Published On: Sab, Gen 4th, 2014

La singolare protesta di una giovane sestrina contro la sperimentazione animale

cristina pistori contro la sperimentazione animaleSESTRI LEVANTE. Una storia che ricalca quella di Caterina Simonsen, la venticinquenne padovana sofferente a causa di quattro patologie genetiche, che aveva scelto il periodo della maratona Telethon per sponsorizzare con una sua foto, che la ritraeva con un cartello in mano, la sperimentazione medico-scientifica sugli animali. “Ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni”: per queste affermazioni è stata immediatamente minacciata ed insultata via web da migliaia di animalisti e vegani.

Stessa sorte per la ventinovenne sestrina Cristina Pistori, che ha scelto lo stesso medium, una foto con un messaggio diffuso su Facebook, per una denuncia diametralmente all’opposto rispetto a quella della padovana: “Sono diabetica dall’età di 8 anni… grazie all’inutilità della vivisezione, in 20 anni di ricerca l’unico miglioramento è stato il trasforare le siringhe in penne… Gli animali continuano a morire e noi non miglioriamo, ogni organismo reagisce diversamente. La vivisezione è un crimine, si alla ricerca alternativa, no alla vivisezione animale”. La foto di Cristina ha fatto il giro della rete, è stata copiata e aterata (vedi foto sopra) e presto è divenuta oggetto di scherno e insulti pesanti su alcuni siti anti-animalisti e anti-vegani: “Saresti da lasciar morire a monito della società”, “Che sia coerente e si lasci morire”, “Cara la mia collega diabetica, ti suggerisco prima di dire cose non vere di informarti. Se non c’era la sperimentazione animale io e te saremmo morti. Se ti da fastidio fai una cosa coerente: non ti curare”, per citarne alcuni.

Cristina soffre di diabete mellito di tipo uno, è insulino-dipendente da quando aveva otto anni. Le è stato chiesto: “Cristina, cosa ti ha spinto a pubblicare la tua foto? Racconta con le tue parole”. Ecco la sua risposta:

“In 20 anni di diabete e di ricerca qualcosa è migliorato, ad esempio trasformare delle siringhe in penne, o la possibilita’ di farsi mettere un microinfusore sottocutaneo che ti rilascia insulina, e per ultimo migliorare le macchinette misura glicemia, per avere il risultato in pochi secondi… Cose che sicuramente migliorano la vita, ma non che ti curano definitivamente. Non sono ipocrita, so che l’ insulina è stata presa dai maiali, e ogni giorno mi inietto insulina testata: non voglio morire, ma vorrei che si trovassero cure alternative alla sperimentazione animale. Sia perche’ testare sugli animali e’ atroce, sia per dare modo ai malati di avere nuovi risultati davvero positivi… Nelle malattie come la mia, in tanti anni di ricerca riescono a trovare miglioramenti e mai qualcosa in piu’? Come mai? Forse perche’ traggono guadagno dal tenerci malati, e perchè le grosse ditte farmaceutiche ci mangiano? Il mio gesto e’ partito pensando che anche io ho il diritto di parlare e dire la mia, anche io ho il diritto di pensare che la ricerca alternativa esiste e vale la pena di provarla… Anche noi dobbiamo avere speranze concrete… Voglio che le cose inizino a cambiare.. Non voglio fare guerra a Caterina, che ha problemi piu’ seri dei miei…Ognuno è libero di pensarla come vuole e io sono contro la sperimentazione animale. Posso essere libera di pensarla cosi? Mi hanno dato dell’oca, della demente, della fessa, della stupida, dicendomi che devo lasciarmi morire: perche’ non posso essere libera di pensarla cosi? E soprattutto, perche’ non posso dire che la vivisezione per me e’ un crimine e immorale e che si devono studiare altre vie?”

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  1. Gatto nero ha detto:

    Grazie a ” Tempi ” ora sappiamo (per chi l’ha letta tutta) cos’è la sperimentazione animale. Ma non si poteva dire il tutto con meno e più comprensibili parole? Non ho capito nulla! E forse,per quanti sforzi si facciano,anche i non addetti ai lavori. Le dissertazioni vanno fatte nei luoghi demandati! Non mi sembra che postare un commento sia il luogo più adatto.

  2. tempi ha detto:

    La Sperimentazione Animale

    1.1 Cos’è la Sperimentazione Animale?

    “Sperimentazione Animale” è un termine ombrello che racchiude tutte quelle tecniche di ricerca che fanno uso di animali vivi.

    1.2 “Sperimentazione Animale” è sinonimo di “Vivisezione”?

    Il significato di una parola viene attribuito sulla base dell’etimologia e dell’utilizzo.
    Dal punto di vista etimologico, vivisezione è un termine che indica soltanto quelle tecniche di laboratorio che richiedono il taglio del tessuto animale in vivo (sotto anestesia totale o locale); dunque non racchiude tutti quei metodi sperimentali che non comportano il taglio del tessuto.
    Dal punto di vista dell’utilizzo, in ambito scientifico il termine non è presente, in quanto non dà indicazioni di valore sul tipo di esperimento che è stato condotto. In certi ambienti, soprattutto animalisti, è invece usato come sinonimo della sperimentazione animale in toto. Si tratta di una tattica per ottenere una reazione emotiva nel lettore/ascoltatore, perché evocare il “taglio”, la “ferita”, il “sangue” porta sempre alla mente immagini negative. Ovviamente noi contrastiamo fortemente tale utilizzo, in quanto scorretto per etimologia e in quanto evoca un’immagine distorta della sperimentazione animale, e ci atteniamo dunque al senso stretto del termine che, benché poco utile, è senz’altro più preciso

    1.3 A cosa serve la sperimentazione animale?

    A fare ricerca, ovviamente. La ricerca poi può essere diretta in vario modo: semplice curiosità intellettuale senza applicazioni, almeno immediate (ad es., voglio capire come si orienta una formica); test farmacologici e di tossicità; modelli animali in senso generale.

    I Modelli Animali

    2.1 Cos’è un modello animale?

    Un organismo che per sue specifiche caratteristiche biologiche si presta bene ad essere utilizzato come oggetto di studio per trarre conclusioni di applicabilità generale oppure specificamente umana.

    2.2 Può considerarsi una “copia” dell’uomo?

    No. Il modello è un sistema semplificato che si utilizza per riprodurre alcune caratteristiche dell’originale. Non è una copia e nessuno pretende che lo sia. Inoltre quello che scopriamo in un modello spesso è applicabile non solo all’uomo, ma ad un’intera gamma di organismi.

    2.3 Come viene scelto un organismo modello, e quali sono i più utilizzati?

    Dipende dal tipo di esperimenti che si vuol fare. Ogni modello ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Di solito si cerca di scegliere gli organismi modello sulla base di criteri di praticità sperimentale; è necessario ad esempio che si allevino con facilità in un laboratorio e si riproducano in fretta. Il resto dipende dalla caratteristica che si desidera osservare: il moscerino Drosophila melanogaster, ad esempio, è un favorito per gli studi di genetica, grazie alla facilità con cui osservano gli effetti delle mutazioni e con cui si ottiene la transgenesi (Boyl et al., 2001; Joshi, 2003; Prasad and Joshi, 2003; Saitoe et al., 2005; Piazza and Wessells, 2011); il rospo Xenopus laevis è il beniamino dei biologi dello sviluppo, poiché le uova grandi e senza guscio permettono facilmente di osservare i processi di sviluppo embrionale e di intervenire su di essi (Vignali et al., 1994; Amaya, 2005); topi e ratti sono molto utilizzati per via della grande vicinanza filogenetica con l’uomo ei tempi di sviluppo comparativamente rapidi, i primi vengono talvolta preferiti per la facilità con cui si ottiene la transgenesi, i secondi per via delle maggiori capacità cognitive (Hamilton and Frankel, 2001; Tecott, 2003; Brown and Hancock, 2006). Organismi più simili all’uomo, come cani, gatti e primati, sono utilizzati di rado, e i loro campi di applicazione sono principalmente nella tossicologia, neurobiologia e chirurgia sperimentale.
    Ovviamente chi sostenga che mole e rapidità di allevamento non siano fattori importanti per la scelta di un modello non ha idea di cosa voglia dire fare ricerca. La filosofia magari la fai solo pensando, la letteratura leggendo e scrivendo, la scienza facendo esperimenti pratici, con le mani; ergo le motivazione pratiche sono di primaria importanza: devi poter iniziare l’esperimento, condurlo e portarlo a termine possibilmente nella durata della tua vita e con un numero sufficiente di dati da avere rilevanza statistica. Dunque serve un animale che si allevi facilmente e rapidamente in grande quantità, altrimenti certe ricerche non le puoi fare. Molto semplicemente. Preferiscono chiamarlo “un motivo pratico” invece che un motivo “scientifico”? Io non la vedo la differenza, la scienza è una disciplina che sta a contatto con la pratica.

    2.4 Le informazioni ottenute tramite gli organismi modello possono essere estese ad altri organismi o all’uomo?

    Con la dovuta prudenza, le informazioni sui meccanismi di base di funzionamento dell’organismo animale possono essere considerate valide dalla Drosophila al topo al macaco all’uomo (Sharman and Brand, 1998; Acampora et al., 2005). Perfino molte informazioni ottenute da studi su non-animali, come batteri o lieviti, mutatis mutandis risultano essere di valore del tutto generale (Afshar and Murnane, 1999; Yang et al., 2000; Meulemans et al., 2010). D’altro canto, il principio filosofico e pratico alla base della rivcerca scientifica è la ricerca delle regolarità ripetute nell’andamento della natura: si sfugge al caos delle singolarità individuando principi generali. Chi nega che i modelli animali possano essere oggetto di generalizzazioni di fatto si pone filosoficamente contro tutta la ricerca scientifica in biologia… Il che è filosoficamente legittimo, ma ti priva dell’onore di fregiarti di titoli “scientifici”.
    Se la scoperta scientifica ha valore generale, lo stesso non si può dire per le sue specifiche applicazioni, come l’utilizzo sull’uomo di determinati farmaci, o i test di tossicità. In questi casi il modello animale è utilizzato come garanzia minima, in mancanza di metodi più affidabili in grado di sostituirlo. Questo ruolo non è tuttavia da sottovalutare, come non è da sottovalutare il ruolo che ha la pura scoperta scientifica a priori dell’applicazione tecnica.

