Published On: Gio, Mar 29th, 2012

La Cina e le condanne a morte: Amnesy International

La Cina, con l’Iran, è la nazione con più condannati a morte. Nel 2011 in Cina ci sono state più esecuzioni capitali che in tutto il resto del mondo. In Iran l’anno scorso sono stati giustiziati 676 uomini e donne, in seguito a condanne per omicidio, ma anche per adulterio o omosessualità. In Pakistan la Legge uccide i “blasfemi” (=chi non crede alla shariah).

Ma nella Cina che “investirà” in Italia è molto peggio: il numero delle condanne a morte è un segreto di Stato. Secondo Amnesty sarebbero migliaia le persone che muoiono ogni anno per effetto delle sentenze dei magistrati cinesi.

Eppure non ci sono film, non ci sono manifestazioni, non ci sono proteste davanti alle ambasciate, la Commissione sui Diritti umani Onu non espelle la Cina, e nemmeno il Vaticano chiude i rapporti con Pechino.
E’ un rapporto di Amnesty International a denunciare il fatto, dimenticando forse che si potrebbe titolare il rapporto Amnesy International.

La cosa grave non è solo nella condanna in sé, ma nella modalità con cui in Cina si esercita la giustizia penale.
Per esempio si condanna a morte per ben 55 reati diversi. L’anno scorso ve ne erano quasi 70 di reati capitali, come quelli finanziari.
Scrive Amnesty: “Anche nel 2011, le persone condannate al braccio della morte sono state sottoposte a processi non equi“. Come in Italia, anche in Cina l’accusato è colpevole fino a prova contraria, così deve dimostrare lui di essere innocente, cosa difficile visto che si ottengono “confessioni” sotto tortura. “Il tasso di condanne per sospettati è del 100%“. Diversa la situazione nei Paesi con la fortuna di utilizzare la Common Law… (Segue su La Pulce di Voltaire)

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