Published On: Lun, Mar 11th, 2019

La Via della Seta sarà made in China. Il porto di Genova diventerà cinese come il Pireo o quelli africani?

Il prossimo accordo tra Italia e Cina, sull’inclusione dell’Italia nel progetto di infrastrutture denominata Via della Seta (in ricordo di Marco Polo: da Marco Polo a Di Maio Pollo?), prevede un grande investimento cinese sul porto di Genova. Non sarebbe una novità: i porti sono la strada maestra per i prodotti made in China, ed è così in tutto il mondo.
Ma per capire bene quale è la procedura di penetrazione economico-politica cinese, converrà pensare a quanto succede ed è successo in Africa. Riflettiamo pertanto su tre questioni:
1. Sarà quello africano il modello applicato in Italia?
2. Avrà forse ragione “l’odiato Trump” nei suoi (scomposti?) attacchi contro la Cina?
3. Il modello cinese non è mai direttamente aggressivo (tranne che nel mar Cinese (chiedere a Vietnam etc.), ma corrisponde al modello della jihad musulmana.
Nella jihad si concede ai popoli che si assoggettano volontariamente e senza resistere alla conquista, il titolo di Dhimmi. I Dhimmi non possono essere repressi, pagano le imposte dovute al Califfo, ma possono esercitare le loro attività commerciali etc…
L’Italia -priva di forza diplomatica ed economica- diventerà una nazione di sottomessi proprio grazie al neo-nazionalismo in gran spolvero? Sarebbe paradossale, ma non troppo. Il nazionalismo si genera su profonde basi di ignoranza, e quindi può affondare sotto i suoi stessi colpi, purtroppo affondando anche le nazioni in cui si è sviluppato.
Dopo aver criticato ferocemente Françafrique, i paradossali gemelli diversi pentaleghisti, si accorderanno con chi in Africa ne combina di molto più eclatanti dei parigini?

Cina e Africa

In Africa la Cina ha realizzato 4335 km di autostrade, 9 porti, 14 aeroporti, 34 centrali elettriche …
La Cina è il secondo fornitore di armi dell’Africa dopo la Russia e prima degli Usa, secondo il rapporto Sipri. Tra i periodi 2008 il 2017 le esportazioni di armi sono aumentate del 55%.

Oltre il 50% degli investimenti previsti dalla Cina per rilanciare la sua economia attraverso la “nuova Via della seta” andranno in Africa.
 Secondo una ricerca condotta dalla John Hopkins School of Advanced International Studies di Washington, “il commercio sino-africano è passato da dieci miliardi di dollari nel 2000 a 220 miliardi nel 2014. Poi ci sono le imprese “private” cinesi: le entrate dei gruppi imprenditoriali cinesi cresceranno da 180 a 250 miliardi di dollari nel 2025, ma se si includono non solo le infrastrutture e risorse minerarie, ma anche agribusiness, banche, telecomunicazioni etc. le aziende di Pechino potranno arrivare a un giro di affari annuo di 400 miliardi nel 2025.

Ma -per sdebitarsi- gli africani più che la valuta o i porti, riescono a contraccambiare più facilmente con la geopolitica: l’Africa offre a Pechino – come del resto anche a Washington, Bruxelles, Roma o Tokyo – una riserva di voti importanti alle Nazioni Unite. La Cina dispone di 52 missioni diplomatiche sul continente, tre in più rispetto agli Stati Uniti.
L’accerchiamento del continente attraverso una decina di porti finanziati dalla Cina corrisponde a questa ‘cintura’ evocata da Pechino.”.

Il partenariato francese con la Cina è indice della fragilità delle “Potenze europee”

Parigi nel novembre 2016 ha siglato con Pechino un partenariato per un ‘Fondo d’investimenti sino-francese nei paesi Terzi’. Dotato di 300 milioni di euro (suddiviso a metà tra la Francia e la Cina), il Sino-French Third-Countries Investment Fund ha l’obiettivo di raggiungere due miliardi di euro per finanziare progetti imprenditoriali comuni in Africa e nel resto del mondo. “La Cina premeva per un fondo molto più ambizioso, dell’ordine di 50 miliardi di euro”, ha dichiarato a Le Monde un rappresentante di Cdc. “Ma le finanze pubbliche francesi non ce lo permettevano”. “E questo la dice lunga sui limiti di una potenza come la Francia di fronte al dragone cinese”.

Genova parlerà cinese (e già ora…)

Le mani della Cina sono sul porto di Genova: Pechino, dopo l’interesse manifestato per Savona (il porto container di Vado Ligure ha il 50,1% di capitale italiano mentre le cinesi Cosco shipping ports Qingdao port international development il restante 49,9)  ), va sul porto principale. Secondo il Corriere della Sera, il presidente dell’Authority portuale di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini, “dovrebbe firmare il prossimo 23 marzo un memorandum per la costituzione di una società con il più grosso gruppo di costruzioni cinese, Cccc (Chinese Communications Construction Company), per la realizzazione di grandi opere necessarie al sistema logistico ligure.”

Contro la firma del partenariato italo-cinese, si stanno scagliando sia Bruxelles come Washington.
Tra due settimane, arriverà in Italia il presidente cinese Xi Jinping, il quale potrebbe (condizionale d’obbligo? Ricordiamo che anche il precedente governo di centrosinistra aveva avviato la trattativa con Pechino sulla Via della Seta). La Cina già oggi vale il 30% delle merci in arrivo o partenza dai porti di Genova e Savona…

L’esca cinese è sulla cantieristica (navi da crociera e mercantili)

Genova potrebbe “farsi finanziare” alcune opere, come lo spostamento della diga foranea, e soprattutto l’ampliamento del cantiere Fincantieri di Sestri Ponente, oggi limitato dalla presenza dei binari ferroviari.
Fincantieri ha storici rapporti di collaborazione con la CSSC
(China State Shipbuilding Corporation) per la costruzione di navi mercantili.

Ma nel progetto per il rilancio del porto c’è anche un nuovo cantiere interamente dedicato alla realizzazione di navi da crociera, finora realizzate soltanto a Molfalcone. Fincantieri è un interlocutore privilegiato per un maxi appalto di navi da crociera per il mercato interno di Pechino. Nel distretto di Baoshan Fincantieri ha siglato un accordo per un hub della crocieristica. Ecco perché Cccc, che ha partecipato anche al bando per la realizzazione del nuovo ponte Morandi poi assegnato a Salini-Fincantieri, sta puntando su Genova e Trieste come terminali della nuova Via della Seta (a nord-ovest il terminale è Amburgo con la ferrovia TAV merci transiberiana).