Published On: Gio, Ott 26th, 2017

La tragica situazione della politica e dell’informazione italiane

La legge elettorale, l’età pensionabile… I giornali sono infestati da un mare di discussioni. Nessuno pone la questione fondamentale: l’Italia va rovesciata come un calzino, se vuole avere un futuro non targato cinese, tedesco o -persino- estone.
In Estonia, dove -grazie al “liberismo” così esecrato in un Paese che fondamentalmente è ancora a economia sovietico-vaticana– ci si iscrive all’Università da casa in 5 minuti; si apre un’azienda da casa in 5 minuti; nessuna azienda è tassata prima che distribuisca i dividendi ai soci (non quindi non si colpiscono le entrate, ma i dividendi…); la dichiarazione dei redditi è precompilata per davvero e per tutti…
Invece, il problema è la legge elettorale. Un oceano di parole, stronzate per le quali, se fossimo almeno un poco intelligenti si dovrebbe dire soltanto: “Ma QUANDO E IN QUALE PAESE GLI ELETTORI HANNO POTUTO SCEGLIERE I LORO DEPUTATI? I partiti non esistono proprio per scegliere loro i candidati migliori? Se poi i candidati sono i peggiori tra una moltitudine di peggiori, non ci si può far nulla, se non pensando -chessò- a fare una scuola più educativa/formativa/severa di quella barzelletta che abbiamo, che ha la sola funzione di far detestare lo studio e il sapere alle (sparute) masse di studenti.
Il fatto che non si possa quasi fare un’azienda in grado di produrre utili senza ricorrere a sotterfugi o al nero, o a paghe basse, non sembra preoccupare nessuno.
I pensionandi poi non si accorgono che -oltre ai fregati (che sono quelli che andranno in pensione a 67 anni)- ci sono quelli che con trucchi sotterfugi e prepensionamenti vanno OGGI in pensione a 62 anni, età più bassa di quella in cui andavano in pensione i nonni dei neo pensionandi di oggi. Sembra che i prepensionandi fortuitamente fortunati siano la maggioranza (vedere questo articolo).
Per non parlare delle partite IVA mortificate e impoverite, prive di ogni tutela (ammàlati e non guadagni; invecchia e non avrai pensione. E intanto paga, senza ritorno sul versato).
La stampa parla delle sceneggiate di Grillo, del voto di Verdini, dei ripensamenti del PD. Non sono queste le cose di cui parlare.
Persino per la infame questione dell’antisemitismo -che riguarda la GRANDE MAGGIORANZA degli italiani, e non solo i tifosi laziali- si è fatto largo uso della sceneggiata: letture del diario di Anna Frank, promesse di viaggi nei lager, visite alla Sinagoga di Roma, battute su cui polemizzare. Il solito teatrino del nulla. Anche in questo caso invece, si dovrebbe pensare a soluzioni radicali e non teatrali. Senza “educare il popolo” come sotto il fascismo e i regimi marxisti, ma lavorando su una rigenerazione della cultura secondo i princìpi liberali dell’impegno e della responsabilità individuale, cui deve corrispondere l’impegno “pubblico” della scuola e dell’informazione.
Che brutto, il dibattito italiano: riflette ciò che siamo diventati. Come le città in cui viviamo: si veda la zona Principe di Genova.

Kabul