    Approfondimento sulla ricerca di base

    2.5 E’ vero che il modello animale non è soggetto a validazione?

    In realtà non dovremmo mai parlare di modello animale, ma di modelli animali, al plurale. Essi sono potenzialmente infiniti.
    I modelli utilizzati nella ricerca di base non direzionata, come Drosophila e Xenopus, non necessitano di alcuna validazione, poiché il loro duplice ruolo è di raccogliere informazioni, che inutili non sono mai, e di suggerire direzioni possibili per le ricerche future, non di tradurre i risultati direttamente in una tecnica terapeutica per l’uomo.
    I modelli che riproducono patologie umane devono invece rispondere a tre requisiti per essere ritenuti validi: face validity, o validità di forma; predictive validity, o validità predittiva; construct validity, validità di costrutto (Willner and Mitchell, 2002; Anisman and Matheson, 2005; Vollmayr et al., 2007). Vale a dire, in un buon modello animale di patologia si manifestano gli stessi sintomi del corrispettivo umano, le stesse reazioni ai trattamenti, la stessa eziologia dei sintomi. Ogni modello viene dunque validato dalla comunità scientifica sulla base della corrispondenza più o meno piena a questi requisiti.
    Sono forse i test farmacologici a richiedere per legge precisi protocolli di validazione, visto che è loro richiesto, come tecnica, di essere in grado di fare previsioni il più possibile accurate e ripetibili; ma nessun modello cellulare o computazionale o similari di fenomeno biologico che appaia in letteratura subisce di per sé processi di validazione più complessi di quelli riservati ai modelli animali.
    Perché gli animalisti non ritengano questa una validazione sufficiente non è chiaro e mai lo sarà. La differenza fra la validazione di un modello animale e la validazione di un modello ECVAM è che la seconda viene fatta con un unico studio effettuato da un solo istituto, mentre la prima viene effettuata continuamente per anni da tutti i ricercatori coinvolti in quel campo, non in un solo studio ma in decine e con un continuo confronto reciproco. Personalmente direi che i modelli animali sono perfino più validati di quelli non animali, e il feticismo degli animalisti per il metodo di validazione ECVAM (che peraltro non ha grandi successi all’attivo) è spiegabile solo con ignoranza e malafede.

    2.6 Solo l’ECVAM fa uso di metodi di ricerca alternativi?

    Delirio puro. Tutte le università e tutti i laboratori di ricerca del mondo hanno una sezione dedicata alla ricerca in vitro. Ripetiamolo una volta di più: una cosa sono i test farmacologici su animali, un’altra sono i modelli di ricerca, animali e non. Il valore euristico delle due cose è completamente diverso. Solo i metodi validati dall’ECVAM sono riconosciuti dalla legge come utilizzabili in sostituzione di un rispettivo modello animale per fare una specifica previsione nei trial farmacologici, ma nei laboratori vengono utilizzati come generatori e verificatori di ipoptesi un’infinità di modelli sperimentali in vitro, altro che i 38 validati dall’ECVAM.

    Generalmente gli oppositori della sperimentazione animale criticano (abbastanza inefficacemente) soltanto l’uso di animali nei test farmacologici, e poi per sineddoche pretendono di aver demolito la Sperimentazione Animale in toto. Non è così, anzi la parte più grossa della Sperimentazione Animale sta al di fuori dell’uso di animali come predittori esatti di una risposta a un farmaco.

    Generalmente in questi casi non gli resta che cercare di negare la validità e l’utilità della ricerca scientifica in toto, come fa Mamone Capria qui. Insomma non si fanno alcun problema a gettare il bambino (l’intera scienza biomedica, inclusa la stessa ricerca in vitro o sugli umani che dicono di apprezzare tanto) con l’acqua sporca (che per loro è la Sperimentazione Animale).

    2.7 La transgenesi serve a rendere più “umanizzati” gli animali?

    Assolutamente no. La transgenesi non rende affatto gli animali più umani (ma può farlo). La transgenesi semmai sfrutta le somiglianze che sono già presenti fra tutti gli organismi per studiare l’effetto che ha un gene nel contesto dell’organismo. Un profano potrebbe esserne sorpreso, ma i geni sono spessissimo perfettamente intercambiabili fra specie, per cui a conti fatti usare una proteina umana o quella che ha la stessa funzione nel topo di solito è la stessa cosa.
    L’uomo è il topo hanno quasi il 100% del genoma in comune (Pennacchio, 2003; Tecott, 2003; Brown and Hancock, 2006), una somiglianza che si riflette anche sul piano funzionale (Rossant and McKerlie, 2001; Argmann et al., 2005; Kim et al., 2010; Kitsios et al., 2010; Miller et al., 2010), nessuno pretende di renderli ancora più simili di quanto già non siano …

    2.8 Il fatto che tutti i farmaci debbano essere testati sull’uomo prima della commercializzazione non dimostra che i test su animali non servono a niente?

    Come dire, “a che serve mettere il numero sulle scarpe, tanto te le devi provare comunque prima di comprarle”. Ma se permettete testare 25000 paia di scarpe è un po’ diverso da testarne due o tre. Specialmente se c’è il rischio che il paio di scarpe sbagliato ti ammazzi…
    Il test su animali non garantisce gli effetti che un farmaco avrà sull’uomo, ma questo non vuol dire che sia inutile. Ci dà comunque forti indizi sulla sua funzione, ci permette una preselezione atta ad escludere i composti nocivi o inutili e a mettere in evidenza le potenzialità degli altri, e soprattutto ci permette di muoverci con libertà. In questo senso il modello animale rappresenta uno spazio di movimento in cui lo scienziato può generare e mettere alla prova nuove ipotesi senza tutte le restrizioni che avrebbe con un essere umano. Una funzione indispensabile.

    2.9 Perché si studiano le malattie croniche e degenerative nei roditori che vivono solo 2-3 anni?

    Perché ovviamente anche i processi degenerativi sono accelerati in animali dal life-span breve, e infatti prima dell’avvento della transgenesi i modelli animali favoriti per le demenze erano semplicemente animali anziani, anche roditori (Hollander and Mos, 1986; Dewachter et al., 2000b; Dewachter et al., 2000a). Non per nulla uno dei modelli più recenti per l’invecchiamento è il genere di pesci d’acqua dolce Notobranchius. Qualsiasi biologo è in grado quanto meno di immaginare queste dinamiche, anche se forse non ogni psichiatra …

    2.10 Perché si studiano le malattie della mente negli animali che non sanno parlare?

    I modelli animali di malattia psichiatrica non riproducono mai l’intero quadro sintomatologico dell’originale, e non è quella la loro funzione. Essa è semmai quella di concentrarsi su singole sintomatologie, che possono essere benissimo studiate senza che il roditore venga a raccontarci la sua biografia (che per altro ci è ben nota sin dall’inizio). I parametri comportamentali che si possono usare per misurare i sintomi psichiatrici nell’animale sono innumerevoli, e dunque per i dettagli di questo aspetto si rimanda alla letteratura specializzata o eventualmente a nostri prossimi interventi.
    Quanto alle critiche di chi afferma che i modelli in questione siano creati tramite sostanza psicoattive o lesioni cerebrali, e ciò li invaliderebbe, vogliamo far notare: 1) Che ci sono modelli che non sfruttano nessuna delle due metodologie, come quelli basati su stress e deprivazione ambientale (Millstein and Holmes, 2007; George et al., 2010; Monje et al., 2011; Farooq et al., 2012; Kim et al., 2012) e 2) che nel nostro cervello c’è già un discreto ammontare di sostanze psicoattive, ed è sul riequilibrio del loro funzionamento che si basano la maggior parte degli psicofarmaci, quindi quello che si fa somministrandole dall’esterno è semplicemente riprodurre artificialmente le condizioni per il determinato sintomo che ci interessa studiare.
    D’altro canto, si può facilmente procedere ad una dimostrazione ab absurdo di come la posizione del ritenere la mente animale una “scatola nera” dal contenuto inconoscibile non possa esssere sostenuta: essa solleverebbe l’obiezione “allora come fanno gli animalisti a sostenere che essi soffrono?”
    Ciò detto, chiaramente esistono sintomi e fenomeni esclusivamente umani o studiabili a dovere soltanto sull’umano, e quello più significativo di essi è appunto il linguaggio. Esso, infatti, viene studiato sugli unici animali che hanno linguaggio, gli umani.

    2.11 Ma in questo modo non si riproduce la patologia. Come può un modello che non riproduce l’intera patologia psichiatrica essere utile a trattarla?

    Il trattamento farmacologico della patologia psichiatrica è sempre sintomatico. Non esiste il farmaco magico che fa sparire la depressione, o che fa sparire il disturbo bipolare, o che rende amabili i narcisisti o assertivi gli evitanti o disinvolti gli ansiosi. I farmaci psichiatrici agiscono su un singolo sintomo o su un determinato insieme di sintomi. La stessa classificazione delle malattie psichiatriche è ardua e parecchio ramificata proprio per via dell’estrema variabilità delle combinazioni di sintomatologie che si presentano. Dunque può il trattamento della patologia psichiatrica essere basato sulla “scomposizione” della stessa nei suoi vari sintomi? Sì, anzi è del tutto normale che accada in questo modo. Lo psichiatra spesso prescrive un cocktail di farmaci su misura per le sintomatologie che si presentano: ad esempio stabilizzanti dell’umore spesso vengono usati in combinazione con gli antidepressivi, il litio è prediletto per il suo effetti antisuicidario e antianedonico, gli SSRI sono efficaci contro l’impotenza appresa e l’apatia e via dicendo… quindi questi farmaci vengono ordinariamente combinati per creare un trattamento il più possibile su misura.

    L’approccio della psichiatria alla patologia mentale è esclusivamente sintomatico. Poi si può fare tanta filosofia sugli aspetti psicologici profondi e via dicendo, ma questo non attiene alla psichiatria. La psichiatria interviene verificando la presenza di un sintomo e intervenendo con il trattamento farmacologico più adeguato.

    2.12 E’ vero che i test preclinici di farmaci su animali falliscono nel 92% dei casi?

    Si tratta di una delle più spudorate bugie che capita di leggere sui testi di propaganda animalista. Il dato originale è che dei farmaci che hanno successo su animali, circa uno su dieci supera anche tutte le fasi cliniche fino alla commercializzazione. Questo non si può assolutamente tradurre con un fallimento predittivo in nove casi su dieci, per due ragioni:
    1) Perché i farmaci scartati in fase clinica non necessariamente sno scartati perché nocivi o inefficaci, ma anche solo perché magari meno efficaci di altri farmaci già in commercio.
    2) Perché il pool di sostanze di partenza da testare prodotte dalla ricerca di base ammonta a decine di migliaia. Lo scopo fondamentale dei test su animali è scremare tutte quelle che si rivelano palesemente inefficaci o pericolose. Probabilmente nel processo ne scarteremo anche alcune che forse avrebbero potuto funzionare, è un processo volutamente molto conservativo che mira più a scartare il cattivo che a salvare il buono. Le sostanze scartate in fase preclinica su animali non sapremo mai, di solito, se erano davvero per la maggioranza cattive o no. Ma gli animalisti se vogliono possono provarle su se stessi e verificare, eh, nessuna obiezione!
    Tuttavia abbiamo provato qui a farne una stima a spanne… giudicate voi se volete approfondire.

    I “Metodi Alternativi”

    3.1 Esistono metodi di ricerca in biologia che non facciano uso di animali vivi?

    Moltissimi. Colture cellulari, simulazioni al computer, studi clinici ed altri. Va detto che di norma tali metodi non usano animali vivi, ma spesso li usano morti, perché i materiali utilizzati da qualche parte devono pur venire.

