Published On: Mer, Gen 4th, 2017

La natura del fanatismo di massa. Indispensabili citazioni da Eric Hoffer

Il tema de Il vero credente, Sulla natura del fanatismo di massa, di Eric Hoffer (Castelvecchi editore, 1952) è oggi centrale. Pochi autori (Ortega y Gasset, Popper, Camus e Kafka, nel ‘900) hanno affrontato con questa lucidità il tema centrale con cui si formano le opinioni e i movimenti nelle società: il transfert collettivo in un archetipo, un “liberatore in grado di emancipare l’individuo dalla consapevolezza dei propri limiti: “L’essere umano vuole essere grande e si vede piccolo; vuole essere felice e si vede miserabile; vuole essere perfetto e si vede pieno di imperfezioni; vuole essere l’oggetto dell’amore e della stima degli uomini e vede che i sui difetti gli procurano solo la loro avversione e il loro disprezzo. (…) (B. Pascal)
Oggi i media e la scuola –invece di dare fiato all’inveire e al nulla dire (in questo sono simmetrici rispetto ai movimenti di massa che criticano)- si dovrebbero occupare soprattutto di questi temi e di comunicazione, se si vuole progredire e non andare al collasso.

I REIETTI E LE RIVOLTE POP
L’individuo superiore, che si occupi di politica, letteratura, scienza, commercio o industria, riveste un ruolo di primo piano nel dare forma a una nazione. Lo stesso si può dire, però, degli individui che si trovano all’altro estremo: i falliti, i disadattati, i reietti, i criminali e quanti abbiano perso il loro posto nei ranghi dell’Umanità rispettabile. Il gioco della Storia si svolge in genere tra gli individui migliori (pochissimi, ndr) e quelli peggiori (le masse, ndr), sulle teste della maggioranza posta nel mezzo. (Pagina 37).

La Rivoluzione francese e quella russa si sono presto trasformate in movimenti nazionalistici: Pietro il Grande fu l’equivalente di molti leader rivoluzionari di maggior successo. Egli fallì tuttavia nel tentativo di trasformare la Russia in una nazione di stampo occidentale. Non ebbe fortuna perché non infuse nelle masse un entusiamo che le scuotesse nell’anima (p.18)

E’ comprensibile che chi vive un fallimento sia incline a biasimare il mondo [vedi Ernesto De Martino, saggio sulle Apocalissi culturali: un popolo in crisi crederà nella fine di tutto il mondo, ndr].

ORDINE SOCIALE
Esiste un conservatorismo degli indigenti profondo quanto quello dei privilegiati, e il primo riveste un ruolo altrettanto importante del secondo nel mantenimento dell’ordine sociale.

I SOGGETTI DEL CAMBIAMENTO
[Invece] chi ha speranza, sembra che non faccia differenza che si tratti di intellettuali pieni di entusiasmo, di contadini affamati di terra, speculatori ini cerca di soldi facili, commercianti o industriali … tutti costoro non hanno pietà del presente: se necessario lo devastano e creano un mondo nuovo. (…) p. 23

Perché ci s’imbarchi in un’impresa di cambiamento di ampia portata si deve essere in preda di un intenso scontento, ma non si deve versare in condizioni di povertà; si deve avere la sensazione che attraverso la forza di una dottrina, di un leader infallibile o di una nuova tecnica si possa avere accesso a una fonte di potere irresistibile; si deve avere una concezione eccessiva delle prospettive… Infine si devono ignorare del tutto le difficoltà che la grande impresa comporta. Gli uomini che hanno dato inizio alla Rivoluzione francese non avevano alcuna esperienza politica, e lo stesso si può dire dei bolscevichi, dei nazisti e dei rivoluzionari asiatici. L’uomo d’affari arriva tardi, aderisce quando il movimento si è già consolidato… Forse è l’esperienza politica degli inglesi a tenerli lontani dai movimenti di massa.

