Published On: Sab, Set 7th, 2013

La Siria e la posizione europea. Dante ci avrebbe condannati

Cecilia Strada afferma che “tanto in Siria si moriva già”, a colpi di Kalashnikov, e che quindi non ci sarebbe bisogno di agitarsi adesso. Il ragionamento sembra filare ma deve però meritare alcuni ragionamenti, per evitare di cadere nella trappola delle semplificazioni autoassolutorie…

E’ vero che si muore anche per un colpo di pistola. Ma si muore anche perché cade un vaso dal balcone. Bloccare l’uso di armi chimiche significa dare uno stop a una barbarie. Dire che le armi chimiche “tanto” sono già state usate” è argomento puerile. Le armi chimiche sono vili, perché possono essere usate da molti (anche da una setta che fece una strage nella metropolitana di Tokyo col Sarin).
Si immagini tra qualche anno un mondo dove i terroristi non si faranno più esplodere con l’esplosivo, ma useranno bombolette: i gas chimici sono relativamente facili da reperire nel mercato della morte. Obama ha ragione ad agire per un principio democratico, quello di fermare la barbarie. Mentre gli europei hanno torto nel dire (ma senza dirlo, ça va sans dire) che almeno Assad tiene lontana Al Qaida dall’Europa (una Siria come l’Afghanistan dei talebani in effetti sarebbe un bel casino). Pertanto: il gas nervino etc. sono al di là di una linea di non ritorno tra guerra e guerra (più) barbara. Assad è anche lui al di là della linea della barbarie. Al Qaida dimostra di esserlo altrettanto. Pertanto almeno dovremmo capire che, in questa triplice impasse non c’è una parte da prendere, facendo i marpioni, e che noi europei, che facciamo i Chamberlain o i Ponzio Pilato, non dobbiamo per ciò considerarci migliori di Putin né -tantomeno- di Obama. In questo caso la scelta non è tra pace e guerra, ma tra Inferno e Paradiso perduto.

Quanto ai sepolcri imbiancati, l’idea giusta è forse quella di fermare la guerra (ma con le armi, non con la “politica” come dicono demagogicamente molti capi di governo) dividendo in due la nazione e affidando la parte alawita della Siria alla dittatura degli Assad, e l’altra parte alla dittatura teocratica che sembra emergere, ma dalla quale forse -come insegna il caso Egitto- si può uscire, dopo che il popolo ne ha assaggiato i grami frutti. Ciò forse potrebbe permetterci di arrivare a un compromesso sulla guerra del gas che sta dietro a una parte della crisi, evitando uno scontro tra Russia e USA, in merito al quale, peraltro, noi europei dovremmo stare dalla parte di Obama e non da quella di una Gazprom monopolista…

Ma lavarsene le mani e chiamare ciò “pace” ci rende simili a coloro che Dante Alighieri chiamava “vili” o “ignavi” e che esecrava così tanto da non ritenerli degni nemmeno di entrare nell’Inferno…

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