    3.2 Perché non vengono utilizzati?

    Questi metodi vengono utilizzati ordinariamente in ricerca. Arriverei a dire che praticamente tutti i laboratori del mondo fanno uso anche di questi metodi (chi afferma che si danno Nobel per la ricerca su animali esclusivamente perché “si fa solo quella” sta semplicemente vaneggiando). Ma ciascuno di essi ha dei limiti naturali. Colture cellulari e simulazioni al computer possono soltanto dare delle informazioni preliminari che devono essere confermate dallo studio in vivo. Se si obbietta che il cuore di un topo non può simulare quello di un umano, si dovrà a maggior riconoscere che non può farlo uno strato di cellule su un vetrino.
    Gli studi clinici invece, se ben condotti, hanno grande validità e garantiscono la visibilità scientifica, ma presentano tutta una serie di difficoltà: è necessario trovare un numero di soggetti da studiare sufficientemente ampio, poter offrire delle garanzie sulla loro salute, disporre di ingenti finanziamenti, poter controllare strettamente le condizioni di vita degli individui per un tempo sufficientemente lungo, isolando singoli fattori biologici … e, ovviamente, non si può procedere per “prove ed errori” in libertà, che è una delle necessità della ricerca scientifica.

    3.3 E’ vero che i metodi di cui stiamo parlando non vengono usati perché troppo costosi?

    Cominciamo col dire che il denaro rappresenta le risorse sociali che abbiamo a disposizione e che possiamo investire in una ricerca. E gli ambiti di studio sono tanti, e le risorse non sono illimitate. Dunque se anche chi afferma ciò avesse ragione, diremmo che il denaro è un motivo più che buono per preferire un metodo rispetto a un altro.
    Ciò detto, in realtà la sperimentazione animale è la metodologia di ricerca più costosa e difficile, se escludiamo gli studi clinici. Il fatto che questi ultimi costino tanto è uno dei numerosissimi fattori limitanti, che ho già citato, per il loro uso. Dunque una sostanza viene provata sull’uomo solo se c’è una gran mole di dati che ne indichi le potenzialità e la non pericolosità, il che è un atteggiamento perfettamente razionale.

    3.4 È possibile, allo stato attuale, sostituire la sperimentazione animale con questi metodi cosiddetti “alternativi”?

    Al momento in nessun ambito della ricerca che coinvolge la biologia animale si può fare a meno degli animali. Dovrebbe essere scontato da dirsi, studiare l’animale senza l’animale … sarebbe come fare informatica senza il computer. Puoi anche farlo, scrivere gli algoritmi su un foglio di carta etc., ma non ha senso se non hai un supporto su cui provarli.
    Tuttavia in alcuni casi possono essere usati metodi in grado di ridurre il numero di cavie impiegate e migliorare le loro condizioni di vita, con conseguente riduzione anche nei costi. Vale, in generale, la regola secondo la quale in laboratorio ogni tecnica ha pro e contro, e dunque nessuna può essere completamente sostituita da un’altra. Anche lo stesso modello animale non è certo privo di difetti, e siamo i primi ad esser consapevoli che numerose osservazioni si fanno meglio utilizzando altri metodi.

    3.5 E in futuro?

    Nell’immediato futuro è possibile che vengano sviluppati metodi alternativi efficaci per quanto riguarda i test di tossicologia, ad esempio, o altre operazioni che siano in qualche modo “di routine”. Sarebbe anche uno sviluppo auspicabile, ma al momento i metodi allo studio non sono sufficientemente raffinati.
    Praticamente in tutti gli altri campi il ricorso all’animale vivo, presto o tardi, diventerà sempre inevitabile, a meno di sapere già a perfezione tutto quello che ci interessa sapere sulla biologia animale. Ma se lo sapremo già, a che servirà studiarla ancora?

    3.6 La sperimentazione animale ha mai fatto danni? I siti contrari riportano numerosi esempi.

    Non poteva far danno.
    Come dicevo, tutti i prodotti in commercio hanno superato anche i trial clinici su umani. Se dunque in seguito si sono dimostrati comunque dannosi, questo non è un limite della sperimentazione animale, ma della sperimentazione in toto. Non puoi vedere un effetto collaterali che si verifica in un 1/10000 casi su un campione di cento individui. Se si tiene conto di questo, automaticamente il 90% dei “danni” riportati dai siti animalisti scende giù per lo scarico. Notevole è che negli stessi elenchi spesso si accusa la sperimentazione animale di aver rallentato lo sviluppo di alcune tecniche … ammesso che ciò sia vero, e non è un’ammissione, si tratta al più di un eccesso di prudenza. Non vogliamo arrischiarci a provare sugli umani un farmaco che ha ucciso tutti gli animali su cui l’abbiamo provato, no? Chi si prenderebbe una simile responsabilità? Specialmente se poi, come se non bastasse, ci toccherà pure sentire gli animalisti che ci accusano di averlo somministrato al pubblico senza sufficienti precauzioni.
    In generale si sperimenta appunto perché non si sa il risultato. Tutte le volte che ci andrà male, qualunque cosa facciamo, ci criticheranno. Ma la sperimentazione animale ha fatto parte della scoperta e standardizzazione di tutte le tecniche mediche oggi in uso, e non si può pretendere di affermare che in tutte quelle che funzionano non ne abbia merito e in tutte quelle che non hanno funzionato ne sia colpevole, questa è disonestà intellettuale.

    3.7 Ma quando un farmaco viene ritirato, la colpa è anche della sperimentazione animale che aveva già superato!

    Ebbene sì. Alcuni hanno insistito su questo punto. Evidentemente i test di orientamento basati su logica e comprensione del testo all’ingresso delle facoltà di scienze sono tempo sprecato (ammesso che chi dice queste cose abbia davvero mai aperto un libro di biologia). Se un farmaco ha superato la prova su umani, allora vuol dire che tutto quello che si poteva fare per sperimentarlo è stato fatto. Cosa rimproverano costoro ai test preclinici su animali, di non essere riusciti a prevedere quello che non si è previsto neanche nei test su umani? Un test su animali per essere valido deve essere migliore di quelli fatti direttamente sugli umani? Ok, avete ragione, su questo siamo sconfitti: i test su animali non sono addirittura MIGLIORI di quelli sugli umani, sono una fase preliminare. I test si combinano utilizzando sempre prima quello meno raffinato e meno costoso, in modo da risparmiare rischi, fatica e denaro quando si useranno i test più raffinati. Un trial clinico è SEMPRE, immancabilmente, più raffinato di un test su animali. Che sorpresona, eh?! Quello che non si scopre nel trial clinico è evidentemente per via del campione statisticamente ridotto. Hai voglia a dare dosi più alte di farmaco agli animali, non aumenti la potenza statistica in questo modo, è impossibile (e infatti gli alti dosaggi somministrati agli animali in fase preclinica non servono a quello).
    Ciò che manca, a volte, è il senso del ridicolo…
    Approfondimento sulla statistica

    3.8 Esistono tecniche non invasive per lo studio dei processi cerebrali?

    Sì. C’è un fortissimo interesse, anche scientifico, a sviluppare tali tecniche, poiché esse, non richiedendo di ricorrere alla chirurgia, permettono di studiare direttamente l’essere umano. Basti pensare alla più semplice di tutte queste tecniche, l’elettroencefalogramma …

    Come ho sempre occasione di ricordare, però, non esiste quasi nessuna tecnica sperimentale che abbia solo vantaggi e nessuno svantaggio, e le tecniche in questione non sfuggono alla regola. Su un’analisi approfondita dei singoli metodi di studio dell’attività cerebrale con tutti i loro pregi, difetti e possibilità di applicazione si potrebbero scrivere libri interi, ed è stato fatto (Crist and Lebedev, 2008; Dzirasa, 2008; Hanson et al., 2008; Lehew and Nicolelis, 2008; Lin and Gervasoni, 2008; Oliveira-Maia et al., 2008; Oliveira and Dimitrov, 2008; Sandler, 2008; Turner et al., 2008; Wiest et al., 2008).

    Approfondimenti saranno forniti eventualmente in altra sede. Per ora dobbiamo notare che metodi come fMRI, risonanza magnetica funzionale, o PET, Positron Emission Tomography, o ancora il semplice EEG, l’elettroencefalogramma, hanno tutti dei notevolissimi problemi che ne restringono l’applicabilità rendendoli inutilizzabili per studiare qualsiasi forma di integrazione a più livelli, ovvero per connettere l’attività del singolo neurone al quadro generale dei fenomeni di sincronizzazione su scala più ampia, all’attività dei sistemi di neurotrasmettitori e infine all’attività cognitiva. I limiti più significativi di queste tecniche non invasive riguardano i costi talora elevatissimi (ripetiamolo ancora una volta: un costo accessibile solo ad un paio di laboratori in tutta Italia rappresenta un limite giustificatissimo per l’applicazione di una metodologia), problemi a riuscire a coniugare una buona risoluzione temporale e spaziale, limitazioni nella durata dell’esperimento, difficoltà nell’isolare il segnale originale rispetto alle perturbazioni, impossibilità di studiare il comportamento del singolo neurone nel contesto del sistema nervoso; poiché una delle sfide più grandi delle neuroscienze è integrare il funzionamento del cervello al singolo neurone, questo è un limite grave. A ciò si aggiunga una riproducibilità bassissima, secondo alcuni dell’8%, che rende gli studi di imaging raramente affidabili. In bibliografia c’è del materiale per chi voglia approfondire un po’ per conto suo i limiti e le possibilità offerti da queste tecniche. Comunque speriamo di poter dedicare un intero articolo alla questione (Zarahn, 2001; Zhao et al., 2005; Smirnakis et al., 2007 Shen et al., 2008; Chappell et al., 2011 Jones, 1996; Volkow et al., 1997; Turner and Jones, 2003).
    L’unica obiezione che abbia mai letto a questi fatti, chiaramente in malafede, è il fatto che sia possibile fare ricerche al livello di singolo neurone anche sugli umani, principalmente epilettici gravi che hanno bisogno di operazioni al cervello. Giustissimo, ma qui si parlava di tecniche non invasive ed applicabili su larga scala, perché, per fortuna, gli epilettici gravi che necessitano della chirurgia non crescono sugli alberi. Inoltre, il fatto che si faccia sugli umani indica una cosa molto chiara: non è doloroso (anche se invasivo). Quindi perché si dovrebbe porre obiezioni a fare sugli animali ciò che si può fare anche sugli umani? Fra l’altro disporre di campioni molto ampi su cui potersi muovere liberamente è importantissimo a fini euristici.
    Per non parlare poi di chi fa riferimento alle simulazioni computerizzate del cervello intero. Una simulazione cresce di complessità quanto più nel dettaglio vuole simulare, e una simulazione perfetta del cervello è a sua volta un cervello. Forse è un po’ troppo chiedere di comprendere i problemi etici di sperimentare su un cervello artificiale a gente che sostiene ancora è sempre l’argomento farlocco dei “farmaci ritirati dopo la commercializzazione”. Parliamo di gente che non è in grado di completare un sillogismo aristotelico
    Ovviamente, chi ama elogiare le meraviglie dei metodi alternativi è molto rapido ed efficiente nel dire cosa con essi si può fare. Curiosamente però tende ad omettere di ricordarci quello che non si può fare…

    3.9 Singolarmente, i singoli metodi complementari non possono sostituire il modello animale. Ma con un approccio integrato non sarebbe possibile?