IL DESIDERIO DI FALSO DI CHI DISPREZZA IL PROPRIO IO
[1. Un movimento di massa NON ha obiettivi concreti;
2. L’insoddisfatto cerca miglioramenti negli altri, non in se stesso (non ha fiducia in sé, si riconosce come minus sapiens)]
Vi è una differenza sostanziale tra l’attrattiva di un movimento di massa e quella di un’organizzazione votata a obiettivi pratici; ques’ultima offre la possibilità di migliorare se stessi ed esercita un’attrattiva di tipo individualistico. Di contro i movimenti di massa, specie nella fase attiva non fanno presa su chi è intento a rafforzare e far progredire un Io considerato prezioso, ma su chi aspira a liberarsi di un Io indesiderato. (…) Egli guarda all’auto-miglioramento come a qualcosa di malvagio e malato, di sporco e sventurato. (…) La sua aspirazione più profonda è tesa a una nuova vita, a una rinascita o laddove non la ottenesse … di acquisire la sensazione di avere un obiettivo e di essere importante tramite l’identificazione con una causa sacra [un transfert sociale? Un’identificazione di tipo teatrale-letteraria con un protagonista archetipico? Ndr]. p. 25.

Meno un uomo è legittimato ad affermare la propria eccellenza di singolo, più è pronto aaffermare l’eccellenza della propria nazione, religione, razza o causa sacra. p. 27.

I disoccupati sono più inclini ad accodarsi agli spacciatori di speranza che ai distributori di consolazione. p. 28

Agli occhi di hitler, i comunisti tedeschi erano potenziali nazisti: “Né il piccolo borghese socialdemocratico né il sindacalista potranno mai diventare nazionalsocialisti, ma il comunista potrà sempre farlo”. p. 30

Gli individui che ritengono di condurre un’esistenza sprecata aspirano all’eguaglianza e alla fratellanza più che alla libertà. p. 45

RIVOLUZIONE FRANCESE TRA NUOVO CULTO E NAZIONALISMO
La Rivoluzione francese rappresentò una nuova religione, con la sua forma di culto: un riadattamento del cerimoniale cattolico sviluppato in connessione con le feste civiche. Aveva i suoi santi: gli eroi e i martiri della libertà. Allo stesso tempo fu un movimento nazionalista. Nel 1792 l’Assemblea legislativa decretò che si erigessero dappertutto altari su cui doveva essere incisa la scritta: “Il cittadino nasce, vive e muore per la Patria“. p. 31

I NEO ARRICCHITI E LE RIVOLTE
De Tocqueville fu colpito nell’apprendere che “in nessuno dei periodi successivi alla rivoluzione del 1789 la prosperità della Francia come nazione è aumentata tanto rapidamente quanto nel ventennio precedente la Rivoluzione stessa”. De Tocqueville si vide costretto a concludere che “più la loro posizione migliorava, più i francesi la consideravano intollerabile“.

Mostriamo più ardire quando lottiamo per ciò che è superfluo rispetto a quando lottiamo per ciò che è necessario. p. 42

I movimenti di massa emergenti predicano la speranza immediata: il cristianesimo prometteva l’imminenza del regno dei Cieli; Maometto prometteva un lauto bottino; i giacobini libertà e uguaglianza immediate; i primi bolscevichi terra e pane; hitler la fine del giogo di Versailles e lavoro e attività per tutti… In un secondo momento, l’accento si sposta sulla speranza remota, sulla visione a lungo termine… p. 43

Aderiamo a un movimento di massa per fuggire dalla responsabilità individuale o, per citare un giovane nazista infervorato, “per essere liberi dalla libertà”.

Si direbbe che il terreno più fertile per la propagazione di un movimento di massa sia una società con un tasso di libertà considerevole, ma priva dei palliativi della frustrazione individuale (=delle droghe dei popoli, ndr).
Fu proprio perché i contadini della Francia settecentesca non erano più dei servi e possedevano già qualche terra, a differenza dei loro corrispettivi tedeschi o austriaci [e italiani, ndr], che essi raccolsero l’appello rivoluzionario.

