Published On: Gio, Nov 28th, 2013

L’81% delle società “pubbliche” partecipate, o municipalizzate, è in passivo

(Da Linkiesta) (…) Una ricerca Anci del 2012 evidenzia che il 41% delle 3.600 società partecipate dai Comuni (di cui 1.470 riferibili a servizi pubblici locali) – in cui siedono 16mila amministratori – ha bruciato capitale proprio, accumulando perdite complessive per 581,2 milioni di euro. Non solo: l’85% delle municipalizzate (vedi tabella sotto) nel 2011 ha chiuso il bilancio in perdita, mentre l’88% di quelle che hanno archiviato i conti in utile è comunque al di sotto del valore medio degli utili complessivi.

I conti delle municipalizzate comunali

Che serva una razionalizzazione è pleonastico. Tanto per dare qualche numero: in Lombardia le municipalizzate sono 507, in Toscana 330, in Piemonte 320, in Emilia Romagna 304, in Veneto 275, in Campania 237. Altro paio di maniche è vincere le resistenze del territorio, come dimostra tanto lo sciopero selvaggio contro l’ipotesi privatizzazione dell’Amt, l’azienda del trasporto pubblico locale di Genova, quanto l’ultima Legge di Stabilità.

Le nuove disposizioni prevedono il licenziamento del management dopo due bilanci in rosso, la chiusura obbligatoria dell’azienda (a partire dal 2017) dopo quattro anni in perdita e l’obbligo di accantonamenti da parte degli enti locali a garanzia delle perdite. In cambio, l’esecutivo Letta ha dovuto cedere sulla privatizzazione delle controllate dei Comuni fino a 50mila abitanti e su quelle strumentali, aventi cioè come unico cliente la Pa. Di proroga in proroga è stata dunque cancellata prima la legge Ronchi, che imponeva agli enti pubblici di scendere sotto il 40% delle società che gestiscono i servizi pubblici essenziali, poi l’obbligo, fissato nel 2010 e scaduto lo scorso 30 settembre, di dismissione per i Comuni sotto i 30mila abitanti. A fine anno, invece, sarebbe scattato il termine ultimo per i Comuni tra 30 e 50mila abitanti per scegliere su quale municipalizzata – non più di una, escluse le Regioni salvate da un parere della Corte costituzionale che ha annullato la norma – tenere salda la presa…”

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  1. Paolo Zolezzi ha detto:

    E’ ovvio che sia così perché l’obiettivo primario di una azienda pubblica è quello di soddisfare i clienti politici di riferimento! Dovrebbe essere vietata la partecipazione di enti pubblici in società di produzione e servizi! Per abbattere un utile privato l’utente lo paga moltiplicato in inefficenze e mangerie!

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