Published On: Ven, Nov 11th, 2016

La Regione approva sportello pro famiglia e contro teorie gender. Bagarre e polemiche

La maggioranza in Regione ha accolto la proposta di Matteo Rosso (centrodestra) di realizzare uno sportello regionale per la famiglia, cui si aggiungono azioni e strumenti di segnalazione e contrasto alla teoria del gender.
Un numero verde e una mail dedicata a segnalazioni e richieste di supporto da parte delle famiglie con minori per denunciare episodi di bullismo, razzismo, vandalismo, droga e alcolismo ma anche di promozione delle teorie gender.
Il nodo ovviamente non è sulla famiglia, nucleo dimenticato da tutti, non solo in Italia (vedi la vittoria di Trump negli Stati Uniti), ma sulla questione gender.
Con la creazione di uno sportello dedicato alle problematiche delle famiglie, alle loro denunce delle situazioni di disagio legate alla diffusione delle droghe, dell’alcol, purtroppo in forte crescita tra i giovanissimi, e della prevenzione dell’eventuale diffusione delle teorie gender nei piani formativi scolastici, daremo un importante segno di vicinanza alle famiglie e aggiungeremo un servizio, che a oggi mancava, in ambito educativo e sociale. La bagarre scatenata oggi in Consiglio dalla minoranza, che ha cercato in tutte le maniere di strumentalizzare il mio documento, dimostra che una certa parte politica non comprende a fondo le reali esigenze delle famiglie oggi, che hanno il bisogno e il diritto di essere coinvolte nei processi educativi all’interno della scuola e non solo” Queste le dichiarazioni di Matteo Rosso, presidente della Commissione Sanità, il quale aggiunge:
Come già la Lombardia, la Liguria, a costo zero, avrà uno sportello regionale, con numero verde gratuito e una casella mail, per le segnalazioni e le denunce delle famiglie su tematiche delicate e di stretta attualità come il bullismo, il razzismo, le violenze fisiche e psicologiche, i pericoli delle droghe e alcol, ma anche sull’eventuale proselitismo di teorie gender, da parte di soggetti preposti alla formazione dei ragazzi (=professori, ndr). Purtroppo, nonostante la minoranza in Regione continui a negarlo, si sono già verificati episodi in città come Padova o Treviso dove, a scuola, all’insaputa dei genitori, i bambini sono stati obbligati dagli insegnanti a vestirsi da maschi se femmine e da femmine se maschi.”
loc-gender