De Filippi. In nome di questo obbiettivo Medici Senza Frontiere ha  segnalato chi, anche al suo interno ha commesso abusi. Una possibilità di “fare ognuno il suo dovere nel cammino dei diritti”, come dice Giavanni Impastato, è diventare turore legale di minori stranieri non accompagnati. Un modo per contribuire all’integrazione e per costruire una società migliore, dove l’empatia non duri il tempo di un telegiornale. Alessandra Barabini ha visto lo stesso spirito nei volontari di Lampedusa per i quali “è assolutamente normale e non merita alcun premio l’offerta di una tazza di te caldo a chi non ha nulla”. Forse solo la speranza, aggiungiamo noi.