Published On: gio, Nov 22nd, 2018

La bocciatura dell’Europa riguarda tutta l’Italia, non solo i nostri governanti

Il problema dell’Italia in questi anni era l’economia, che sotto il governo Gentiloni non era in ascesa gloriosa, ma in stallo. Stranamente però le elezioni hanno sancito la vittoria di partiti che si basavano sullo stop all’immigrazione di massa, o sulla “Tutela economica delle persone“, che non c’entra con l’economia reale perché va fatta dopo aver favorito la nascita di nuove aziende, di un (quasi inesistente in Italia) libero mercato e quindi di posti di lavoro produttivi, fondamento di ogni economia.
Risultato: in questi giorni l’economia reale sta di nuovo precipitando nel burrone e va -se possibile- peggio di prima…
Inutile è però pensare che la colpa sia SOLTANTO di uno o più partiti, di quelli di oggi o di ieri.
Questa rivoluzione copernicana in Italia viene micidialmente ignorata.
Il problema non sono le persone né i partiti, che sono una lente di ingrandimento dei difetti dei singoli. La bocciatura della UE (e anche di tutto il mondo, che continua a volerci bene ma che ci pensa ancora come la nazione della mafia e della pizza) non riguarda questo o quel politico prima glorificato poi odiato (ieri Berlusconi, poi Renzi, poi Di Maio e Salvini) ma riguarda tutta l’Italia.
Sembra che nessuno se ne renda conto.
Non si può del resto nemmeno sperare che i milioni di elettori che si sono dati la zappa sui piedi poi possano tornare a camminare da soli: l’italiano medio sceglie sempre la “Servitù volontaria” di Etienne de la Boétie, preferisce i trasporti pubblici -che a parole detesta- alla soluzione “privata”, cioé affidata ai cittadini e non ai califfi di Stato; preferisce credere alle scie chimiche piuttosto che ai vaccini; preferisce trovare dei capri espiatori da impiccare al primo albero mediatico invece di autoresponsabilizzarsi (vedi nel video in basso cosa diceva Umberto Eco a proposito del vezzo italiota dell’odio a tutti i costi).
Ognuno cerca di andare in pensione a 55 anni (ancora oggi ce ne sono), magari senza aver sudato un giorno nel lavoro “ufficiale” in Comune o all’Ufficio di Collocamento, ma avendo invece sudato nel lavoro che faceva in nero…
Sembrerebbe palese pensare che il pesce puzzi dalla coda (dove ha le viscere) invece che dalla testa. Invece qui vige il mondo alla rovescia: il detto popolare fa riferimento solo alla testa, invece che all’evidenza scientifico-olfattiva…
Quindi il problema non è “cambiare il governo”, come noi facciamo a spron battuto ogni anno, ma di cominciare a darci (al di là della scuola, che non la dà) una cultura liberale e pro lavoro, una cultura economica, un minimo di culture politiche, e un almeno un poco di Etica: la capacità [e la volontà] di distinguere tra Bene e Male è la base stessa della società umana.

FORME DI GOVERNO, SECONDO POLIBIO
“Già i pensatori antichi, a partire da Erodoto, Platone ed Aristotele, fino a Machiavelli, e credo anche Montesquieu, hanno pensato che gli uomini passano da un tipo di regime all’altro, per ricominciare poi dal primo. In base alla sistemazione finale di Polibio, ogni tipo di governo si corrompe e conduce al seguente, secondo uno schema circolare chiamato “anaciclosi”. Questa parola fa pensare ad una malattia, ed effettivamente è una malattia dell’umanità.
Si parte dalla monarchia, dove comanda un singolo per il bene di tutti. Infine questo regime si corrompe divenendo tirannide e arriva il momento in cui il tiranno è esautorato. Subentra l’aristocrazia, che magari da prima governa bene, ma poi si corrompe in oligarchia, finché non si passa alla democrazia, che purtroppo si corrompe anch’essa divenendo oclocrazia (governo della plebe). Infine si arriva all’anarchia e gli uomini, anelando ad uscire da questo caos, si affidano ad un uomo forte. E il ciclo ricomincia.” (Nota di Gianni Pardo)
Aggiungiamo però: nelle democrazie anglosassoni e di cultura giuridica “Common law”, la democrazia comunque “tiene” e riesce a produrre ricchezza, lavoro e cultura etica.
Si può fare a Roma come a Londra,  in una nazione da sempre avezza al papato e all’imperatore di turno?