Published On: Lun, Gen 30th, 2017

La ballata del lupo: un incontro ravvicinato sui monti liguri

Si tornava una sera d’estate, dopo aver cenato in Val di Taro, lungo la strada di crinale dal Passo del Bocco al Ghiffi. La macchina filava nella notte tiepida di giugno, la lama dei fari nel buio. Il pendio sale a sinistra, a destra s’indovina la valle. Io ero alla guida. A un tratto vedo qualcosa, una specie di chiazza d’argento davanti al cofano. Inchiodo, impreco, mia moglie e la coppia di amici neppure capiscono. Mi volto.

L’immagine è, come si usa dire, scolpita nella mia memoria.
Il branco che sale il pendio.
Un adulto in cima, un adulto in coda, due adulti ai lati.
E in mezzo i cuccioli, due o tre.

Capisco che hanno assunto quella formazione in mezzo secondo.
Non stanno correndo.
Non stanno scappando.

Salgono il pendio, ordinatamente, verso il fitto del bosco, seguendo fiduciosi il loro capo.
Mi viene la pelle d’oca ogni volta che penso a quella chiazza d’argento che scivola nel buio, verso la salvezza.

Vivo nell’Appennino di levante da tredici anni ma è stata la prima e ultima volta che ho visto i lupi.
Il santo patrono di questa nazione sciagurata lo chiamava “fratello lupo”.
Aveva testa di lupo, o comunque di canide, Anubi, dio egizio dei morti.

(Testo di Massimo Ortelio)
“Sono nato a Genova e vivo nell’Appennino ligure di levante, dietro il Golfo del Tigullio, con mia moglie Angela e i nostri gatti. Faccio il traduttore dall’inglese da oltre vent’anni, con incursioni come collaboratore di Rai, Radio Tre”.