Published On: mer, Giu 6th, 2018

La tassa sugli affitti brevi (Airbnb tax) è contro tutti. Una boiata pazzasca

La cosiddetta Airbnb Tax è difficilmente applicabile, non raggiungerà l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale e scoraggia la modernizzazione dell’industria turistica e le nuove tecnologie digitali. Lo sostiene Alessia Sbroiavacca, dottore commercialista, revisore legale e dottoranda in diritto Tributario presso le Università di Trieste e Udine, nel Focus dell’Istituto Bruno Leoni “Airbnb tax: un tassa contro tutti” (PDF).

Scrive Sbroiavacca: “A quasi un anno dalla sua entrata in vigore è tempo di bilanci per la cd. Airbnb tax. La tassa venne introdotta dall’art.4 della Manovrina 2017 e fu così rinominata in quanto suscettibile di applicazione principalmente nei confronti di piattaforme di intermediazione online quali Airbnb, oltre che ad altri intermediari immobiliari off-line”. La disciplina degli affitti brevi “appare gravemente lacunosa: essa è difficilmente attuabile, contiene rilevanti incertezze circa l’ambito oggettivo di applicazione, rischia di essere controproducente e favorire l’evasione fiscale, presenta profili di incoerenza col diritto europeo sia in relazione alla disciplina di settore sia per quanto attiene la libera circolazione dei servizi nel territorio dell’Unione. Inoltre, data l’onerosità dei compiti che attribuisce agli intermediari, essa sembra introdurre nuove e ulteriori barriere all’ingresso sul mercato, con potenziali conseguenze anti-concorrenziali”.

Il Focus “Airbnb tax: un tassa contro tutti” di Alessia Sbroiavacca è liberamente disponibile qui (PDF)

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