    Saremmo molto interessati a scoprire come i sostenitori di simili tesi sostituirebbero per esempio con metodi in vitro gli esperimenti di deprivazione monoculare di Hubel e Wiesel (Wiesel and Hubel, 1965; Hubel and Wiesel, 1970), o come studierebbero fenomeni di apprendimento visivo al corticale al livello della risposta dei singoli neuroni (Bjorklund and Magnussen, 1981; Sclar et al., 1985; Smirnakis et al., 1997; Li et al., 2008), o come farebbero ancora a occuparsi qualsiasi effetto di natura cognitivo-comportamentale che coinvolga l’integrazione delle scariche al livello del singolo neurone. Ma questo rientra nel campo delle neuroscienze, ed è argomento che è già stato trattato nella domanda precedente, non pretendiamo troppo.

    Per il resto, posso solo far notare che è una bizzarra posizione sostenere che sia possibile ricostruire la reazione di un intero organismo umano nella sua complessità partendo da componenti così elementari, e poi affermare che il problema dei modelli animali è che essi siano “troppo riduzionisti”, mettendo in luce in lunghi articoli infarciti di referenze più o meno a proposito l’estrema ed irriducibile complessità degli organismi animali come motivo della loro incompatibilità. E perdonatemi se qui non cito referenze, perché di questo si occupa già qualsiasi sito animalista; sono affermazioni loro, non nostre (si veda anche il nostro articolo in cui si notava come gli animalisti switchino abilmente fra argomenti riduzionistici e organicistici a seconda delle necessità retoriche, ma senza avere davvero un’idea loro sul tema).

    Inoltre si continua a parlare di come “sarebbe possibile”, “è praticabile” e via con altre espressioni ipotetiche, sostituire la sperimentazione animale interamente con sperimentazione in vitro. Ma io dico, se davvero si potrebbe, allora perché chi sostiene queste teorie non si limita a metterle in pratica? Sicuramente non perché non ci siano fondi, fortunatamente i metodi in vitro sono per lo più meno costosi della SA, e sono già praticati in tutti i laboratori del mondo. Se vogliamo sapere come si comporta un neurone in coltura quando somministriamo un farmaco, possiamo farlo. Se vogliamo sapere come si comporta un astrocita in coltura, possiamo farlo, o se non possiamo farlo, probabilmente l’ha fatto qualcun altro in USA o in Svizzera e ha pubblicato i suoi risultati in modo che siano disponibili per tutti. Se poi vogliamo sapere come i due interagiscono, basta coltivarli tutti insieme. Sono cose che vengono fatte tutti i giorni, ovunque.
    Poi però, magari, hai usato i neuroni di topo da soli, gli astrociti di topo da soli, gli astrociti e i neuroni di topo tutti insieme, e il farmaco che hai provato funzionava. Lo inietti al topo e, sorpresa! Il topo muore, oppure succede l’esatto contrario di quello che avevi previsto.

    Queste sono difficotà del tutto ordinarie per uno studioso di scienza della vita. Per cui io domando ai nostri avversari, se sono così bravi da poterle sormontare, se hanno scoperto il segreto della vita, si limitino a dimostrarlo, non a ipotizzare che sia possibile dando la colpa a noi (tutti gli altri ricercatori, compresi quelli che già usano i metodi in vitro, e compresi anche i maggiori esperti al mondo di tali metodi) se ccosì non accade. Lo facciano, e noi gli daremo ragione.

    Mito e realtà nei laboratori

    4.1 Ho visto un video scioccante su internet girato in un laboratorio in cui si pratica la sperimentazione animale … Cosa ne pensi?

    Ti suggerisco di fare innanzitutto alcuni controlli. Per prima cosa, bisogna verificare quando è stato girato il video e dove; ormai da una ventina d’anni le leggi sulla sperimentazione animale si son fatte molto più restrittive di un tempo, in Europa, mentre in molti paesi del mondo la legislazione è ancora parecchio indietro in questo senso. Inoltre questi video spesso vengono girati addirittura in posti che non sono laboratori di ricerca, come zoo e istituti veterinari, oppure che non sono a norma, e dunque non rappresentano minimamente la realtà.
    Secondariamente, dovresti valutare se effettivamente le immagini che hai visto sono “crudeli”. Ti faccio alcuni esempi: potresti aver visto ghigliottinare un ratto. Non ti mentirò, in un laboratorio il ratto viene quasi sempre sacrificato, e la decapitazione con la ghigliottina è uno dei metodi preferiti. Ma questo, a parte fare un po’ schifo, non fa alcun male all’animale, che muore sul colpo. Più che far caso all’effettiva “sofferenza”, lo spettatore viene scioccato con il sangue …
    Oppure vedi una scimmia con il cranio aperto e degli elettrodi in testa, e la prima impressione è che sia una sorta di “tortura”. La verità è che il cervello non ha nocicettori, quindi se l’elettrodo è correttamente posizionato (e deve esserlo per fare un buon esperimento) la sua stimolazione non causa nessun dolore, anzi può essere incredibilmente piacevole e addirittura venire usata come ricompensa per l’animale quando lo si vuole addestrare ad un determinato compito.
    In generale la sofferenza non serve allo sperimentatore, e spesso danneggia i risultati dell’esperimento. Oggigiorno disponiamo di molti metodi per sperimentare in modo più umano di quanto non si facesse in passato, quindi un ricercatore che infligge dolore gratuito ai suoi animali difficilmente sarà un buon ricercatore …
    Io consiglio di non fidarsi mai troppo di questi video, per un semplice motivo: se davvero rappresentassero in qualche modo la realtà, chi li ha girati avrebbe sporto denuncia prima di metterli su youtube.

    4.2 Perché i laboratori e gli stabulari non sono aperti al pubblico?

    È bene chiarire che i laboratori non sono parchi divertimento, non si entra ed esce come da una cabina telefonica. Gli animali vanno mantenuti in condizioni estremamente controllate, l’ingresso di patogeni ed allergeni deve essere minimo, e le condizioni ambientali mantenute stabili. Un ulteriore problema è che in tali laboratori sono custodite sostanze pericolose per la salute, fra cui farmaci, droghe, traccianti radioattivi, di cui non si può rischiare il furto o la dispersione. Questo è anche uno dei motivi per cui i laboratori vengono sempre di più spostati lontano dal centro delle città, per ragioni di sicurezza.
    Inoltre non tralasciamo il motivo più ridicolo, ma per un ricercatore uno dei più seccanti: gli animalisti stessi. Ho fatto sopra degli esempi di come essi spesso sfruttano l’ignoranza della gente: se ti mostro una scimmia con gli elettrodi nel cervello tecnicamente io non ti sto mostrando nulla di falso, la trovi davvero in alcuni fortunati laboratori. Ma ometto di dirti che non sta soffrendo, parlo di “tortura”, non ti dico neanche a che serve l’esperimento, e così facendo riesco comunque a danneggiare la reputazione dei ricercatori, perché chi vede il video sarà emotivamente sconvolto.
    Come è ben noto, gettar fango su qualcuno è molto più facile che rimuoverlo. Quindi non puoi biasimarmi, signora Gabanelli, se io, ricercatore, quelle immagini che tu potresti usare con disonestà contro di me preferisco non fartele avere proprio, così che tu non possa darle in pasto ad un’opinione pubblica che non è sufficientemente formata da capirne il senso.
    Va da sé che resoconti scientifici dettagliati sono disponibili a chiunque su internet, basta legge qualche pubblicazione scientifica (servono spesso competenze adeguate per capirle, ma direi che questa è un’ottima preselezione dei lettori sufficientemente formai da trarre beneficio dalle informazioni che vengono loro date), e che gli ispettori e i pubblici ufficiali possono verificare che non ci siano irregolarità tutte le volte che lo desiderino. I turisti è bene che vadano a fare un giro nei musei, che puzzano di meno e son più belli da vedere. Non fa parte del concetto di trasparenza dell’operato trasformare i laboratori in luna park.

    4.3 Hai detto che la legislazione attuale riguardo alla sperimentazione animale è piuttosto rigorosa. Che limiti impone?

    L’ultima direttiva europea sostanzialmente regolamenta la sperimentazione su tutti gli animali che siano ritenuti dotati di capacità di soffrire sufficientemente sviluppata, ovvero i vertebrati e i cefalopodi. Le norme più significative riguardano il divieto di utilizzare randagi per gli esperimenti, di riutilizzare più volte lo stesso animale per procedure sperimentali stressanti, di eseguire esperimenti dolorosi senza anestesia.

    4.4 Gli animalisti sostengono che sia possibile infrangere facilmente questi divieti …

    La legge non prevede “scappatoie” che lo consentano. L’unico margine di manovra concesso ai ricercatori consiste nella possibilità di non rispettare il divieto qualora ciò sia richiesto dall’esperimento. Non si può opinare su questo punto: se devo fare una ricerca sul dolore, non possono usare un animale anestetizzato; se devo fare uno screening per un antidepressivo o un ansiolitico, devo avere a disposizione un animale sotto stress.
    Questi criteri non sono equivoci: ci sono circostanze in cui rispettare il divieto comprometterebbe l’esperimento. In tutte le altre il divieto è valido.
    Se invece il problema sono i pochi controlli, direi che di questo c’è da lamentarsi con le forze dell’ordine, non certo con gli scienziati.
    Infine vorrei che fosse chiara una cosa: che il divieto ci sia o non ci sia, che sia fatto rispettare o non sia fatto rispettare, questo non permette di dedurre niente su come effettivamente i ricercatori si comportano nei loro laboratori. Se pure io non fossi controllato mai da nessuno, non ometterei mai di anestetizzare un topo prima di operarlo, perché lo troverei inutilmente crudele, e inoltre potrebbe inficiare i risultati dell’esperimento. Quando sentite dire che nei laboratori i ricercatori godono nel fare del male agli animali, potete dire tranquillamente che avete davanti un velenoso idiota.

    4.5 Mi stai dicendo che nei laboratori gli animali non soffrono mai, non corrono rischi e vivono una bellissima vita?

    Sarebbe una posizione piuttosto ipocrita. Intendiamoci, ci sono delle sperimentazioni che sono davvero del tutto innocue o quasi. Ma la maggior parte comporta una certa dose di rischio e stress per l’animale, altrimenti diverrebbe relativamente più facile farla direttamente sugli umani (in realtà ci sono limiti anche di natura pratica, e non etica, a sperimentare sugli umani, ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta).

    Quello che noi diciamo non è che gli animali da laboratorio vivano in piccoli paradisi, quello che noi diciamo è che vivono in condizioni ragionevolmente più che buone, e che ogni precauzione è presa per evitare loro sofferenze. E questi sono i fatti incontestabili, sono la realtà delle cose; che ci si voglia credere o si preferisca invece attribuirci i più fantasiosi e perversi motivi per mentire spudoratamente non cambia i fatti.

    Si possono aprire contestazioni piuttosto sul piano valoriale: per noi gli assunti di base quanto a valori sono la priorità della vita umana e del progresso scientifico rispetto al livello tutto sommato basso di stress che alcuni animali si trovano a subire. Si tratta insomma di un prezzo che noi troviamo assolutamente ragionevole, e troviamo anzi che sarebbe profondamente immorale e irrispettoso delle sofferenze dei nostri simili meno fortunati rifiutarsi di pagarlo. Altri possono ritenere che non sia così, ma questa è una posizione filosofica che non scalfisce minimamente il discorso scientifico. Inoltre, ovviamente, la riteniamo eticamente insostenibile, come argomentato in alcuni dei nostri articoli.

