Published On: Gio, Feb 13th, 2020

La struttura culturale greca e quella ebraica: unità spezzata che blocca la civiltà

Singolarità greca: una civiltà avulsa dalla scienza e dalla tecnica (“grazie” allo schiavismo) ha spaccato il sapere dividendolo in discipline e categorie diverse e specialistiche.
Per il greco tutto era techné. In Italia qualcosa cambiò, anche se il latino fu comunque razionalista e catalogatore.
Per esempio il latino ARS traduceva proprio il greco TECHNE’, da cui deriva la nostra parola |tecnica|. Ma per noi l’arte non è solo tecnica. Per i greci, figli dei siciliani come Gorgia, che inventarono la retorica a fini processuali, e i sofismi, la tecnica presiedeva a tutto.
Se si leggono libri come quello di Giobbe, si scopre un’altra strada. Quella di Giobbe non è l’ennesima tragedia sofoclea sulla Sventura, scaturita da una scommessa divina sulla pelle di un uomo.
E’ un testo processuale, in cui si chiama sul banco degli imputati la stessa divinità.
Di chi è la colpa per la sofferenza del giusto?
Non della divinità, che lascia nel mondo-della-vita potere al Caos e alla casualità, ma che prepara già attraverso la figura di Giobbe un progetto di riscatto dal caos entropico e di ricomposizione della frattura del rapporto Terra-cielo ancora esistente ai tempi della scala di Giacobbe, o nella civiltà proto-messicana descritta dai libri di Carlos Castaneda.
Ma nel libro di Giobbe vi sono altre cellule di sapere nascoste. La prima e più importante non risiede nell’intreccio della vicenda ma nel tessuto in cui l’intreccio si dipana.
Parlo delle costruzioni retoriche utilizzate dagli amici di Giobbe e dalla stessa vittima.
Senza che le tecniche utilizzate siano esplicite, siamo di fronte a un testo di grado elevato come nella retorica di matrice greca.
Tuttavia, se nei greci prevalgono la categorizzazione e la definizione, nel pensiero ebraico -e in parte di quello orientale- la lingua non viene piegata né spiegata.
Perché?
Oggi la comunicazione, per mezzo della quale e grazie alla quale esistiamo come civiltà, viene soggiogata e dominata attraverso armi come i mass media.
Ai bambini delle elementari e agli adulti che sono nella società non viene insegnato a DIRE e DIRSI, non li si educa a “scrivere” storie (con la penna o con la vita non importa). Si impone soltanto lo studio delle “regole” che presiedono alle leggi del pensiero e della lingua. Cioé si insegna quasi esclusivamente a distinguere tra un testo di fantascienza e uno testo di saggistica etc.
Col risultato che i bambini cominciano ben presto a odiare il sapere.

Può il Sapere essere ingurgitato?
No: essere in grado di dirsi, il sapere costruire storie, narrazioni, vite fatte di piccoli e grandi eroismi, idee, NON può essere “insegnato”.
Perché la lingua non è solo una tecnica, ma è una entità AUTOGENERATIVA, fatta di regole imposte dal basso. Ovvero, viviamo in anni in cui Potere e regole opprimono (persino involontariamente) le regole e le libertà che germogliano in forma aperta.
La lingua o è un processo di liberazione oppure è un lento processo ricorsivo, un goto 1 infinito da cui nulla può germinare se non la perpetuazione dello statu quo ante. Cosa che oggi trova uniti i Poteri e le Masse, ansiosi tutti di cristallizzare le loro esistenze a costo di trasformare tutti in zombie o ibernati semoventi desiderosi solo di spostare in là la propria ex-sistenza, senza pensare ad altre strade contro la parola “fine”.

Nel 1978 scrivevo un poco enfaticamente uno slogan:
Contrastare i codici con programmi“…
Ricordo anche che il pensiero greco fonda la distinzione dell’essere umano in “anima” e “corpo” (migliorata da Paolo di Tarso che divise l’essere umano tra spirito-anima-corpo (spirito= “pneuma”=soffio divino=archetipi; anima=psiche, sede delle pulsioni; corpo=sarks=la parte fisica).
Ebbene, l’ebreo non conosce questa ripartizione: per lui l’essere umano è un tutt’uno e il corpo non è affatto la tomba dell’anima o la sede del peccato.
Tornando alla Parola da cui tutto discende, nei Sofisti come nella Bibbia e nella semiotica o nei segni matematici, se non si capisce che la formazione di nuove parole, nuove idee, nuove scoperte scientifiche è un processo che unisce algoritmi e tecnica a intuito, sinapsi e creazione, la civiltà non evolverà più.

Il vero Occidente non è quello greco, ma quello che si è formato dalla sintesi dei due pensieri, delle due modalità.
Ma recidere col bisturi la modalità ebraica è l’orrore perpetrato hitler e stalin, i quali volevano eliminare il pensiero dell’Oltre, cancellarlo coi gas o coi gulag. Non solo cancellare l’ “Io sono colui che è” ma ridurre il Pensiero stesso a Particella elementare.
In effetti oggi stanno vincendo i dittatori, anche se in forma soft: il pensiero analogico è sconfitto e messo tra parentesi dalla logica della follia, e spesso retrocede a superstizione, quella che va dalla resistenza anti illuminista contro i vaccini e alle infinite idiozie autogenerate dalla civiltà dei social media.
Ma se tutto è algoritmo, se tutto è enunciazione delle strutture e non costruzione di nuove strutture e parole e cose, allora non ci saranno più sviluppo e nuove civilizzazioni.
Che è quanto sta accadendo.

P.S. Il testo “Mistica ebraica” traduce una silloge di testi sapienziali della diaspora, tra cui lo Zohar e Il Midrash Konen “Il Signore con la Sapienza fondò la Terra”, il Sefer Yesirah, Il Libro delle Misure. Ebbene, in quei testi ci sono pollini “mistici” che hanno impollinato sinapticamente importanti idee scientifiche di Einstein, Gödel e altri negli ultimi 120 anni.