Persino i MdM sorti in nome dell’emancipazione da un ordine oppressivo non si fanno promotori della libertà individuale una volta consolidatisi: “Il governo rivoluzionario rappresenta il dispotismo della libertà contro la tirannia” (Robespierre). p. 44

POVERI CREATIVI E VALORI COMUNITARI
Se associata alla creatività, la povertà è solitamente priva di frustrazione: è così per l’artigiano abile nel suo campo, per lo scrittore, per l’artista e lo scienziato squattrinati ma in pieno possesso delle loro facoltà creative. … Il declino dell’artigianato in epoca moderna è forse una delle ragioni alla base del sorgere della frustrazione e della vunerabilità del singolo di fronte ai mdm. p. 46.

I poveri che fanno parte di una cerchia compatta (una tribù, una famiglia unita, un gruppo religioso o razziale coeso) sono privi di frustrazione e quasi immuni dall’attrattiva dei mdm proselitisti.

A provocare le rivoluzioni nei regimi totalitari è in genere un indebolimento del quadro totalitario, più che il malessere e il risentimento per l’oppressione subìta.

Nelle aree del mondo in cui il comunismo è in lotta, esso fa tutto il possibile per sgretolare la famiglia e i legami nazionali, razziali, religiosi, culturali…

Il saggio cinese Mozi, fautore dell’amore fraterno, fu giustamente (?, ndr) condannato dai confuciani che avevano cara la famiglia sopra ogni cosa. Questi sostenevano che il principio dell’amore universale avrebbe disfatto la famiglia e distrutto la società. …San Bernardo predicava così bene che le donne nascondevano figli e mariti per evitare di restare da sole…

DISGREGAZIONE DELLE SOCIETA’ IN EUROPA E NELL’AFRICA COLONIZZATA
Lo scontento generato nei Paesi arretrati dal contatto con gli occidentali non è in primo luogo espressione del rancore verso i dominatori stranieri colpevoli di sfruttamento; rappresenta piuttosto il risultato di una disgregazione o di un indebolimento della solidarietà tribale e della vita comunitaria.

INFERENZA: EUROPA ED EMIGRAZIONE OGGI
L’Europa attuale rappresenta un rovescio del quadro tracciato nel 1952 da Hoffer: la società europea è in una fase di decomposizione delle società e culture locali, in vista di un ipotetizzata entità federale (o imperiale, se va male). In questa situazione di decomposizione interna, i gruppi di immigrati in arrivo in Europa ricostituiscono comunità linguistiche, abitative, culturali, religiose, molto più marcate di quelle atomizzate degli occidentali.

[In fabbrica etc.] la produttività è massima quando gli operai si sentono e agiscono come parte di un gruppo.

GIAPPONE
La straordinaria modernizzazione del Giappone ha avuto luogo in un’atmosfera carica del fervore dell’azione unitaria e della coscienza di gruppo. p. 51

GERMANIA
Nella Germania di Guglielmo II era improbabile che nascesse un vero mdm. I tedeschi erano soddisfatti del carattere accentratore e autoritario del regime del Kaiser, e persino la sconfitta nella Prima Guerra mondiale non offuscò l’adorazione che avevano per esso. La rivoluzione del 1918 fu una forzatura con scarso seguito popolare. Gli anni a seguire -quelli della Repubblica di Weimar- furono anni di irritazione e frustrazione. Abituati com’erano a obbedire agli ordini imposto dall’alto e a rispettare l’autorità, non vedevano altro che caos e insolente ordine democratico. Li sconvolgeva di dover “partecipare al governo, scegliere un partito e formulare giudizi su questioni politiche” (Abel T. Why hitler came into power, Prentice Hall, NYc, 1938). p 55-56

PERDONARE
La cosa notevole è che noi davvero amiamo il nostro prossimo come noi stessi: noi facciamo agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi stessi. Noi odiamo gli altri quando odiamo noi stessi. Noi siamo tolleranti verso gli altri quando tolleriamo noi stessi. Noi perdoniamo gli altri quando noi perdoniamo noi stessi.

E’ più facile amare l’umanità che il proprio vicino.

Noi non ci sentiamo veramente grati nei confronti di quelle persone che fanno realizzare i nostri sogni; esse rovinano i nostri sogni.

La fede assoluta corrompe in modo altrettanto assoluto quanto il potere assoluto.

Eric Hoffer