    4.6 Perché quando uccidete un animale a scopi di ricerca parlate di “sacrificio”?

    Sarà forse perché la cosa NON PIACE né all’animale né a noi?

  3. Brava Elsa. Tu ci hai messo nome e cognome e probabilmente ti sarai guadagnata anche tu un posto sulle varie pagine di insulti riservati a chi si espone. E’ molto facile rimanere dietro un nome senza cognome o dietro ad uno pseudonimo. Approfitto per ringraziare il Dott. Padoan (che sono certa legge, o lui o chi per lui)per la risposta che colpevolmente ho letto in ritardo. Lui stesso ha riconosciuto che la ricerca in contesto medico-scientifico è finanziata in larga parte da privati (vedi case farmaceutiche) che hanno ovviamente forti interessi economici dai quali non hanno alcun interesse ad affrancarsi. Ciò non accadrebbe e lo Stato s’impegnasse in modo più incisivo. Peccato invece che il Dottore non abbia spiegato magari con termini comprensibili anche ai profani in cosa consistessero i tre termini che ho citato. Si è limitato a descriverne l’oggettivo limite dell’essere ancora in embrione, cosa non del tutto corretta specie se si consultano le riviste scientifiche statunitensi. Certo che se è palesemente più economico mantenere lo status quo attuale, a chi giova investire nelle nuove tecnologie che, tra parentesi sono ben più sicure? Dati, considerazioni, fatti che tutti possano interpretare. Voglio proprio vedere se qualcuno è in grado di spiegare come si possa studiare la degenerazione neuronale da Malattia di Alzheimer su di un animale, o studiare la Sindrome da X fragile. Poi naturalmente vi è la riqualificazione del personale che in fatto di aggiornarsi ahinoi la vedo dura. Ricambio generazionale: qualcuno provi a spiegarlo a Garattini.

  4. Elsa Stagnaro ha detto:

    Cito dal commento di Sara: “Se in Italia il dibattito sulla sperimentazione animale è ridotto a spazzatura, è perché troppo spesso si è dato spazio ad una contrapposizione tra animalisti e ricercatori”
    Verissimo.
    Purtroppo però, succede che chi ha le competenze per controbattere a tono i pro S.A., non ha però il coraggio di farlo. Nella vita non bastano i princìpi, se non si ha il coraggio di difenderli quando vengono attaccati o messi in dubbio.
    Le belle parole sono utili, ma ci vuole il coraggio, sennò non servono a nulla nè le competenze nè la conoscenza.

  5. sara ha detto:

    Sono un medico chirurgo della zona, ho seguito un corso facoltativo sulla sperimentazione animale durante il mio percorso di studi, (non mi ritengo per questo ne una assassina, ne un sadico), mi sono successivamente interessata ai metodi alternativi alla sperimentazione animale, ho conosciuto ricercatori che hanno dedicato e dedicano tanto della loro vita alla ricerca di alternative, nella mia università esiste da qualche anno un laboratorio che si occupa dello sviluppo, promozione ed insegnamento agli studenti di oggi ricercatori di domani e ai ricercatori stessi, di metodi alternativi alla sperimentazione animale, ho maturato quindi una coscienza critica nei confronti della sperimentazione animale laddove esistano però i reali presupposti per farlo.
    Sono qui sperando di offrire una prospettiva diversa.
    La critica scientifica alla sperimentazione animale non è animalismo, tutti coloro che pertanto non hanno competenze specifiche in materia, difficilmente riescono ad occuparsi efficacemente di argomenti scientifici di critica… ritengo quindi che per il bene di tutti i ricercatori che ogni giorno si occupano di diffusione e promozione di metodi alternativi, sia doveroso non tirare in ballo la scienza a sproposito senza averne le competenze.
    Non si può pretendere di appropriarsi di termini iperspecialistici, parlare di tecniche alternative alla sperimentazione animale senza una adeguata preparazione in merito, perché si finisce spesso con l’incappare purtroppo in inevitabili errori…
    Atteggiamenti ed iniziative così, mettono, in questo paese più che mai, in secondo piano il nobile lavoro di moltissimi ricercatori e di autori come T. Hartung (Prof. Thomas Hartung, è stato dal 2002 al 2008 il direttore scientifico responsabile per la ricerca della Commissione Europea presso l’ECVAM, il Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi/sostitutivi alla ”sperimentazione animale”, è attualmente dirigente scientifico del CAAT, Centro per i metodi alternativi ai test animali della Johns Hopkins University di Baltimora, cattedra presso lʼUniversità di Costanza, Germania, riconosciuto come uno dei maggiori esperti in tossicologia a livello mondiale), Costanza Rovida (Costanza Rovida, consulente chimico aziendale e membro di CAAT Europe Centro per i metodi alternativi ai test animali Università di Costanza Germania), Andrew Knight (European Veterinary Specialist in Animal Welfare Science, Ethics and Law; a Fellow of the Oxford Centre for Animal Ethics, which is dedicated to advancing the ethical status of animals through academic research, teaching, and publication; and an Associate Professor of Welfare and Ethics at Ross University School of Veterinary Medicine in the Caribbean), Micheal Balls (Professor Michael Balls, Presidente a vita del FRAME Fund for the Replacement of Animals in Medical Experiments, Professore emerito di Biologia Cellulare presso l’ University of Nottingham Medical School, UK, dal 1993 al 2002 Direttore dell’ECVAM, centro di convalida dei metodi alternativi alla sperimentazione animale della Commissione Europea, editore della rivista scientifica peer reviewed ATLA Alternative to Animal Experiments) ecc. che si fanno davvero in quattro per pubblicare revisioni sistematiche o articoli su riviste di pregio mettendo in dubbio il dogma della predittività dei modelli animali per risposte umane a farmaci e malattie. Articoli che fino a pochi anni fa erano considerati un tabù e che invece oggi emergono in numero sempre maggiore.
    Ed invece, in Italia, il dibattito sulla sperimentazione animale è in mano agli animalisti, che invece di criticarla dal punto di vista etico, aspetto più o meno condivisibile, e di fermarsi lì, si lanciano in disquisizioni di carattere scientifico su sviluppo di farmaci, trial clinici, co-colture cellulari, organs on chip, body on a chip e chi più ne ha più ne metta, non comprendendo spesso neppure le reali potenzialità di alcuni di questi metodi ed i limiti di altri.
    Tengo a fare una precisazione non irrilevante sul tema sperimentazione animale e aziende farmaceutiche, perché ne ho sentite fin troppe in merito… faccio notare semplicemente che ci sono esponenti di spicco del settore R&S di alcune aziende farmaceutiche che stanno cominciando loro stessi ad evidenziare problemi e criticità della sperimentazione animale determinate da un iperaffidamento che da sempre permea la ricerca circa l’utilizzo di modelli animali come modelli predittivi di patologie umane e risposte umane a farmaci. (un piccolo esempio è la sorprendente dichiarazione che conclude la lezione del dr. Elias Zerhouni al NIH National Institutes of Health, Zerhouni è stato direttore del NIH dal 2002 al 2008, attuale responsabile del settore Ricerca e Sviluppo presso l’azienda farmaceutica Sanofi http://nihrecord.od.nih.gov/newsletters/2013/06_21_2013/story1.htm)

    Ci sono poi alcuni ambiti della ricerca in cui in tutta onestà intellettuale dico chiaramente che non si può parlare di inattendibilità o di antiscientificità della sperimentazione animale (ad es. quando si compiono ricerche intraspecifiche in cui cioè la specie su cui si sperimenta è la medesima a cui è destinato il farmaco sperimentato, in medicina veterinaria, in studi di ecotossicità ecc. nella produzione dell’FCS o Fetal Calf Serum o siero fetale bovino che dir si voglia, attualmente utilizzato come componente fondamentale per la supplementazione dei terreni di coltura, anche se ad oggi soprattutto per le colture di staminali si tende ad utilizzare una diversa gamma di terreni cosiddetti serum free per la maggiore stabilità che offrono alla coltura stessa,il minor rischio di differenziazione precoce della coltura verso una linea cellulare magari non voluta dal ricercatore, ed il minor rischio di contaminazione es. da mycoplasma, ma qui mi fermo perché ci sarebbe da scrivere un libro) si può discutere quindi certamente in questi ambiti di aspetti etici, di sofferenza animale, di necessità di sviluppare e promuovere alternative, ma non si può davvero e ciecamente negare sempre e comunque l’utilità della sperimentazione animale in tutte le sue forme ed in tutte le epoche.
    Chi sta parlando è un amante degli animali, un medico, da sempre critico nei confronti della sperimentazione animale (chi mi conosce lo sa) perché sono convinta ci siano, in molti ambiti di ricerca, in primis in tossicologia, i presupposti per farlo, e che auspica un superamento della stessa il prima possibile, superamento che a parere mio avverrà quando i metodi sostitutivi saranno adeguatamente promossi ma soprattutto insegnati ai futuri ricercatori, perché come ha detto Hartung: “Per superare la sperimentazione animale non basta avere dei metodi sostitutivi efficaci. Ci vogliono anche ricercatori consapevoli, capaci e pronti ad utilizzarli. Attualmente nei 27 paesi dell’Unione Europea ce ne sono pochissimi, quindi la domanda è: in che modo colmare il gap? Come e dove, in quali Università e grazie a quali corsi, può nascere una nuova generazione di ricercatori in grado di rendere la sperimentazione animale un ricordo del passato? […] E’ una ipervalutazione della qualità e della predittvità del modello animale, che ci induce a continuare a usarlo.”
    Se in Italia il dibattito sulla sperimentazione animale è ridotto a spazzatura, è perché troppo spesso si è dato spazio ad una contrapposizione tra animalisti e ricercatori, quando in altri paesi invece, in primis U.S.A, sono i ricercatori che si occupano di alternative il vero e temibile “avversario” della sperimentazione animale, non gli animalisti.

  6. Rino ha detto:

    Cassandra o Marmanu che dir si voglia. Io non essendo addetto ai lavori non potrei che assentire o dissentire secondo il mio stato d’animo. Ma ritengo che una lettura più spedita e corta faccia da contraltare e capire forse meglio quello che scrivi. O sono,ripeto io che non capisco, ma questa alzata di scudi e poi così lunga,non me la sarei aspettata. Penso che si tratti di una esaltazione per quello che scrive una addetta ai lavori. Ma molti di noi,purtroppo,non lo siamo.

