Published On: Gio, Mag 2nd, 2013

La legge più ignorante del mondo: un tetto agli sconti sui libri

Ecco l’esempio della profonda illiberalità della politica italiana, sia essa ambidestra, alta/bassa, laica/religiosa, pentastellica, progressista/conservatrice etc. Mettere un tetto alla possibilità di fare sconti sul prezzo dei libri è così gretto e meschino che nemmeno l’imperatore romano che nominò senatore il proprio cavallo avrebbe potuto immaginarselo.
La stragrande maggioranza delle leggi va semplicemente abolita, tolta, eliminata. Per salvare la società, mica per altro. Occorre porre un tetto massimo al numero delle leggi, non agli sconti sui libri o sul pane.

Da Chicago Blog, di Serena Sileoni
“Nel settembre 2011 è entrata in vigore la legge sul prezzo dei libri, cd. legge Levi, che ha imposto vincoli agli sconti e alle promozioni di vendita.

Come già sostenuto in occasione della petizione al Presidente della Repubblica , è convinzione di chi scrive che un tetto asgli sconti e alle campagne promozionali sarebbe stato non solo genericamente lesivo della libertà di concorrenza, ma, soprattutto, non avrebbe portato a quegli obiettivi dichiarati all’art. 1 della legge di “promozione del libro e della lettura” e “diffusione della cultura”.

L’impressione è condivisa dall’Antitrust, che – nelle proposte di riforma concorrenziale ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza per l’anno 2013 – ha auspicato l’abrogazione della legge ritenendo che le sue disposizioni non fossero “né necessarie a salvaguardare le finalità di tutela del pluralismo e dell’informazione, né tali da produrre benefici per i consumatori, risultando unicamente di ostacolo all’introduzione di servizi innovativi che il mercato dovrebbe essere lasciato libero di promuovere”. Segue.
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