Published On: Ven, Mag 10th, 2019

La Grecia nel 2019 crescerà del 2,2%. Perché siamo ridotti così?

Ventidue volte più dell’Italia. Non il doppio. Neppure il triplo ma ventidue volte di più. Forse basta tagliare la spesa pubblica e diminuire l’intervento dello stato e dei partiti nell’economia, e un Paese si arricchisce… O perlomeno non implode come l’URSS… 

E’ chiaro che il modello non è la Grecia (soprattutto per come è stata governata nei decenni “allegri”), quanto l’Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Scandinavia, repubbliche baltiche…
Ma ci sono esempi positivi anche tra le nazioni “minori” che dovrebbero dar da pensare… Non solo la Grecia, ma anche il Marocco…
E anche la Spagna, con tutti i suoi problemi soprattutto di occupazione, cresce in misura per noi inarrivabile: +2,6% nel 2018.
Le “cure” che si basano sulla concretezza, e non sulle balle di partito, funzionano meglio di ciò che in Italia è stato fatto -sempre e da TUTTI i nostri feudatari !- 
Finora non siamo mai stati governati da gente pragmatica (che prima “opera” e taglia, ma che poi ti fa realizzare crescita e lavoro REALI, non posti di lavoro improduttivi, stile Soviet Supremo, o la DC anni ’80).
Il modello assistenziale che ci ha creati così come siamo, tra l’altro è così tanto “assistenziale” che assiste poco e peggio di quasi tutti gli altri stati, perché -come le organizzazioni ONU- costa più la sua struttura di quanto effettivamente arrivi nelle mani dei disagiati… 
Vogliamo parlare del mercato del lavoro inglese e di quello italiano? Vogliamo parlare soprattutto dei job center inglesi (privati, cioé gestiti dal popolo, e non statali, cioé gestiti dai partiti, come i Centri per l’impiego italiani, dove nei mesi scorsi sembrava che dovessero essere licenziati persino i dipendenti che stanno lì per aiutarti a cercar lavoro! 

Quindi, meglio la Grecia dell’Italia: qui da noi non non dovremmo più credere ai Babbo Natale passati, presenti e futuri, ma darci da fare per diventare soggetti responsabili e non oggetti irresponsabili presi in giro (per nostra colpa) dal governo di turno.