  7. cassandra ha detto:

    Caro Rino, mi spiace della lunghezza del mio commento (che ho tentato di ridurre all’osso) ma dato che una delle più numerose domande (retoriche ) che vedo nei blog è “e quali sarebbero questi fantomatici metodi alternativi..oppure sono pochi..oppure per alcune patologie non c sono” ho dovuto quantomeno elencarne una parte…
    So che a volte leggere cose lunghe può essere difficoltosa ma come si fa a dare un opinione se non si approfondisce leggendo?
    Se mi è consentito vorrei anche allegare i progetti basati sugli animali che NON vorrei finanziare con i miei soldi delle tasse ma ,per quanto materiale ho, dovrei usare tutto il blog..
    BREVE PREMESSA : alla facoltà di S.M., F. e N. di Milano, Corso di Laboratorio di Metodologie Farmacologiche per il CDL triennale in Scienze biologiche c’è stata recentemente una borsa di studio sullo Studio di cannabinoidi naturali e sintetici sulla neuroprotezione in modelli di ischemia cerebrale nel gerbillo; Studio degli effetti rinforzanti di nuove sostanze d’abuso e degli effetti tossici indotti dall’interazione tra più droghe;Studio del comportamento in diversi ceppi murini soggetti a manipolazione genetica (gross behaviour, attività motoria spontanea, coordinazione motoria, stato emozionale (ansia e depressione), funzione mnemonica, sensibilità dolorifica); nell’ambito di un progetto della Regione Lombardia (pagato quindi con le tasse dei lombardi).
    Metodologie:Modello di ischemia cerebrale nel gerbillo mediante legatura delle carotidi;
    Sistema computerizzato per analisi EEG;- Test di Irwin per l’analisi del gross behaviour;
    Sistema di rilevazione computerizzata dell’attività motoria spontanea;Test per la coordinazione motoria (Barra rotante);Test per lo studio dei processi cognitivi (Passive avoidance e labirinto radiale a 8 bracci);Test di ansia (Elevated plus maze, Hole board);Test per la depressione (Forced Swim Test);Test per predire il potenziale abuso di sostanze nell’uomo (Conditioned Place Preference, Autosomministrazione );Test analgesici (tail-flick, piastra calda, Randall-Selitto).
    • L’ISCHEMIA DEL GERBILLO A CUI SI LEGANO LE CAROTIDI, NON IMPLICA CHE LA CURA CONSISTA SEMPLICEMENTE NELLO SLEGAMENTO DELLE CAROTIDI? E CON QUALE LOGICA SCIENTIFICA SI SPERIMENTA IN QUESTO MODO CIOÈ FACENDO FINTA CHE AI MALATI DI ICTUS QUALCUNO GLI ABBIA LEGATO LE CAROTIDI? COSI NON SI FA UN ULTERIORE ERRORE FACENDO FINTA CHE IL SINTOMO SIA LA MALATTIA, senza considerare poi le differenze genetiche, fisiologiche, metaboliche, biochimiche,ecc?
    • X L’INTERAZIONE E L’EFFETTO DI PIÙ DROGHE NON SAREBBE PIÙ EFFICACE L’OSSERVAZIONE DIRETTA E L’EPIDEMIOLOGIA DI TUTTI I TOSSICODIPENDENTI CHE PER ESEMPIO SONO QUOTIDIANAMENTE MONITORATI NEI S.E.R.T.?
    • LO STUDIO DEL COMPORTAMENTO IN DIVERSI CEPPI MURINI SOGGETTI A MANIPOLAZIONE GENETICA PIÙ CHE UNO STUDIO PER IL BENE DEI MALATI UMANI, NON SEMBRA PIÙ UNA RICERCA CURIOSA E FINE A SE STESSA? CHE BEN VENGA LA CURIOSITÀ MA PAGARLA CON I SOLDI PUBBLICI IN TEMPI DI CRISI …
    • IL TEST DELLA PIASTRA CALDA IN PAROLE POVERE FUNZIONA USTIONANDO LA CODA O LE ZAMPE DELL’ANIMALE A 60 GRADI , POI SI DA L’ANALGESICO DA PROVARE E X VEDERE SE LA MOLECOLA FUNZIONA, SI CRONOMETRA IL NUMERO DI LECCAMENTI NELL’UNITÀ DI TEMPO, SCUSI MA NON È COME DARE UN CALCIO NEGLI ZEBEDEI A UNA PERSONA , POI DARGLI UN ANTIDOLORIFICO E CALCOLARE SE IL DOLORE VIENE ATTENUATO DALLA MOLECOLA CONTANDO QUANTE PAROLACCE AL MINUTO DICE IL POVERO UMANO IN QUESTIONE (SPERANDO POI CHE IL RICERCATORI SIA SVELTO NEL CALCOLO DEI TEMPI COSI MINUSCOLI)?SCHERZI A PARTE PUÒ SPIEGARCI NEL DETTAGLIO COME FUNZIONANO QUESTI TIPI DI TEST? (BARRA ROTANTE);TEST PER LO STUDIO DEI PROCESSI COGNITIVI (PASSIVE AVOIDANCE E LABIRINTO RADIALE A 8 BRACCI);TEST DI ANSIA (ELEVATED PLUS MAZE, HOLE BOARD);TEST PER LA DEPRESSIONE (FORCED SWIM TEST);TEST PER PREDIRE IL POTENZIALE ABUSO DI SOSTANZE NELL’UOMO (CONDITIONED PLACE PREFERENCE, AUTOSOMMINISTRAZIONE );TEST ANALGESICI (TAIL-FLICK, PIASTRA CALDA, RANDALL-SELITTO).
    • NELLE DISPENSE DI LABORATORIO “METODOLOGIE FARMACOLOGICHE” IL TEST DI IRWIN (1960!!) CHE SI BASA SULL’ANALISI DELLE PRESUNTE ANOMALIE COMPORTAMENTALI DEGLI ANIMALI CHE HANNO ASSUNTO DETERMINATE SOSTANZE VIENE DESCRITTO COME “TEST ECONOMICO PERCHÉ SI BASA SOPRATTUTTO SULL’OCCHIO DELLO SPERIMENTATORE” (CHE POTRÀ ADDIRITTURA DECIDERE QUANDO FARLI IN BASE AI RISULTATI) E CHE FORNISCE MOLTI RISULTATI IN POCO TEMPO: QUESTI RISULTATI NON LI REPUTA PIUTTOSTO SOGGETTIVI INVECE CHE OGGETTIVAMENTE SCIENTIFICI, ANCHE SE FOSSERO, PER ASSURDO,VALUTATI DAI PIÙ BRAVI ETOLOGI ESISTENTI AL MONDO? LO SCOPO È LA QUANTITÀ DEI RISULTATI O LA QUALITÀ?

  8. Rino ha detto:

    Non entro nel merito della questione perchè per me sarebbe troppo ostica. Se posso fare un appunto è che Marmanu aveva cominciato col dire:” Non credo di potermi appropriare di tantissimo spazio,ecc.ecc.” e poi fa tutta questa pappardella che nessuno,salvo gli addetti ai lavori,leggerà. Comunque,viva la faccia della brevità e semplicità.
    Questo giornale ci fa dire tutto quello che vogliamo,ma se usufruissimo di altri giornali oltre ad un certo numero di parole non si potrebbe andare.

  9. marmanu ha detto:

    Non credo di potermi appropriare di tantissimo spazio, mquindi cito solo una parte di metodiche valide che sostituirebbero, (integrate) molto meglio la S.A. nata SECOLI FA..visto che tutti i prosa dicono “ma quali alternative??”:
    Generale
    . sistema Quasi-Vivo
    ◾Ingegneria tissutale
    ◾Metodologie Non-Animali nella Ricerca Biomedica e nella Sperimentazione Tossicologica:
    ◾Bioreattori Multi-Compartimentali Modulari (McmB)
    ◾Co-coltura Integrata Discreta Multiorgano (IdMOC)
    ◾Organs-on-chips: modelli di malattie umane e metastasi su chip
    ◾Body-on-a-chip
    ◾Progetto ESNATS: sostituire gli animali con cellule staminali embrionali
    ◾Progetto InLiveTox: Bioreattori Multicompartimentali e Nanoparticelle
    ◾SynDaver: sostituire gli animali in chirurgia e nei test di dispositivi medici
    ◾Bioreattori per costruire modelli in vitro di organi e tessuti
    ◾Piastra microfluidica per colture cellulari 3D
    ◾Cellule umane invece di cellule animali
    ◾tessuti umani invece di tessuti animali
    ◾ i modelli ODE
    ◾Modello in vitro di fegato
    ◾◾Metabolomica “on-a-chip”, sistemi predittivi in tossicologia e organi bioartificiali
    ◾MIMIC: un modello immunologico per la valutazione rapida dei vaccini – un trial clinico in una provetta
    ◾Modello in vitro di diabete con i Bioreattori Multicompartimentali Modulari (McmB)
    ◾Cellule staminali pluripotenti indotte per studi su malattie genetiche

    Cancro
    ◾ microarray
    ◾Co-Colture 3D per ricapitolare la progressione dei tumori in vivo e per la medicina personalizzata
    ◾Alternative per il rilevamento di cancerogeni
    ◾Modelli in silico per la predizione della mutagenicità e della cancerogenicità
    ◾Organs-on-chips: modelli di malattie umane e metastasi su chip
    ◾Sostituzione dei modelli animali per lo studio della biologia dei tumori con un approccio basato sulla microfluidica multifunzionale
    ◾Modelli 3D di tumori: nuovi approcci in vitro agli studi sul cancro
    ◾Sistema di coltura cellulare in 3D “AlgiMatrix” come modello in vitro di tumore per studi sul cancro
    ◾Tumori su chip: l’oncologia incontra la microfluidica
    ◾Modelli di cocoltura 3D per studiare crescita, progressione e metastasi del cancro della prostata all’osso

    Cervello e Psiche
    ◾Microstimolazione elettrica
    ◾Neuroimaging
    ◾Comunicazione cervello-cervello negli esseri umani
    ◾Scoperte della ricerca incentrata sull’uomo: la stimolazione cerebrale profonda
    ◾“Cervello su chip”
    ◾Mini-cervello umano da cellule staminali
    ◾Dalla biopsia della pelle alla creazione di neuroni grazie alle cellule staminali
    ◾Sistema in vitro di mielinizzazione e formazione dei nodi di Ranvier
    ◾Fettine di tessuto cerebrale umano in vitro
    ◾Un array microelettrodo microfluidico per elettrofisiologia, stimolazione chimica e imaging simultanei di fette di cervello
    ◾Sezioni cerebrali su chip: opportunità e sfide dell’applicare la tecnologia microfluidica a tessuti intatti
    ◾Epilessia “in a dish”
    ◾Schizofrenia “in a dish”
    ◾Modellare disturbi psichiatrici a livello cellulare e di rete
    ◾Progetto Connettoma Umano
    ◾Progetto Cervello Umano
    ◾L’Atlante Allen
    ◾Modelli Computazionali nello studio di farmaci per patologie del Sistema Nervoso Centrale
    Farmaci e sostanze
    ◾Integrated Testing Strategy (ITS) e nuove tecnologie nella sostituzione dei test su animali per la valutazione del rischio di sostanze chimiche, cosmetici e farmaci
    ◾Metodi in silico nella scoperta di farmaci (drug discovery) e modelli tridimensionali
    ◾Colture 3D vs 2D: tessuti umani 3D per studi di nefrotossicità
    ◾Neurotossicità per lo sviluppo e metodi alternativi
    ◾Co-coltura Integrata Discreta Multiorgano (IdMOC)
    ◾Tossicologia e QSAR
    ◾Progetto InLiveTox: Bioreattori Multicompartimentali e Nanoparticelle
    ◾Progetto ESNATS: sostituire gli animali con cellule staminali embrionali
    ◾Metabolomica “on-a-chip”, sistemi predittivi in tossicologia e organi bioartificiali
    ◾Sistema funzionale per screening ad alto contenuto di giunzioni neuromuscolari in vitro
    ◾Modelli in silico per la predizione della mutagenicità e della cancerogenicità

    Chirurgia

    ◾Biocompatibilità in vitro di biomateriali e dispositivi medici
    ◾Stampare organi in 3D partendo dalle cellule staminali

    Metabolismo, Farmacocinetica e Farmacodinamica
    ◾Simulatore di ADME Simcyp
    ◾Metabolismo dei farmaci da colture di epatociti umani:

    ◾Metodi alternativi per farmacocinetica e farmacodinamica: il progetto LIINTOP
    ◾Studio di farmacocinetica in vitro
    ◾“Cells-on-a-chip” per studi di farmacocinetica e farmacodinamica
    ◾Modello di ADME “su chip”
    ◾Co-colture tridimensionali di cellule epatiche primarie in bioreattori per studi sui farmaci in vitro
    ◾Bioreattori Multi-Compartimentali Modulari (McmB)
    ◾Co-coltura epatica microfluidica per studi di metabolismo dei farmaci
    ◾Co-coltura Integrata Discreta Multiorgano (IdMOC)
    ◾Modellazione della variabilità inter-individuale nella farmacocinetica di sostanze chimiche ambientali
    ◾Approcci in vitro per valutare le proprietà ADMET dei farmaci
    ◾Modelli in silico di ADMET e critica al modello animale
    ◾Modelli in silico e in vitro di ADME
    ◾Metabolomica “on-a-chip”, sistemi predittivi in tossicologia e organi bioartificiali
    ◾Predizione del metabolismo tessuto-specifico umano
    ◾Modello in vitro di diabete con i Bioreattori Multicompartimentali Modulari (McmB)
    ◾ Microdosing

    Altro
    ◾Mini-reni ottenuti da cellule staminali per lo studio delle malattie renali
    ◾Cellule staminali pluripotenti indotte per studi su malattie genetiche
    ◾Sistema funzionale per screening ad alto contenuto di giunzioni neuromuscolari in vitro
    ◾Micro-tomografia a raggi-X
    ◾MIMIC: un modello immunologico per la valutazione rapida dei vaccini – un trial clinico in una provetta
    ◾Modello matematico dell’orecchio umano
    ◾Modello di granuloma umano in vitro per lo studio della tubercolosi
    ◾Test in vitro su cellule staminali per rilevare la teratogenicità neurale
    ◾Modello in vitro di diabete con i Bioreattori Multicompartimentali Modulari (McmB)
    ◾Mini-pancreas ottenuto da cellule staminali per lo studio del diabete
    ◾ Modello in vitro di Cheratocono

    Se invece di sprecare milioni di euro pasticciando su animali si utilizzassero le tecniche dell’elenco che ho fatto scommetto la vita che si farebbero veri balzi in avanti per i malati umani..ammesso che lo scopo sia cercare la cure e non ..altro.

  10. Cass ha detto:

    Questo giornale deve chiedere pubblicamente le scuse a questa ragazza. Un bullismo simile è già da condannare da parte di qualche balordo e qui addirittura lo fa un giornale? Vergognatevi! Inoltre l’accusa disinformata “insulina proviene da maiali”, beh proviene pure da bovini ma su grande scala da decenni esiste pure quella sintetica. Gli articoli in questi giorni riflettono una grinta e odio apparente che ha libero sfogo perché in questo momento accettato da una certa fazione facendo leva su una minoranza di persone balorde che si comportano male. Una persona può dichiarare di prendere una posizione su qualsiasi tema ma quando si esprime con insulti, intimidazioni, caccia alle streghe non si tratta più di persone che incoraggiano miglioramenti per tutti ma semplici balordi e criminali. Tutto questo è inaccettabile da tutti i lati.

  11. cassandra ha detto:

    Alan Oliff, ex direttore esecutivo per la ricerca sul cancro a Merck Research Laboratories nel West Point, Pennsylvania, USA, nel 1997 ha dichiarato: “Il problema fondamentale nella scoperta del farmaco per il cancro è che le i modelli [animali] non sono assolutamente predittivi” .
    • nel 2006, l’allora Segretario della Sanità e Servizi Umani Mike Leavitt ha dichiarato: “Attualmente, nove farmaci sperimentali su dieci falliscono perché non possiamo prevedere come si comporteranno nelle persone sulla base degli studi di laboratorio su animali” .
    • L’NCI ha dichiarato che la società potrebbe aver perso cure per il cancro a causa del modello animale .
    • FDA statunitense sulla tossicologia ha affermato nel 1998 che “La maggior parte dei test sugli animali che accettiamo non sono mai stati validati.
    • Salsburg ha commentato: “Così il tempo impiegato a condurre uno studio in topi e ratti sembra avere meno di un 50% di probabilità di trovare sull’uomo sostanze cancerogene note. Sulla base della teoria della probabilità, avremmo fatto meglio a lanciare una moneta .
    • ”COME FAR CARRIERA SCEGLIENDO IL TOPO GIUSTO”, INTERVISTA AL PROF. CLAUDE REISS, biologo molecolare direttore per 35 anni del CNRS di Parigi ed attuale direttore emerito dello stesso, l’istituto di ricerca francese più importante , autore di centinaia di papers scientifici pubblicati sulle maggiori riviste di settore, consulente scientifico della commissione U.E D Prof. Reiss, sta dicendo che grazie ai test sugli animali si può provare una cosa ed anche il suo contrario?R Esattamente.
    • Sausville, allora direttore associato della divisione del trattamento del cancro e la diagnosi per il programma di sviluppo terapeutica presso l’NCI ha dichiarato: “Avevamo praticamente scoperto composti che erano buoni farmaci per topi piuttosto che buoni farmaci per l’uomo”.
    • In un articolo pubblicato su Fortune nel 2004, il Prof. Robert Weinberg, Professore di biologia al ”MIT” – Massachusetts Institute of Technology – una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, U.S.A. , vincitore della Medaglia Nazionale per la Scienza grazie alla sua scoperta del primo oncogene umano e del primo gene soppressore del tumore, dichiarò ufficialmente :”Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usato è prendere cellule tumorali umane che vengono messe in coltura ,metterle in un topo immunocompromesso, x formare un tumore, e quindi esporre lo xenotrapianto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Ed è ben noto forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani, cioè dei veri tumori umani nei pazienti. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo e un uomo, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare ecc. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, sono vastamente diversi. Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono del tutto inadeguati. Sebbene le industrie farmaceutiche riconoscano con chiarezza il problema, non vi hanno però rimediato. E sarebbe meglio che lo facessero, se non altro perché ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando questi modelli ”.
    • Dr. Homer Pearce, ex direttore di ricerca e di indagine clinica presso il noto colosso farmaceutico ”Eli Lilly” ed attuale consulente di ricerca della stessa azienda:”I modelli murini sono dolorosamente inadeguati. Se considerate i milioni e milioni e milioni di topi che siamo riusciti a curare, e li confrontate con il successo relativo, o meglio l’insuccesso, che abbiamo ottenuto a livello clinico nel trattamento del cancro metastatico…capirete che per forza ci dev’essere qualcosa di sbagliato con quei modelli ”,
    • Dr. Richard Klausner, ex direttore dell’US National Cancer Institute:” Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani ”.
    • articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A,:”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: “Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”,l’Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.
    • «abbiamo avuto un sacco di modelli che non erano predittivi, che erano [infatti] gravemente fuorvianti”, dice Marks del NCI, consorzio di tumori Umani .
    • Neancy Andreasen, psichiatra americana tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale..Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.
    • Kathy Archibald, scienziata genetista britannica già ricercatrice farmacologica, autrice di numerosi articoli scientifici e direttrice di Safer Medicines, concorda nel ricondurre ai modelli animali gli attuali problemi legati allo sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci per il consumo umano:”La mia risposta alla domanda ‘se un trattamento funziona su roditori,ci curerà?’ è ‘probabilmente no, basata sul peso delle prove raccolte finora’.
    • Khanna e Scott (2011) a proposito di sistema immunitario e ricerca sui modelli murini: “per quanto tempo possiamo andare avanti ad investire denaro pubblico per effettuare studi che non porteranno mai a risultati concreti in termini di applicazioni cliniche? “
    • Hartung (2009) nel suo articolo pubblicato sulla rivista Nature “Tossicologia per il XXI secolo” che il modello animale è del tutto inadeguato per la valutazione del rischio tossicologico e che urge un cambio di direzione verso l’impiego di metodologie avanzate in vitro ed in silico, che potrebbero attualmente fornire risultati più sicuri ed affidabili.
    • A seguito di 20 anni di ricerca sull’ipertensione usando animali geneticamente modificati che non hanno portato a nulla, Stingl, Völkel e Lindl hanno affermato:“Perciò, anche se questi approcci sono ritenuti senza eccezione “molto promettenti” in letteratura, non ci si può aspettare che la ricerca sugli Organismi Geneticamente Modificati rechi alcun contributo ad una nuova strategia terapeutica.

  12. Geppo ha detto:

    Qua c’è gente che non ha ancora capito la differenza tra la vivisezione (che non è più praticata da parecchio tempo) e la sperimentazione animale (legalissima oltre che utile) … l’ignoranza dilaga.

  13. cristina ha detto:

    Michela continua a parlare di 40 anni fa…100 anni fa…e basta…ora ci sono metodi alternativi e allora perchè non sovvenzionare quelli? io la mia posizione la prendo eccome e ne sono convinta…io non rinnego quello che è successo 50 anni fa ma siamo nel 2014 ed è l ora di cambiare…ha mai sentito parlare di Limav? del proffessor Cagno ? auguri

  14. daniela ha detto:

    @Geppo Vivisezione
    Dizionario di Medicina (2010)
    vivisezione Atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con significato più estensivo, il concetto di v. può essere applicato a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, capaci di indurre lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali da laboratorio.

  15. michela ha detto:

    Mi sembra che del mio discorso abbia voluto leggere solo alcune parti ignorando totalmente altre.. comunque il fatto che ora è sintetizzata da batteri vuol dire che grazie alla s.a. sia è potuti arrivare ad un punto in cui la s.a. stessa non serve più.. non è che è stata inventata sugli alberi l’insulina chimica. E come è stato per questo caso ci saranno altri casi in cui all’inizio la s.a. era essenziale e poi si è potuta pian piano eliminare.. Però a tutto il resto non ha risposto.. ma forse perchè sono domande un po’ troppo scomode.. E’ disposta a prendersi la responsabilità di cure non trovate e vite non salvate? E’ così sicura dell’inutilità della s.a. che rischierebbe la vita di non so quanti malati che potrebbero avere una speranza pur di eliminarla forse un po’ troppo precocemente? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire quindi non si preoccupi di rispondere non tornerò a leggere nella pagina.. Spero che in futuro grazie alla ricerca si trovi una cura definitiva per lei e tutti i malati e che si possa finalmente fare a meno di sfruttare gli animali.. ma fino ad allora di certo non si può vivere di speranze e vorrei.. Buon 2014

  16. cristina ha detto:

    Cara Michela io rifletto non preoccuparti …noi animalisti facciamo battaglie tutti i giorni contro le pellicce ,gli allevamenti intensivi e tutto il resto… libera di pensarla come vuole ,sono stufa di rispondere sempre la stessa cosa…e di dire che l insulina che assumo è sintetizzata da circa 30 anni perchè quella presa dai maiali dava nei pazienti forti reazioni allergiche quindi la ricerca alternativa esiste e questa è la prova che ogni organismo reagisce diversamente…buon 2014 cara

  17. michela ha detto:

    “non voglio morire, ma vorrei che si trovassero cure alternative alla sperimentazione animale”
    cara Cristina.. tutti vorrebbero che la s.a. non esistesse più ma a volte non si può ottenere tutto quello che si vuole subito.. tu vorresti una cura definitiva alla tua malattia, vorresti che la s.a. non servisse, anzi che venisse abolita ma che comunque le nuove terapie venissero sfornate a nastro.. non basta volerle le cose per realizzarle.. sai quanti vorrebbero il teletrasporto? sono 50 anni che è presente nella fantascienza eppure siamo nel 2014 e ancora niente? eppure siamo andati sulla luna! Il problema è proprio quello.. facile volere le cose senza fare niente per ottenerle.. sai quanti malati TERMINALI sono oggi negli ospedali che vorrebbero nemmeno una cura ma anche solo un modo per continuare a vivere dignitosamente finchè questa non viene trovata come è stato concesso a te? Per me è un po’ comodo parlare quando hai a disposizione ogni giorno i medicinali che anche se non ti guariscono ti consentono di fare una vita pressochè normale quando una ventina d’anni fa i morti per diabete erano molto più elevati.. Rifletti prima di prendere prese di posizione così estremiste! A nessuno piace la s.a. ma quali sono le alternative OGGI? Fermare tutto in attesa di metodi alternativi affidabili (esiste un premio di 1 milione di euro per il primo che scopre un metodo alternativo eppure è ancora li questo dovrebbe già dirti qualcosa..). Sperimentare direttamente sui malati? Così da lucrare sui disperati? creare nuovi casi Talidomide ma questa volta non per un errore? Oppure far sì che tutta la ricerca si sposti nei paese dove a mala pena sono riconosciuti i diritti dell’uomo figuriamoci quelli degli animali tipo la Cina? Per me le posizioni estremiste sono sempre sbagliate sia pro che contro.. Si può accettare che la cosa è PER ORA necessaria ma però battersi e investire per le cure alternative, per leggi più severe, per maggiori controlli, per fare in modo che ci sia più controllo nell’approvazione degli esperimenti, aprire più associazioni per il recupero delle cavie (si perchè anche se la credenza popolare è che TUTTE le cavie muoiono tra atroci dolori in realtà molte non vengono sacrificate ma vengono anche poste in adozione.. vedi il lavoro della Collina dei Conigli.. ma il fatto è che tutti parlano ma chi lo vuole un topo?). Quindi prima di scrivere cartelloni con prese di posizione così forti pensa veramente se 40 anni fa si fosse dato retta alle associazioni antivivisezioniste (e ai tempi si la vivisezione esisteva eccome, quella crudele e spietata, tanto tremenda ma che anche tanto ha dato.. e che per fortuna è lontanissima rispetto a quello che oggi succede nei laboratori europei) e si fosse interrotta la ricerca tu oggi dove saresti? Sei disposta a prenderti la responsabilità di cure non trovate e vite non salvate? Quando invece tante battaglie animaliste come la macellazione rituale consentita in Italia, gli allevamenti intensivi, il fois gras e altre pratiche vengono quasi completamente ignorate?

  18. cristina ha detto:

    Grazie Giovanna…in poche righe hai scritto tutto…hai fatto capire come la sperimentazione animale è atroce e perchè non si voglia dare spazio alla sperimentazione alternativa…

  19. cristina ha detto:

    Grazie per tutti voi che mi sostenete per questa nobile causa…non ho ancora avuto il piacere di leggere la lettera inviata a questa redazione dal presidente dei pro test….vedrò e risponderò…grazie alla redazione per aver pubblicato l articolo…

  20. Sono giorni e giorni che, direi in modo molto provvido, si sente parlare di Caterina Simonsen. Chiunque abbia avuto a che confrontarsi con questa realtà stigmatizzando le molte incongruenze di questa giovane donna (una per tutte un vecchio post in cui senza mezzi termini affermava che il suicidio dei detenuti rendeva il mondo migliore)ha avuto la sua buona dose di “complimenti”, me inclusa. Quale la colpa? Nel mio caso citare le motivazioni, ma soprattutto il lavoro, che hanno consentito l’assegnazione del Premio Nobel per la Chimica 2013 a tre scienziati. Essi hanno ideato un software che studia le reazioni metaboliche e cataboliche delle sostanze chimiche, detto in vergognosa sintesi. La S.A. inoltre viene compiuta su animali sovente modificati geneticamente, o comunque costretti a vivere in condizioni di gravissimo stress che implica un aumento di ormoni dello stress che ovviamente non possono che inficiare risultati scientifici. La S.A. era necessaria in passato, certo, quando non vi erano alternative, ma oggi ci sono. Il problema? Sono costose e implicano un aggiornamento delle cariatidi scientifiche che a tutt’oggi non mollano i posti di prestigio che ricoprono, con annesso stipendio (Garattini docet). E visto che la ricerca scientifica in contesto medicale è ampiamente sostenuta dalle case farmaceutiche a chi giova il tutto? Ecco alcune domande cui vale la pena di rispondere. Ciò detto, stima e vicinanza a Cristina che conosco e che merita rispetto. Lei non ha avuto regie occulte (ma nemmeno tanto ad un occhio non profano) nella sua civilissima esternazione

  21. Patrizia Setola ha detto:

    Cara Cristina,
    sappi cha hai tutta la solidarietá di migliaia di persone che si stanno svegliando. Sei coraggiosa ed ammirevole. Non lasciarti toccare dagli insulti.

  22. Nando ha detto:

    Qui non è questione di pensarla ognuno come vuole. Qui stiamo parlando di vite che sia umana che animale hanno tutti lo stesso valore e lo stesso diritto alla vita. A questo mondo siamo tutti uguali e nessuno ha il diritto di togliere una vita per salvare un altra. A meno che uno non sia già clinicamente morto quindi è normale donare i propri organi per salvare un altra vita. Lo schifo della vivisezione è uguale a Hitler per lo sterminio degli ebrei. Allora mi domando – se Hitler è stato sconfitto da oltre un secolo perché non si riesce a sconfiggere la vivisezione che è lo stesso un crimine contro la vita ?

  23. cristina ha detto:

    Ma lo leggete l articolo o fate finta? Ho già spiegato tutti li…ciao ciao

  24. babs ha detto:

    nessuno è contro la tua opinione, è contro il fatto che l’insulina la devi usare ed è frutto della s.a. non è leggermente ipocrita sputare nel piatto dove devi mangiare?

  25. cristina ha detto:

    grazie Pat….grazie davvero…anche se continuano a minacciarmi di morte…io fotografo tutto poi mando tutto ai carabinieri e a tutte le pagine…grazie ancora <3

  26. pat ha detto:

    A CRISTINA. Sei grande !!! Ti siamo vicini,siamo in tanti e lottiamo con te contro questo orrore che rende L’INTERESSE ECONOMICO PIU’FORTE DEL TUO DOLORE !

  27. pat ha detto:

    A MYKROS .Purtroppo la VIVISEZIONE ESISTE . Sei tu disinformato .Gli si cambia nome..ma c’è !
    Infliggere torture atroci ad animali PERFETTAMENTE SVEGLI ,per studiare la “SOGLIA DEL DOLORE” e vedere in quante ore muoiono DI DOLORE ,cosa ti pare ? Dovresti assistere e poi parlare …

  28. Pat ha detto:

    A DANIELE . Cristina si cura con insulina di sintesi,perchè quella dai maiali dava gravissimi effetti collaterali.
    Da chi è prodotta l’insulina sintetica ? DA CHI NON HA ALCUN INTERESSE A TROVARE UNA CURA PER DEBELLARE QUESTA MALATTIA !
    Dai un’occhiata al sito LIMAV,per sentire chi ne sa più di noi tutti,che istintivamente spariamo col cuore…

  29. giuseppa papale ha detto:

    Mi chiedo come mai oltre a Caterina non ci sono altre testimonianze di malati pro vivisezione, mentre spuntano come i funghi (vedi anche Giovanna e tantissimi altri) le testimonianze di malati CONTRO la vivisezione? Mi chiedo ancora: i gravissimi insulti di MORTE e oltraggi rivolti dai vivisettori e filovivisettori a questi malati, per i media televisivi, hanno meno valore di quelli rivolti a Caterina? COME MAI questi malati, che sono ben più numerosi di una sola singola persona, non vengono mostrati e commentati ai TG e nei giornali, come per Caterina?

  30. cristina ha detto:

    Vivisezione o sperimentazione animale vanno a pari passo…ribadisco ancora:l insulina estratta dai maiali tanti e tanti anni fa provocava reazioni allergiche anche mortali quindi l hanno sintetizzata…si parla degli ultimi 20 anni…una cura definitiva non l hanno ancora trovata …ripeto non sono ipocrita o prendo l insulina o mi lascio morire …so che è. Testata ma vorrei che ci siano studi alternativi…

  31. cristins ha detto:

    Ma l hai letto l articolo Daniele o no? Non devo chiarirmi niente in testa…ho già detto tutto Nell articolo

  32. Daniele ha detto:

    fatemi capire. questa ragazza è diabetica e si cura con l’insulina (estratta dai maiali), parla delle iniezioni sottocutanee che rilasciano insulina e dice che la sperimentazione è inutile?

    vuole vivere quindi prende i farmaci però critica il metodo in cui sono prodotti i farmaci. coerenza eh? apprezzo maggiormente Caterina che SA che le sue cure derivano da sperimentazione animale e lo accetta ed anzi ringrazia i ricercatori per essere ancora in vita che non Cristina che lo sa pure. e si cura anche. ma allo stesso tempo dice che la sperimentazione è inutile. qualcuno le metta della chiarezza in testa per favore.

  33. Mykros ha detto:

    Non intendo insultare nessuno e tanto meno una persona in condizioni di sofferenza. Tuttavia non è informata sui fatti perché la vivisezione non c’è più sin da prima che lei nascesse, quindi meglio che si informi prima di parlare a vanvera.

  34. Geppo ha detto:

    La vivisezione non esiste più da anni in Italia, esiste la sperimentazione animale che è cosa ben diversa, non vedo il senso nel suo messaggio, tuttavia insultarla mi sembra un gesto gravemente scortese.

  35. Giuliano Comelli ha detto:

    Cristina il mondo, anzi meglio dire “gli altri” lasciali dire tanto rimane il fatto che tu sei una Grande, tutto il resto son chiacchere siamo in tantissimi con te perché è esageratamente giusto che ognuno deve essere libero di esprimere il proprio pensiero e bonk…. Grande Cri… 🙂

  36. giovanna manca ha detto:

    vai cosi cri siamo tutti con te ! viva la vita di tutti abbasso la vivisezione , si alla ricerca alternativa .

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